Banksy: la “street-art” per veicolare messaggi sociali.

Immaginate di camminare per strada e di notare sull’asfalto una linea colorata. Dopo avere percorso molti quartieri per capire dove va a finire, vi trovate d’improvviso di fronte a un muro dove la linea finisce davanti alla realistica immagine di un poliziotto accasciato per terra che, invece di una pistola, tiene in mano un pennarello.  Questo è solo uno dei tanti capolavori realizzati da Banksy (probabilmente lo pseudonimo di Robert Banks), artista contemporaneo nato a Yate, vicino a Bristol (U.K.).

Le sue opere sono spesso a sfondo satirico, e toccano i più disparati temi sociali e svariati argomenti come la politica, la cultura e l’etica.

I suoi disegni compaiono ormai in molte città di tutti i continenti e vengono realizzati con la pratica tecnica dello stencil, a volte accompagnati da slogan.

In tutto il Mondo, questo eccentrico artista lancia pungenti e scomodi messaggi contro la guerra e l’uso delle armi in generale; il capitalismo sfrenato che va a discapito delle popolazioni più misere del pianeta; l’inquinamento. Difende la libertà contro il totale controllo sociale che si instaura attraverso i moderni mezzi di videoripresa (ormai presenti ovunque) e comunicazione di massa.

Banksy vuole comunicare che la società odierna è marcia fino all’osso! Basta confrontare l’obeso occidentale con lo scheletrico orientale, per rendersi conto del disturbo bipolare che affligge l’umanità. Egli rappresenta l’icona del progresso-regresso.

Da una parte l’abbondanza, il superfluo, l’esubero,  e dall’altra la denutrizione, il necessario, l’assenza, la privazione. La via è la stessa e porta comunque alla morte, ma con una sostanziale differenza: il primo perisce scoppiando letteralmente di salute, il secondo decede per denutrizione. Una società veramente strana, dove però accade anche il contrario: si muore per anoressia, e non per mancanza di pane (realtà soprattutto africana).

Sicuramente provocatorio e mai banale, in realtà non si sa bene come collocare questa forma d’espressione: arte o vandalismo?

Proprio nel museo cittadino di Bristol, in gran segreto, è stata allestita la prima mostra pubblica e gratuita intitolata “Banksy versus Bristol Museum”, dedicata al misterioso artista. Eppure egli ha sempre fatto un discorso di rottura nei confronti dei suoi contemporanei ed il fatto che questa Arte non si collochi nel fiume economico delle gallerie e dei critici d’arte, la rende inqualificabile ma autentica!

Ostinato bastonatore di qualsiasi contraddizione e ingiustizia sociale, è riuscito addirittura a passare dall’arte di strada ad una esposizione “ufficiale” senza cedere alle leggi del mercato e, anzi, aumentando la carica contestatrice delle proprie opere.

Lavora nella strada:  luogo “sociale” per eccellenza; l’obiettivo è quello di riempie i muri con opere provocanti, che hanno come unico scopo quello di strappare gli individui dall’indifferenza nei riguardi di un Mondo che ci vede seduti ed infelici davanti ad i nostri computer, prigionieri all’interno di una società sempre più globalizzata e capitalista, che non esalta ma, al contrario, cerca di amalgamare le differenze; schiavi della violenza televisiva e dell’inquinamento ambientale.

La consapevolezza del fatto che la società odierna sia “anestetizzata” agli orrori del suo tempo, talmente abituata ad essere bombardata dalle peggiori notizie sul video, spinge questo eccentrico artista all’azione: l’intento è quello di fare alzare gli occhi nuovamente sulle cose, sulle strade, sulla gente…sul Mondo reale.

Esperto manipolatore di strategie comunicative, Banksy ha dimostrato di muoversi con agilità all’interno di quel sistema mediatico ironicamente contestato con le sue stesse azioni.

La caratteristica principale che lo ha reso famoso, infatti, è la sua abilità di entrare nei musei più importanti del mondo e appendere delle sue opere tra le altre già presenti. È accaduto che siano passati anche giorni  prima che qualcuno si sia accorto dell’intrusione! I suoi temi preferiti in questi casi, sono quadri dipinti in perfetto stile settecentesco, con l’aggiunta di alcuni particolari completamente anacronistici che fanno riferimento alla “società dei consumi”.

L’azione ludica e dissacratoria svela un chiaro atteggiamento critico nei confronti dell’istituzione museale, simbolo del sistema socio-economico che vuole l’opera uno status symbol per pochi privilegiati e benestanti.

Oltre ai graffiti, Banksy è autore di molte sculture e installazioni che non si sottraggono dal veicolare i più disparati messaggi di carattere sociale anticonformista: la leggendaria cabina telefonica britannica riprodotta dall’artista  è trafitta da un piccone, accasciata per terra e accartocciata.

La rossa phone box perde sangue come una creatura vivente… moribonda e sofferente. Una efficace metafora della globalizzazione che inghiotte culture e tradizioni locali.

È in Palestina che l’artista ha dato vita forse alle sue opere più incisive e impegnate sul piano sociale, dimostrando come questa società sia insoddisfatta e depressa: pur avendo raggiunto la civiltà con tanto di carta dei diritti umani si scanna per un lembo di terra da spartire, o peggio ancora, dopo l’unione cerca nuovamente la scissione.

Sulla mastodontica muraglia che il governo israeliano ha innalzato attorno ai territori palestinesi occupati della Cisgiordania (soprattutto a Belén, Ramala e Abu Dis), Banksy ha realizzato dei grandi murales.

Spazi ricchi di colore su una delle più drammatiche barriere edificate all’alba XXI scolo. La sua non vuole porsi come dura e imprescindibile condanna alla privazione della libertà di alcuni esseri umani…sarebbe troppo scontato e non avrebbe l’effetto desiderato!

Questa volta la denuncia ha i tratti leggeri, giocosi, candidi di un’arte che invoca il sogno contro la guerra. Su questo confine di cemento che “trasforma la Palestina nella più grande prigione a cielo aperto” – come dichiarato dallo stesso Banksy -, egli apre finti squarci con effetto tromp l’oeil, al di là dei quali si affacciano cieli nitidi, distese verdeggianti e scorci d’oceano.

Una bambina prova a spiccare il volo tenendosi a dei palloncini, altri bimbi giocano sorridenti attorno alle macerie del muro sgretolato… un segno tratteggiato nella parete diventa il richiamo alla libertà…una scala bianca dipinta pare suggerire una possibilità di fuga, di disobbedienza!

Cristian Barracu

Sito ufficiale:  http://www.banksy.co.uk

5 Responses to “Banksy: la “street-art” per veicolare messaggi sociali.”


  1. 1 Ele 23/06/2011 alle 21:31

    Bel commento , mi sarà utile per la tesina!

  2. 2 giovanni 01/12/2011 alle 17:29

    Lui è l’arte.

  3. 3 infrared video camera 21/07/2013 alle 05:07

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  4. 4 marina 08/11/2014 alle 01:55

    Salve , sono una studentessa di accademia di belle arti di Reggio. Calabria , devo fare una tesi triennale in pittura come tesi ho scelto l’argomento di banksy e la sua arte Nell Asp sociale mi potete dare gentilmente qualche consiglio nel cosa potrei cercare per affrontare meglio il tema e i punti specifici ?grazie


  1. 1 I muri di Grigio Coniglio | Seren sarà Trackback su 03/09/2015 alle 09:56

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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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