Archivio per febbraio 2010

La seduzione del terrore.

Attrarre l’attenzione e tentare di modificare l’atteggiamento del fruitore del messaggio.

Se questo è sinteticamente lo scopo che guida le campagne sociali, i mezzi attraverso i quali orientare l’interesse del pubblico sono numerosi.

Nelle immagini e negli articoli proposti da Emma e Rita, riguardanti le campagne contro il fumo, abbiamo visto come la sfera sessuale possa rappresentare un elemento catalizzatore per colpire i fumatori nel loro lato più intimo. Non stupisce troppo questo tipo di associazione nel portare avanti una campagna di comunicazione. Del resto, oggi, la maggior parte delle pubblicità che viene diffusa, soprattutto attraverso la televisione, sembra avere come obiettivo quello di indurre nel pubblico un piacere dato dallo stato di benessere che un determinato prodotto sarebbe capace di veicolare. Non interessa realmente presentare il prodotto in sé, quanto invece mostrare un’immagine del cambiamento in positivo, dello stato d’animo paradisiaco concesso proprio grazie all’esistenza e al possesso di quel particolare prodotto. Si procede, così, per induzione di desideri che portano all’acquisto di merce spesso deludente perché smascherata e privata dell’aura di magia in cui era avvolta nello spot pubblicitario. Se la calamita pubblicitaria è quella del desiderio e del piacere, è probabilmente per le stesse ragioni che la sfera sessuale è sempre più protagonista negli slogan e negli spot, indipendentemente dalla tipologia del prodotto da promuovere.

Il riferimento alla sessualità sembra essere, dunque, un ingrediente sempre più presente per attrarre l’attenzione del pubblico, e lo diventa anche nella campagne sociali. È quanto è accaduto recentemente in Francia, con l’ultima campagna lanciata dall’Associazione per i diritti dei non-fumatori (Dnf) che mostra una serie di foto di ragazzi che simulano una fellatio, in cui l’organo sessuale è sostituito da una sigaretta.

In questo caso il rimando al sesso orale è reso in modo assolutamente negativo, in termini di dipendenza e sottomissione e così viene connesso alle conseguenze negative del fumo.

È una campagna che ha scatenato un’accesa querelle tra le diverse parti sociali, è indubbio però che abbia provocato uno shock ! Nel bene o nel male ha fatto parlare di sé. Quanto sia effettivamente efficace per la lotta contro il tabagismo è difficile stabilirlo, ma quel che è certo è che ha provocato una scossa nella ricezione del messaggio.

Mi viene da pensare, a questo punto, che creare una campagna “che funzioni” significhi turbare, traumatizzare, in un certo senso, la persona che si ritrova a essere destinataria, anche se non volontariamente, di quel messaggio.

Se è vero che sempre più nella società contemporanea la sfera sessuale è un elemento per attirare l’attenzione, soprattutto dei giovani, e per agire in positivo o in negativo sulla loro psiche, è innegabile che sulla psiche degli occidentali abbia fatto prepotentemente il suo ingresso, nell’ultimo decennio, un altro elemento: il terrore.

Dal 2001 a oggi, l’Occidente ha subito un cambiamento estremamente forte, dall’11 settembre di quell’anno, infatti, si è assistito a una vera e propria guerra psicologica.

Tanti i messaggi veicolati per diffondere il terrore per la presenza attiva, anche se molto spesso invisibile, dei terroristi. Una guerra che si è insinuata negli interstizi più sottili delle nostre vite, mostrandoci il terrorismo come il male più crudele, il nemico da combattere, il virus da annientare.

Se davanti a questa tipologia societaria si propone una campagna contro il fumo come la seguente, quali possono essere gli effetti ?

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IN BICI CONTRO LO SMOG: UNA “MASSA CRITICA” PARTE DALL’AMERICA E ARRIVA IN SARDEGNA.

Per cosa sono fatte le strade? ..sono posti dove si passeggia, ci si incontra e si socializza, si va in bici e si gioca con i propri figli?

Le strade sono “spazi pubblici” per la comunità o sono semplicemente parcheggi e canali per lo scorrimento incessante del traffico automobilistico?

Sono principalmente queste le domande che si pongono coloro che prendono parte al “Critical Mass” in tutto il Mondo.

La manifestazione alla quale partecipano tutti, ma proprio tutti gli amanti della cara, vecchia bicicletta: dalla mamma col seggiolone attaccato al portapacchi allo stradista super equipaggiato con tanto di pedalini a gancio rapido; dal bmx-biker acrobatico all’anziano in graziella; dal “giramondo” coi borsoni attaccati al telaio e al manubrio al bimbo con le rotelle.

“Critical Mass” nasce a San Francisco, nel 1992.  Chris Carlsson lanciò l’iniziativa. Era semplicemente un cittadino esasperato dal traffico della sua città. In breve tempo si è diffusa negli Stati Uniti e poi in tutto il mondo. In Italia le prime manifestazioni si sono tenute a Milano e Roma intorno al ‘99. Oggi sono oltre quattrocento le città dove si svolge regolarmente, comprese le due più grandi città della Sardegna: Cagliari e Sassari.

Sono sempre di più, infatti, coloro che, anche nei due più grandi centri della nostra isola, prendono parte, una volta al mese (a Sassari l’ultimo giovedì di ogni mese), ad un corteo su due ruote che non ha nè leader nè padroni; non ha nessuna marca e non è protetta da alcun tipo di copyright.  È un semplicissimo appuntamento di ciclisti abituali e improvvisati che percorrono tutti la stessa strada, magari lentamente, al centro della carreggiata…in una via solitamente trafficata,  all’ora di punta.

Si parte pedalando tranquillamente e si costringono le macchine ad andare alla velocità delle bici.

Mano a mano che si procede nel percorso ci si scambiano le postazioni, in modo tale che, chiunque ne abbia voglia, si metta in testa e guidi il corteo. Questo tipo di organizzazione rispecchia appieno la mentalità della “massa critica”, che non delega i compiti più importanti a un esponente, ma si pone come entità unica e indivisibile, nel pieno rispetto delle volontà dei singoli.  Il corteo non ha, dunque, percorso e durata predefiniti. Semplicemente, quando ci si stanca, finisce!

Qualcuno potrebbe pensare che l’unica intenzione dei ciclisti sia quella di disturbare il traffico; ma non è forse vero che gli automobilisti hanno disturbato e disturbano quotidianamente la salute di tutti, la vita di pedoni e ciclisti e il futuro del nostro ecosistema? Continua a leggere ‘IN BICI CONTRO LO SMOG: UNA “MASSA CRITICA” PARTE DALL’AMERICA E ARRIVA IN SARDEGNA.’

Pubblicità sociale diretta o allusiva?

Tutte le campagne pubblicitarie, specialmente quelle sociali, devono arrivare al pubblico per poter riuscire a cambiare e modificare le loro azioni e i loro atteggiamenti. Come abbiamo visto nell’articolo di Emma, la pubblicità francese è arrivata sì al pubblico, ma con lo scopo desiderato (smettere di fumare) o è semplicemente “arrivata”?  Può questa pubblicità cambiare le azioni dei fumatori, farli pensare di smettere ogni qualvolta si accendono una sigaretta? Oppure la nostra mente si perde dallo scopo principale attivando altri argomenti e pensieri relativi al sesso?

E’ meglio una campagna pubblicitaria semplice e diretta senza allusioni al sesso, ma semplicemente alle controindicazioni per la salute?

Ovviamente vi sono delle pubblicità antifumo che hanno riportano argomenti “sessuali” ma sono comunque incentrate sul fumo e sul male che può fare:

Questa campagna ha una sigaretta al posto dell’organo sessuale maschile

“Se non smetti di fumare per i tuoi polmoni,  cuore e gola, potrai smettere di farlo per il tuo pene”

Vi sono molteplici modi di fare una campagna antifumo, ma quello giusto qual’è ? c’è chi preferisce far parlare e basta in modo che la campagna rimanga impressa sia in positivo, sia in negativo  (può essere efficace lo stesso) e  chi “semplicemente” cerca di svegliare, aprire gli occhi al pubblico informandoli sui danni del fumo.

Se passiamo in macchina nel centro della città, cosa ci fermiamo a guardare? Cosa ci suscita curiosità?

Rita Chelucci

Che cos’è la comunicazione sociale

Cosa pensiamo se parliamo di comunicazione sociale?

Saltano subito alla mente le campagne pubblicitarie di “Pubblicità Progresso” contro l’alcolismo e il tabagismo ad esempio, il cui obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di un problema sociale.
Non esiste una definizione univoca di comunicazione sociale, proprio perché già il nome in sé presenta diverse sfaccettature.

Proviamo a pensare ai due termini “comunicazione” e “sociale” separatamente.

Per “comunicazione” si intende un processo attraverso il quale un mittente codifica un messaggio che viene veicolato tramite un mezzo ed arriva al ricevente che lo decodifica. Si tratta di un procedimento complesso durante il quale non sono escluse delle distorsioni al messaggio stesso.
“Sociale” riguarda la società, una sola parola capace di richiamare il concetto di comunità facendoci sentire parte di un unico essere.
Se analizziamo ora il binomio “Comunicazione sociale” possiamo comprendere meglio il significato: si riferisce ad una comunicazione rivolta a tutti come parte di una collettività, la società appunto.

Ma qual è il suo scopo e di cosa si occupa? A partire da questo interrogativo emerge un’altra complessità, frutto della stretta relazione tra comunicazione sociale e comunicazione pubblica.

Potremo definire la comunicazione sociale come una parte della comunicazione pubblica in quanto veicola messaggi affini all’utilità collettiva (Cucco, 2005: 11).

Giovanna Gadotti distingue la comunicazione sociale dalla pubblicità sociale. Quest’ultima ha come riferimento le campagne di informazione di massa costruite in modo da modificare atteggiamenti e comportamenti del pubblico che recepisce il messaggio. La comunicazione sociale invece richiama un processo di persuasione più ampio non avvalendosi unicamente della pubblicità di massa, ma  utilizzando anche altri strumenti in modo da persuadere il pubblico (Gadotti, 1992: 25). Ad esempio per veicolare il messaggio “Il fumo fa male” può far uso di una campagna mediatica accompagnata anche da manifestazioni come concerti o stand informativi presso piazze e centri culturali delle città. I suoi strumenti infatti non si limitano alla pubblicità in sé ma includono tutto ciò che può catturare l’attenzione del pubblico per sensibilizzarlo nei confronti di un tema o problema sociale. Continua a leggere ‘Che cos’è la comunicazione sociale’

Shockare per comunicare

Quando la comunicazione alza il tiro.

Shock e polemiche in Francia per il lancio di una nuova campagna antifumo rivolta ai più giovani. In una campagna contro il fumo l’obiettivo è convincere le persone a smettere di fumare. Ma per farlo, fin dove si spinge la pubblicità? Ovvero, fin dove si è disposti ad arrivare per raggiungere lo scopo e comunicare il messaggio? La campagna, lanciata lunedì dall’Associazione per i diritti dei non-fumatori (Dnf), mostra in una serie di foto ragazzi e ragazze simulare una fellatio. Ma al posto dell’ organo sessuale maschile i ragazzi hanno in bocca una sigaretta. “Fumer, c’est etre l’esclave du tabac” , “fumare è essere schiavi del tabacco”. Il sillogismo a cui si giunge è che chi pratica il sesso orale è uno schiavo e in Francia si grida allo scandalo mobilitando le associazioni per la difesa della famiglia e della donna che definiscono la campagna pubblicitaria “volgare e offensiva” e i critici accusano di sminuire il problema degli abusi sessuali senza riuscire a centrare il vero problema della dipendenza dal fumo. L’Associazione per diritti dei non fumatori invece si difende dicendo che i manifesti non mostrano alcuna violenza sessuale ma vogliono solo provocare shock nei più giovani che trovano oggi, sempre più spesso, nelle sigarette “un simbolo di emancipazione e libertà quando in realtà causano dipendenza e sottomissione”.

 Il problema è quale relazione possa avere il sesso con la dipendenza da fumo, se sia possibile far giungere il messaggio che fare sesso significhi sottomettersi. E’ vero, l’immagine della pubblicità mostra una mano che blocca il capo dei ragazzi ma siamo sicuri che non sia un parogone troppo ardito? che non si tratti di una macchinazione orchestrata da un gruppo di pubblicitari che mirano esclusivamente a far parlare di sè e del loro prodotto?

Già altre campagne contro il fumo ci avevano abituati ai toni forti pur di colpire e farsi notare alludendo più o meno esplicitamente alla morte, come quella che raffigura un giovane che fuma e il fumo della sigaretta disegna una pistola puntata contro la sua tempia;

 o ancora quella che ci mostra due modelle alla specchio e la loro immagine riflessa è quella di due donne abbruttite, con la pelle invecchiata e grigia, senza capelli.

Spesso le campagne anti fumo mirano a spaventare senza mezzi termini perché il loro obiettivo è far riflettere sui gravi problemi di salute che da esso derivano, ma per incidere sul nostro comportamento giocano sulla nostra psiche in maniera poco etica.

Emma Gobbato


About us

Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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