La seduzione del terrore.

Attrarre l’attenzione e tentare di modificare l’atteggiamento del fruitore del messaggio.

Se questo è sinteticamente lo scopo che guida le campagne sociali, i mezzi attraverso i quali orientare l’interesse del pubblico sono numerosi.

Nelle immagini e negli articoli proposti da Emma e Rita, riguardanti le campagne contro il fumo, abbiamo visto come la sfera sessuale possa rappresentare un elemento catalizzatore per colpire i fumatori nel loro lato più intimo. Non stupisce troppo questo tipo di associazione nel portare avanti una campagna di comunicazione. Del resto, oggi, la maggior parte delle pubblicità che viene diffusa, soprattutto attraverso la televisione, sembra avere come obiettivo quello di indurre nel pubblico un piacere dato dallo stato di benessere che un determinato prodotto sarebbe capace di veicolare. Non interessa realmente presentare il prodotto in sé, quanto invece mostrare un’immagine del cambiamento in positivo, dello stato d’animo paradisiaco concesso proprio grazie all’esistenza e al possesso di quel particolare prodotto. Si procede, così, per induzione di desideri che portano all’acquisto di merce spesso deludente perché smascherata e privata dell’aura di magia in cui era avvolta nello spot pubblicitario. Se la calamita pubblicitaria è quella del desiderio e del piacere, è probabilmente per le stesse ragioni che la sfera sessuale è sempre più protagonista negli slogan e negli spot, indipendentemente dalla tipologia del prodotto da promuovere.

Il riferimento alla sessualità sembra essere, dunque, un ingrediente sempre più presente per attrarre l’attenzione del pubblico, e lo diventa anche nella campagne sociali. È quanto è accaduto recentemente in Francia, con l’ultima campagna lanciata dall’Associazione per i diritti dei non-fumatori (Dnf) che mostra una serie di foto di ragazzi che simulano una fellatio, in cui l’organo sessuale è sostituito da una sigaretta.

In questo caso il rimando al sesso orale è reso in modo assolutamente negativo, in termini di dipendenza e sottomissione e così viene connesso alle conseguenze negative del fumo.

È una campagna che ha scatenato un’accesa querelle tra le diverse parti sociali, è indubbio però che abbia provocato uno shock ! Nel bene o nel male ha fatto parlare di sé. Quanto sia effettivamente efficace per la lotta contro il tabagismo è difficile stabilirlo, ma quel che è certo è che ha provocato una scossa nella ricezione del messaggio.

Mi viene da pensare, a questo punto, che creare una campagna “che funzioni” significhi turbare, traumatizzare, in un certo senso, la persona che si ritrova a essere destinataria, anche se non volontariamente, di quel messaggio.

Se è vero che sempre più nella società contemporanea la sfera sessuale è un elemento per attirare l’attenzione, soprattutto dei giovani, e per agire in positivo o in negativo sulla loro psiche, è innegabile che sulla psiche degli occidentali abbia fatto prepotentemente il suo ingresso, nell’ultimo decennio, un altro elemento: il terrore.

Dal 2001 a oggi, l’Occidente ha subito un cambiamento estremamente forte, dall’11 settembre di quell’anno, infatti, si è assistito a una vera e propria guerra psicologica.

Tanti i messaggi veicolati per diffondere il terrore per la presenza attiva, anche se molto spesso invisibile, dei terroristi. Una guerra che si è insinuata negli interstizi più sottili delle nostre vite, mostrandoci il terrorismo come il male più crudele, il nemico da combattere, il virus da annientare.

Se davanti a questa tipologia societaria si propone una campagna contro il fumo come la seguente, quali possono essere gli effetti ?

Credo che lo shock, anche in questo caso, sia inevitabile soprattutto quando si va a leggere il dato numerico: “Morti a causa del terrorismo dal 2001: 11.337.  Morti a causa del tabacco dal 2001: 30.000.000 ”.

In un mondo (quello occidentale) che negli ultimi nove anni ha rivoluzionato molte delle abitudini e dei comportamenti (oltre ad aver intrapreso guerre per contrastare quello che è stato mostrato come il male più orrido di questi tempi), come ci si sente a scoprire che in realtà il fumo, quella sigaretta che in tanti amano assaporarsi nei momenti di relax, è stata più dannosa del temutissimo terrorismo ?

È sicuramente uno shock che inevitabilmente, grazie alla sua immagine, riporta alla mente il crollo delle Torri Gemelle e che però compie un ulteriore salto in avanti per rendere consapevoli, solo in termini quantitativi, dei danni dati dal fumo.

Un’immagine simile, che porta con sé lo stesso tipo di shock, e contemporaneamente lo stesso ricordo ben fissato nella mente di tutti noi, è utilizzata con uno slogan differente.

Qui si legge “Non più assassinii”, con un richiamo quindi alla responsabilità sociale del fumatore che reca danno a sé stesso e agli altri.

Queste immagini mi hanno molto colpito, sono frutto di un fatto recente che ha segnato la storia, che ha rappresento una cesura rispetto al passato. L’immagine del crollo delle Twin Towers utilizzata nelle campagne contro il fumo ha avuto sicuramente lo scopo di colpire in profondità il fruitore del messaggio, ha voluto destabilizzarlo, l’ha scosso su una ferita psicologica che in qualche modo continua ad essere alimentata dai sempre presenti e rinnovati proclami di futuri attacchi terroristici.

Credo, quindi, che se ci si serva della sfera sessuale per colpire il fumatore in maniera intima, minandone addirittura la sua dignità, non meno shockante sia per il fruitore-fumatore essere associato a un omicida, non a uno qualunque, ma addirittura ben più pericoloso dei temutissimi terroristi.

Per le immagini consultare:

www.scattodesign.com/blog/fumo-terrorista/

www.pourfemme.it/foto/fumo/

Luisella Cossu

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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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