Let’s Move !

Bambini e cibo. I primi lo immaginano, lo attendono con le braccia rivolte verso l’alto, stremati ormai nei loro corpi scheletrici. Altri bambini, altro cibo, presente questa volta nel vassoio di un colorato Mc Donald’s.

Sono due immagini che fotografano condizioni di vita entrambe reali e drammaticamente preoccupanti. Solo a un primo impatto potrebbe essere rassicurante la seconda foto rispetto alla prima, in realtà si tratta in ambo i casi di vere e proprie epidemie devastanti.

La prima riguarda la malnutrizione in termini di carenza di cibo, la seconda di malnutrizione per eccesso di cibo ipercalorico.

Nei paesi in via di sviluppo, più di un terzo dei 10 milioni di decessi dei bambini sotto i cinque anni può infatti essere attribuito al sottopeso. Ma il rapporto presentato il 27 ottobre 2009 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, intitolato Global health risck, che analizza le principali cause di mortalità e di danno per la salute del mondo, mette in evidenza anche altri dati preoccupanti. L’OMS sottolinea, infatti, che il mondo in sovrappeso e l’obesità causano più morti della malnutrizione da carenza di cibo, la quale rimane comunque la principale causa di morte nei paesi poveri, responsabile di 2 milioni di decessi.

Si tratta di dati decisamente allarmanti di fronte ai quali è opportuno prendere provvedimenti seri perché l’obesità non diventi la piaga del nuovo millennio.

Ecco allora la First Lady statunitense, Michelle Obama, dare il calcio d’inizio a una partita, tutta da giocare, contro l’obesità e il sovrappeso in età infantile. Scende in campo, Michelle, per promuovere uno stile di vita attento a un’alimentazione più sana e che includa un maggior esercizio fisico.

http://tv.repubblica.it/copertina/michelle-obama-gioca-a-calcio/43513?video

Per questo sceglie di lanciare lo slogan “Let’s move” proprio in una scuola, per essere a stretto contatto con i bambini e mostrare loro, in prima persona, il messaggio  della sua campagna sociale. Sin dal suo arrivo alla Casa Bianca la First Lady ha manifestato particolare interesse per l’attenzione a una corretta alimentazione, tra le altre attività ha anche dato vita a un orto nel giardino residenziale. Si tratta certamente di gesti molto spesso simbolici che, però, mirano a indirizzare l’attenzione nei confronti di uno dei problemi sanitari più urgenti degli Stati Uniti. Così, se per Barack Obama la riforma sanitaria è tra le priorità di governo, la campagna contro l’obesità, lanciata da sua moglie, ne è un’appendice importante.

I dati numerici sono drammatici: negli Stati Uniti muoiono ogni anno 300.000 persone a causa dell’obesità e problematiche a essa correlate, un bambino su tre è obeso, e  in termini economici si tratta di 100 miliardi di dollari di spesa annua.

Con il lancio della campagna sociale si procede all’identificazione degli elementi maggiormente responsabili dell’obesità.

A salire sul banco degli imputati è sicuramente il cosiddetto junk food, cibo spazzatura, stuzzicante  ma dannoso per la salute. È il cibo di chi non può permettersi di mangiare sano, di acquistare frutta e verdura di stagione, di chi non ha gli strumenti culturali per non essere vittima delle pubblicità, prima ancora di esserlo per via dei prodotti alimentari ipercalorici. Altro responsabile ingombrante è l’inattività fisica, anche questo elemento è caratteristico delle classi sociali meno abbienti che non possono permettersi un’ulteriore spesa per lo sport. Ci ritroviamo, così, una gran mole di bambini e giovani nord americani, dell’America urbana e povera, malnutriti, sedentari e di conseguenza in sovrappeso. Esiste poi un altro complice dell’obesità, legato alla mancanza di attività fisica all’aria aperta: il videogioco. Non comportando alcun tipo di sforzo e movimento fisico, il tempo libero in compagnia del videogioco diventa momento di svago e relax per bambini troppo carichi di calorie e grassi dannosi per l’organismo.

Anche all’ospedale San Raffaele la pensano allo stesso modo e hanno creato un video per portare avanti la campagna anti obesità.  http://www.nondiremaivideo.com/2008/05/spot-antiobesita-del-san-raffaele-di-milano.html

Per quanto personalmente consideri negativamente la scelta dell’utilizzo del videogioco con le armi, dal momento che si tratta di una campagna rivolta esplicitamente ai bambini, credo che il video colpisca molto per il mutamento della resistenza fisica del protagonista traslata nel virtuale. Il  ritmo della musica e del respiro che decelera sempre più, i movimenti che si fanno lenti e faticosi, fino all’inquadratura conclusiva che, attraverso un cambiamento nell’inclinazione dello sguardo da orizzontale a verticale, ci mostra un pancia ingombrante, causa della fatica del protagonista.

Se il videogioco influisce notevolmente nello stile di vita scorretto dei bambini obesi, non è certo inferiore la responsabilità della pubblicità del junk food.

Si pensi alla pubblicità di molti prodotti che si ritrova addirittura nei giocattoli, o ai più famosi personaggi della Disney che promuovono curiosi menù dai colori vivaci.

Da sottolineare la capacità della pubblicità televisiva di catturare fantasie e indurre desideri nel bambino durante la visione dei cartoni animati.

http://www.youtube.com/watch?v=9-3UNxPs61g

Ritenendo di  estrema importanza il ruolo della comunicazione negli stili di vita dei cittadini, e quindi anche per quanto riguarda la diffusione dilagante dell’obesità, il governo spagnolo ha siglato un accordo con le reti televisive perché non vengano più trasmessi messaggi ingannevoli o che incitino a un consumo smisurato di golosità poco salubri. Non saranno dunque promosse le merendine e le bibite fuori pasto propagandate da personaggi famosi e presentati come benefiche cariche di energia.

Si tratta di un’azione concreta, in termini di comunicazione, per cercare di modificare realmente le abitudini alimentari scorrette.

Anche in Russia è stato siglato un accordo simile a quello spagnolo, ma direttamente con le multinazionali, solo per citarne alcune: Coca-Cola, Kellogg’s, Mars, Nestlé. Queste non potranno creare e indirizzare le loro pubblicità ai bambini inferiori ai 12 anni. Un provvedimento che riguarda i prodotti ritenuti non adatti ai ragazzi dal ministero della salute e dalle associazioni dei consumatori. È un protocollo già in vigore in alcuni paesi europei ma non in Italia.

E arriviamo proprio al Bel Paese.

Lo scorso 2 marzo si è tenuto a Roma un convegno promosso dall’Associazione disordini alimentari e obesità dal quale è scaturita la fondamentale rilevanza della comunicazione nel fenomeno dell’obesità. In Italia l’11% della popolazione è obesa e la percentuale è aumentata del 25% negli ultimi 15 anni. La situazione non è dunque da sottovalutare.

La campagna lanciata il primo marzo dall’Associazione di dietetica e nutrizione clinica prevede la sensibilizzazione della popolazione italiana sul problema del sovrappeso e dell’obesità. Per questo l’associazione sarà presente in tredici piazze italiane per effettuare gratuitamente controlli del peso a chi fosse interessato, e fornire fondamentali linee guida per condurre in maniera continuata uno stile di vita sano. La campagna “Giro di…taglia” servirà, così, per diffondere in maniera più capillare i rischi dati dal sovrappeso, soprattutto i problemi cardiovascolari e respiratori, e per distribuire gratuitamente consigli.

Ma recentemente anche la politica sembra iniziare ad aprire gli occhi su questo fenomeno, così, lo scorso 2 marzo, il senatore Cutrufo (PdL)  ha pensato di proporre un disegno di legge che riconosce per la prima volta l’obesità come una vera e propria malattia, come un handicap del quale chi ne è affetto va tutelato socialmente. La proposta riguarda l’abbattimento di barriere architettoniche con conseguente allargamento degli uffici e dei mezzi di trasporto adatti alle persone obese.

È sicuramente pregevole la volontà di non voler discriminare queste persone in quanto individui che devono fare i conti con un grave problema di salute, ma l’azione pragmatica mi sembra minima.

L’impegno e l’attività istituzionale italiana sembra molto simile a quella che nel marketing si definisce “impresa reattiva”, ossia un’impresa che non attua strategie a livello di previsione ma cerca di reagire, come può, una volta che si ritrova vittima degli accadimenti del mercato.

Siamo il Paese del “dopo” !

Le campagne sociali italiane che sensibilizzano la popolazione sulle tematiche più varie, quasi mai agiscono in termini di prevenzione e anticipazione di un dato fenomeno. Ci allarmano, catturano la nostra attenzione quando un dato problema è ormai presente e sviluppato nella società e allora ci consigliano di effettuare dei controlli. È quanto è accaduto nell’ultima campagna contro l’AIDS  ed è quanto viene promosso anche contro l’obesità, il controllo, in questo caso del peso. Ma perché non prendere dei reali provvedimenti, simili a quelli già in atto in altri paesi europei per agire soprattutto sulla prevenzione comunicando uno stile di vita sano?

Se continueremo a far credere ai bambini che i campioni italiani di atletica e canottaggio lo sono perché mangiano un cioccolato speciale, nutriente, o le energie di un bambino iperattivo possono essere ricaricate dalle merendine che contengono esattamente le sostanze di cui ha bisogno, o che il gli spot delle splendide famiglie del “nel mulino che vorrei…” promuovano realmente cibi salutari, come potremmo spiegare che lo stile i vita sano, cui si dovrebbe far riferimento è invece un altro ?

Senza colpevolizzare eccessivamente singoli prodotti credo che, dal momento che si è a conoscenza dell’importanza della comunicazione per quanto riguarda la diffusione dell’obesità, promuovere un’azione di prevenzione del fenomeno, attraverso l’attività fisica e una dieta corretta, possa essere molto più efficace per ridurre il numero dei bambini in sovrappeso e darsi da fare concretamente e con celerità perché l’obesità non diventi l’epidemia del secolo.

È proprio il caso di dire “let’s move” !

Luisella Cossu

2 Responses to “Let’s Move !”


  1. 1 socialmediares 09/03/2010 alle 19:17

    Nel mondo, ogni giorno muoiono circa 24.000 persone a causa della mancanza di cibo o cause correlate a questa. Purtroppo, tre quarti dei decessi interessano proprio i bambini al di sotto dei cinque anni d’età.
    Di contro, esiste una società, cosiddetta “moderna”, dove si muore per le ragioni opposte: l’obesità e la cattiva alimentazione. Gli stili di vita e le abitudini dei paesi in via di sviluppo si ritorgono contro coloro che li hanno adottati, finti inconsapevoli delle conseguenze del capitalismo estremo, che aumenta sempre più le diseguaglianze tra il nord e il sud del pianeta.
    Penso che la fame dei paesi poveri possa essere “curata” politicamente, in primis, dalla “patria degli obesi”….l’America!
    Bisognerebbe smettere di vendere armi e diffondere invece una cultura di modernizzazione tecnologica a favore dell’agricoltura, della pastorizia e della pesca. A mio parere, i “grandi” del mondo potrebbero fare tanto per colmare le disuguaglianze…se solo smettessero di governare nell’ottica di un’umanità che conta miliardi di dollari, e non milioni di persone!
    Lo stile di vita dei bambini occidentali, costretti dai propri genitori – sempre più assenti da casa per stare dietro al lavoro – a passare un’infanzia “digitale”, passando dalla TV a internet, ai videogiochi, li priva del diritto alla libertà, rilegandoli nelle proprie stanze colme di dolci e schifezze, anziché giocare liberi nelle strade e nei prati: liberi di assimilare uno stile di vita SANO.
    Questo è il futuro ragazzi!!! …un tipo di società che ci trasmette ogni giorno sempre lo stesso messaggio: i soldi e il successo prima di tutto. A mio parere è questa la causa principale del divario esistente tra chi muore di fame e chi, invece, per avere mangiato troppo…e mi sembra letteralmente assurdo morire per avere mangiato all’eccesso! Come facilmente prevedibile, il troppo benessere ci sta portando all’implosione.

    Cristian Barracu.

  2. 2 ARIANNA FERRARIO 31/01/2012 alle 19:53

    I BAMBINI NON DEVONO SOFFRIRE COSì!!O SONO IN SOVRAPPESO O SONO SOTTOPESO!!E’ UNA VERA E PROPRIA INGIUSTIZIA!
    Lo stile di vita dei bambini occidentali, costretti dai propri genitori – sempre più assenti da casa per stare dietro al lavoro – a passare un’infanzia “digitale”, passando dalla TV a internet, ai videogiochi, li priva del diritto alla libertà, rilegandoli nelle proprie stanze colme di dolci e schifezze, anziché giocare liberi nelle strade e nei prati: liberi di assimilare uno stile di vita SANO.


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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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