La parola negata

I fatti contemporanei impongono sempre più spesso il ritorno di un termine che evoca tristi ricordi non troppo lontani della nostra storia ma che ancora oggi suscitano grande risentimento e sdegno da parte di molti di noi: la censura. Per la definizione di questo termine faccio ricorso come sempre alla più grande enciclopedia libera on line, Wikipedia che cita: “Per censura si intende il controllo della comunicazione verbale o di altre forme di espressione da parte di una autorità. Nella maggior parte dei casi si intende che tale controllo sia applicato all’ambito della comunicazione pubblica, per esempio quella per mezzo della stampa o altri mezzi di comunicazione di massa; ma si può anche riferire al controllo dell’espressione dei singoli.”

La definizione mi sembra chiara e appropriata ma mi resta un dubbio: in che termini parliamo di censura all’interno della comunicazione pubblica? Com’ è possibile che qualcuno possa impedire la diffusione di informazioni di interesse pubblico o meglio possa impedire che si lancino dei forti messaggi di interesse pubblico per la salvaguardia e il bene della società? E soprattutto come è possibile censurare delle informazioni nel vasto mare di internet?

Mi connetto ad internet e con estrema facilità digitando sul sito You Tube la stringa “spot censura” trovo subito un valido esempio:

si tratta di una pubblicità creata dalla nota emittente MTV  ed’è stata censurata dal  governo americano per ragioni facilmente intuibili.

In questo spot viene spostata l’attenzione pubblica dalla tremenda tragedia delle Twin Tower su altri argomenti altrettanto drammatici come  la fame nel mondo. Lo slogan recita che il mondo si è unito contro il terrorismo e che dovrebbe fare altrettanto per  altre cause non meno valide nel resto del mondo.  Lo spot non intende sminuire il problema della guerra al terrorismo ma semplicemente ricordare all’opinione pubblica che l’indignazione prodotta dagli eventi dell’ 11 settembre e tutti gli sforzi e la risonanza del caso non dovrebbero mettere in secondo piano tutto ciò che resta al di fuori. Non trovo alcuna  motivazione valida per alcun tipo di censura a riguardo.

Continuo la mia ricerca e trovo un altro esempio di censura:

questo spot creato  dall’ “associazione italiana di malattia Alzheimer” ci mostra un uomo anziano che  entrando in parlamento sommerso dalle parole e dalle discussioni che sono in atto, inizia a gridare in segno di protesta. Lo slogan afferma che l’anziano uomo è malato di una malattia chiamata Alzheimer ma le istituzioni di una malattia chiamata indifferenza.

un altro esempio  di censura è la campagna pubblicitaria di Oliviero Toscani del 2007 e i suoi cartelloni recanti la gigantografia di una ex modella anoressica che posa completamente nuda. L’accusa era di turbare la sensibilità comune o peggio ancora di fare riferimento a “una qualche forma di pornografia”( http://www.pubblicitaprogresso.it/rassegne/art_143.pdf ).

In fine uno spot censurato in Gran Bretagna con l’accusa di essere troppo violento. Si tratta di “The cut” realizzato da i Women’s Aid contro la violenza sulle donne in cui compare l’attrice Keira Knightley ( http://www.corriere.it/esteri/09_aprile_27/knightley_video_violenza_donne_censura_gran_bretagna_d7ca2eae-334a-11de-b34f-00144f02aabc.shtml ).

Nello spot la famosa attrice racconta di una donna che viene picchiata nella propria casa dal proprio compagno. La scena è girata  in maniera assolutamente realistica, una situazione domestica come tante che viene descritta senza alcun filtro. La violenza definita “ingiustificata” ha provocato l’indignazione pubblica rendendo lo spot inadatto a essere trasmesso nelle televisioni e nelle sale cinematografiche.  Anche qui non trovo che la censura sia giustificabile, indorando la pillola il problema della violenza sulle donne non diventerà di sicuro meno grave e neanche la percezione che di questo le persone possano avere.

Ciò che ho fatto ora nel mio post è una prova evidente di come la censura non possa avere alcun effetto sulla comunicazione virtuale, quella che passa attraverso internet. In questo stesso post parliamo di argomenti censurati ma che continuano ad essere discussi è l’esempio lampante che la censura in internet non danneggia la comunicazione virtuale ma quella tra persone reali in contatto tra loro. Il medium non deve ingannarci la parola virtuale è solo una definizione ormai obsoleta. È nostro compito e interesse alimentare la rete internet con interventi e informazioni che possano circolare liberamente. È  forse una nuova forma di democrazia? Siete liberi di replicare.

M.G.

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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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