Il giusto prezzo

Curiosando tra gli scaffali dei supermercati mi capita spesso di pensare  alla favola di  Alice, la bambina  che si ritrova rapita  in un meraviglioso mondo sotterraneo fatto di paradossi, di assurdità e di nonsensi.  Il meraviglioso mondo si materializza ai miei occhi sotto forma di centinaia di prodotti esposti sapientemente e confezionati in “abiti” patinati e scintillanti. Potrei stare per ore tra le corsie mettendo nel carrello tutto quello che capita, persa nei colori e nella grafica affascinante di quelle confezioni che sotto una disarmante aria rassicurante inducono bisogni e necessità sempre nuove a cui il consumatore non può proprio resistere.

Tutto questo non accade per caso e rientra in una logica di  mercato che ha come unico interesse il bene delle aziende produttrici che si realizza nella vendita di volumi sempre maggiori e nell’accumulo della ricchezza ricavata  in alcune realtà nei Paesi del Nord del mondo.

L’acquisto da parte del consumatore è solo l’ultimo degli infiniti passaggi che hanno il loro inizio con la produzione del prodotto. Questa fase è ed è stata un argomento scottante per la società moderna,  specie nel momento in cui le aziende mettono in primo piano il profitto utilizzando ogni mezzo necessario, dimenticando quindi i diritti dei lavoratori che, prima di essere tali, sono esseri umani. Questo fenomeno che già sarebbe gravissimo senza aggiungere nient’altro diventa addirittura scandaloso quando riguarda lo sfruttamento minorile.

http://www.pubblicitaprogresso.it/mediatecac.aspx?id=419

Questa realtà è tristemente nota da tempo all’opinione pubblica, che accecata dal consumismo sfrenato, non sembra riflettere abbastanza sui paradossi e le assurdità che spesso ruotano intorno a questi “oggetti del desiderio” che i media confezionano sapientemente.

Ma il ruolo dei media  nel grande teatro della comunicazione, non finisce qui.  Quasi ogni giorno infatti, i giornali propongono scene di fame e di sofferenza, in particolar modo nel terzo mondo. Questa amara consuetudine trasforma le  immagini in un potente anestetico. Queste immagini così crude, ripetute e ripetute all’infinito perdono la loro funzione primaria, quella di creare indignazione e sgomento. L’immagine ripetuta è svuotata nel suo contenuto e sembra suggerire un unico messaggio, sempre lo stesso,   e  cioè  che la fame nel mondo sia una piaga ormai insormontabile e che queste persone non abbiano bisogno di nient’altro che cibo. Questa è solo una parte della verità.

“L’articolo 12 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia afferma che i bambini ed i ragazzi hanno il diritto di essere gli attori della propria vita e di partecipare alle decisioni che li riguardano, mettendo in discussione in modo profondo e radicale gli atteggiamenti che danno per scontato che i bambini e i ragazzi debbano essere visti ma non ascoltati”.

Non solo i bambini ma in generale tutti gli uomini dovrebbero poter decidere per la propria esistenza e per fare ciò non basta solo il cibo ma anche la cultura, la tecnologia,  il lavoro, e tutto ciò che è necessario per una sussistenza autonoma e dignitosa. Tutto questo è riassunto in poche parole cantate e danzate sulle note della canzone “Comida” (Cibo) dai bambini dello spot  del Ministro della cultura del Brasile. Questi bambini diretti dal Ministro e cantante Gilberto Gil recitano “Non vogliamo solo il cibo, vogliamo cultura, futuro, fantasia”.

http://www.pubblicitaprogresso.it/mediatecac.aspx?id=2077

per realizzare questa ambiziosa speranza è necessario che l’economia dei paesi del Terzo Mondo rincominci a girare nel giusto verso. È necessario che i lavoratori dei paesi in via di sviluppo possano competere sul mercato mondiale senza dover rinunciare alla propria dignità e ai propri diritti, utilizzando risorse del proprio territorio quali caffè, zucchero di canna, cacao e artigianato locale per citarne solo alcune.

Una realtà i questo tipo è possibile, ed esiste concretamente ma per spezzare una lancia a favore del consumatore si potrebbe obiettare che non è semplice capire quali siano i canali giusti per effettuare “acquisti responsabili” .Come è possibile individuare dei luoghi in cui si possano trovare dei prodotti realizzati nel rispetto dei diritti dei lavoratori?

La risposta sta nel cercare nei luoghi in cui ci rechiamo per i nostri acquisti il marchio “Fairtrade”.

“Fairtrade Italia è un consorzio senza scopo di lucro costituito da organismi che operano nella cooperazione internazionale, nella solidarietà e che nasce nel 1994 per diffondere nella grande distribuzione  i prodotti del mercato equo”(http://www.fairtradeitalia.it/about.asp?sez=fairtrade).

Sotto questo marchio che ha funzione di garante, sono presenti oramai su tutto il territorio una serie di “Botteghe” del commercio equo e solidale dove è possibile acquistare prodotti di vario genere con l’assoluta certezza che la nostra spesa avrà il giusto prezzo.

Lo spot indica una nuova maniera di intendere il nostro modo di essere consumatori, l’essere cioè meno superficiali e frettolosi per garantire ai popoli del Sud del mondo un’ alternativa alla povertà e all’abbandono.

“Fairtrade opera attualmente con 569 organizzazioni di produttori in 59 diversi paesi per un totale di un milione e quattrocentomila produttori e lavoratori provenienti dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina. Sono organizzazioni prevalentemente cooperativistiche, che si impegnano ad una gestione collettiva e democratica della loro struttura e ad impiegare parte dei ricavi in progetti di sviluppo sociale per le comunità e il territorio. Spesso il margine di guadagno Fairtrade consente loro di rendere più agevoli le vie di comunicazione, di accedere all’acqua potabile e all’energia elettrica, di costruire scuole ed ambulatori medici.”(http://www.fairtradeitalia.it/produttori.asp?sez=produttori)

Un altro aspetto fondamentale è il rispetto per  l’ambiente e la promozione di  “uno sviluppo sostenibile in tutte le fasi di produzione e commercializzazione, privilegiando e promuovendo produzioni biologiche, l’uso di materiali riciclabili, e processi produttivi e distributivi a basso impatto ambientale” e soprattutto il divieto assoluto dello sfruttamento del lavoro minorile, la cooperazione tra i produttori e conseguentemente la creazione di un solido mercato interno[1].

Nelle “Botteghe del Commercio Equo e Solidale” i prodotti vengono venduti al giusto prezzo che non è quello stabilito  dalle multinazionali, bensì quello stabilito dal produttore stesso  in base alle spese affrontate per  le materie prime, al giusto del costo del lavoro locale, della retribuzione dignitosa e regolare per ogni singolo produttore.

Solo in questo modo i produttori locali avranno modo di competere sul mercato in maniera equa provvedendo così in maniera autonoma alla propria sussistenza senza bisogno di alcun aiuto dall’esterno ristabilendo una situazione di “normalità”.

Generare ricchezza attraverso i propri mezzi è molto meglio che ricevere aiuto dall’esterno sperando nella benevolenza del prossimo. Avere i mezzi per emanciparsi, garantendosi istruzione, sanità,tecnologia è l’unica arma per crescere realizzando l’equità tra il  Nord e il Sud del mondo.

Essere cooperativi e solidali con i nostri simili e con il nostro pianeta  ancora una volta  non necessita gesti estremi, nessuno sforzo, ci serve solo cambiare il nostro punto di vista.


[1] Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale” che contiene le linee guida e i principi seguiti da tutte le organizzazioni di Commercio Equo e Solidale italiane (http://www.commercioequo.org/carta_dei_criteri.htm)

M.G.

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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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