Pacem in terris?

“…Ancor più che fuori, le cause della guerra sono dentro di noi. Sono in passioni come il desiderio, la paura, l’insicurezza, l’ingordigia, l’orgoglio, la vanità… Dobbiamo cambiare atteggiamento. Cominciamo a prendere le decisioni che ci riguardano e riguardano gli altri sulla base di più moralità e meno interesse. Facciamo più quello che è giusto, invece di quel che ci conviene. Educhiamo i nostri figli ad essere onesti, non furbi.
È il momento di uscire allo scoperto; è il momento di impegnarsi per i valori in cui si crede. Una civiltà si rafforza con la sua determinazione morale, molto più che con nuove armi.”

Tiziano Terzani

Lettere contro la guerra

Con il termine “guerra” si intende generalmente un conflitto armato fra due o più stati, ma è nelle parole di Terzani, uno dei maggiori inviati di guerra della nostra storia recente, che sembra identificarsi una nuova generazione di pacifisti, così come gli operatori di Peacereporter, la rivista mensile di informazione su questioni sociali, diritti umani e conflitti nel mondo, l’associazione Emergency, che offre assistenza medica gratuita alle vittime di guerra, e le organizzazioni Unicef e Amnesty International. Oltre ad occuparsi di raccolta fondi per le proprie attività benefiche, esse si pongono l’obiettivo di influenzare il senso civico delle persone.

Informare la società civile di ciò che accade nel mondo, anche nei luoghi che paiono alla maggior parte delle persone meno influenti e addirittura invisibili nella cartina geopolitica mondiale, sembra essere un dovere morale più che mai urgente. Conflitti e genocidi sono in atto in questo preciso istante in tutto il mondo.

Ma come riuscire a scalfire l’indifferenza generale?

Essere semplicemente a conoscenza dei dati relativi alle tragedie che colpiscono terre e civiltà lontane non è sufficiente a deviare il corso degli eventi. Ognuno di noi può decidere di saltare il trafiletto di un giornale, cambiare canale, o semplicemente volgere lo sguardo altrove.

Come far capire che anche le nostre azioni quotidiane, le nostre scelte d’acquisto, i nostri stessi pensieri possono avere effetti decisivi, e che le guerre non sono poi così lontane da noi, ma ci riguardano profondamente?

Ogni azione causa una reazione uguale e contraria. Non è solo un principio della dinamica, ma una regola universale. Quali reazioni immaginate possa scatenare una azione mirata di violenza e prevaricazione?

A mio avviso l’informazione in questo campo necessita più che mai di una comunicazione sociale determinata e diretta, che colpisca non solo la nostra cattiva coscienza, facendo leva su dinamiche emotive fondate su triti sensi di colpa dovuti all’essere nati in contesti “privilegiati”, ma che prema sulla effettiva possibilità di cambiare l’attuale stato delle cose, mutando il nostro atteggiamento abituale, e che convinca finalmente tutti noi a sentirci cittadini dello stesso pianeta.

Tra le recenti campagne che hanno affrontato il tema della guerra e delle sciagure ad essa connesse, vorrei ricordarne alcune che mi hanno particolarmente colpito, come quella sui bambini – soldato promossa dall’Unicef, in cui si propongono delle immagini di banale orrore: dei bambini privati della loro innocenza giocano in mezzo ai cadaveri.

Più generalista ma a mio avviso efficace nella sua semplicità è lo spot ideato da Peacereporter. http://www.youtube.com/watch?v=DyxgF6sH1qg

Ma lo spot forse più controverso mi è sembrato quello che Unicef Belgio ha prodotto per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle conseguenze della guerra sui più piccoli e riabilitare i bambini ex-soldato in Burundi. Il titolo: lasciate in pace i bambini.

Di sicuro impatto è il fatto di aver scelto come bersaglio di un bombardamento aereo il villaggio dei Puffi, i più pacifici e stucchevoli personaggi dei cartoni animati, e aver messo in scena la devastazione del loro idilliaco mondo.

Inutile dire che lo spot ha suscitato delle polemiche per il presunto effetto negativo che potrebbe avere sulla serenità dei bambini, e si è deciso per questo motivo di mandarlo in onda dopo le 21. Sono d’accordo sull’idea che tutti i bambini abbiano diritto a preservare la propria infanzia, ma mi sentirei comunque di consigliare a molti genitori di  mettere da parte  qualche videogioco dei propri figli, per iniziare a comunicare davvero con loro, anche a costo di  doverli introdurre al significato di realtà difficili e realmente tremende. Come la guerra.

Laura Bocchiddi

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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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