8 Marzo: qualcosa da festeggiare?

Lunedì 8 marzo festeggeremo la “Festa della Donna” e come ogni anno, in coincidenza con questa data, si riaffacciano problemi legati alla tematica femminile come le violenze sessuali e gli abusi.

Secondo i dati Istat il 31,9% delle donne hanno subito violenza fisica o sessuale, il 5-10% dei minori sono vittima di un abuso sessuale mentre il 18,8% sono i casi di donne coinvolte in episodi di stalking da parte di ex-partner. Le vittime di violenze sono pari a 2 milioni e 77 mila donne.

Si tratta di numeri importanti che fanno riflettere e portano il tema sempre più in evidenza anche a causa dei frequenti articoli di cronaca presenti quotidianamente in telegiornali e stampa.

Il Gruppo di Assistenza Internazionale “Filo Diretto” cerca di rispondere a questa emergenza sociale attraverso la polizza assicurativa “Amidonna”, la quale avrebbe la duplice funzione di aiutare le vittime di violenze a denunciare gli abusi e ad affrontare quanto è accaduto attraverso il sostegno non solo medico ma anche psicologico.

L’assicurazione permette infatti di coprire le spese relative all’assistenza psicologica, aiutando le vittime a superare il trauma dal punto di vista psichico; il rimborso delle spese mediche nel momento in cui non si è in grado di provvedere al proprio sostentamento o la violenza abbia causato un mancato guadagno; la tutela legale, ad esempio nei casi di violenza da parte del partner copre spese relative a separazione e divorzio; rimborso spese di soggiorno in albergo e assistenza minori. Inoltre vengono offerti altri servizi aggiuntivi quali il consulto medico telefonico 24 ore su 24, il trasporto in ambulanza all’ospedale e l’invio di un medico a domicilio.

L’obiettivo principale della nuova polizza, più che il mero guadagno, sarebbe quello di  spingere le donne a denunciare questo tipo di episodi, che nella maggior parte dei casi resterebbero sommersi. I dati forniti dal Gruppo “Filo Diretto” evidenziano come il 90% degli abusi non è denunciato. La polizza quindi potrebbe incentivare a farlo.

Dietro l’apparente utilità della proposta vi sono però dei segnali contradditori.

La polizza di fatto vorrebbe offrire un servizio al singolo alleviando così un problema sociale.
In realtà però l’assicurazione non si rivolge ai singoli ma può essere stipulata solamente attraverso aziende, enti ed istituzioni che possono richiederla per dipendenti o utenti.

Sorge poi un altro dubbio: in questo modo non si rischia di sostituire lo Stato nel suo compito di evitare gli abusi e sostenere le vittime, legittimandolo in questo modo a disinteressarsi di un problema che gli spetta di diritto?

In questo modo una donna vittima d’abuso, se non ha stipulato la polizza, non per sua colpa ma perché l’azienda in cui lavora non si è preoccupata di farlo, verrebbe lasciata sola a superare il danno non solo psicologico ma anche finanziario.

Dovrebbe essere compito dello Stato provvedere all’erogazione gratuita di tutta una serie di servizi in seguito ad abusi, sessuali e non. In questo modo una polizza, a pagamento, risulterebbe del tutto superflua.

Che cosa si fa allora per prevenire il problema, cioè eliminare il rischio di abusi a cui le donne sono sottoposte quotidianamente?

Un contributo interessante è dato dalla Campagna del  “Fiocco Bianco”, la quale cerca di sensibilizzare sia singoli che associazioni ed istituzioni verso il problema della violenza sulle donne.

Questi sono i manifesti, i volantini e cartoline che il “Fiocco Bianco” utilizza per informare e sensibilizzare:

Qual è invece l’attività dello Stato?

Qui di seguito uno spot che risale al 2007 promosso dal “Ministero delle Pari Opportunità”: La violenza sulle donne non ha scuse.

La campagna più recente proposta dallo stesso Ministero è dello scorso anno, dal titolo: 1522. È l’ora di reagire.

In entrambi i casi il messaggio è rivolto alle donne vittime di violenza, per persuaderle a denunciare gli abusi subiti.

Ma i carnefici? Cosa si fa per evitare l’abuso sul nascere?

Sia la polizza assicurativa contro gli abusi che gli spot televisivi istituzionali mostrano come si cerchi di agire quando ormai “il fatto” è già stato compiuto e non si fa nulla per prevenire.

Anche quest’anno festeggeremo la “Festa della Donna” e come ogni anno si insinua il timore che sia una ricorrenza puramente a scopo commerciale.

Viste le testimonianze citate sopra il dubbio rimane.

Valentina Sidore

1 Response to “8 Marzo: qualcosa da festeggiare?”


  1. 1 socialmediares 07/03/2010 alle 16:12

    Col rischio di cadere nel banale vorrei lasciare un appunto sulla “festa della donna”. Sarebbe bene ricordare a tutte le donne che escono solo l’8 marzo, laciando mariti e figli a casa per rinchiudersi in qualche locale a farsi strusciare da qualche povero palestrato unto (causa crisi nel mondo del lavoro e, perchè no, pari opportunità, riescono a guadagnare qualcosa vendendosi), che è l’anniversario di un triste evento e che andrebbe vissuto come un lutto e non come il festival dello squallore. è un po’ scontato, ma ogni tanto va ricordato


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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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