Vinci Facile … Non Giocare

Nei post precedenti si è spesso parlato di campagne sociali relative a tematiche legate a vere e proprie dipendenze, quali fumo, droga, e alcool, cosa che mi ha condotta a riflettere su un’ulteriore dipendenza, talvolta presa sotto gamba o nel peggiore dei casi non considerata come tale, identificabile con il gioco d’azzardo “patologico”, che altro non è, se non un disturbo comportamentale, attinente con la tossicodipenza, tanto da rientrare nell’area delle cosiddette “dipendenze senza sostanze”.

La storia del gioco d’azzardo è strettamente legata con la storia dell’uomo, visto e considerato che, i primi cenni a questa attività si riscontrano già a partire dal 3000-4000 a.C. Infatti, già a quei tempi, sia nella civiltà egiziana, che in India, Giappone e Cina, si hanno testimonianze relative a forti scommesse sia al gioco dei dadi che alle corse dei carri. Fino ad arrivare ai secoli più vicini a noi, nei quali si è verificata una notevole espansione delle modalità di gioco, a partire dalle scommesse sui cavalli, e alle lotterie delle quali si ha testimonianza dai secoli XVI e XVII.

In Italia lo studio e la cura del gioco d’azzardo patologico sono piuttosto recenti, e ad occuparsene, sia a livello pubblico che privato, sono diverse realtà, come per esempio i Servizi di Tossicodipendenze delle ASL e i Giocatori Anonimi, associazione gratuita sull’auto-aiuto, affiliata a Gamblers Anonymous Americano.

Per restare nell’ambito italiano, i dati relativi al gioco d’azzardo – persone coinvolte e soldi “investiti” – sono piuttosto preoccupanti, e crescono di anno in anno.  I giocatori patologici, secondo i dati raccolti dalla Alea, associazione per lo studio del gioco d’azzardo, sono circa l’1-3% sul totale dei giocatori d’azzardo, in Italia  circa 700000 persone. Nel 1977 in Italia si spendevano circa 1000 miliardi delle vecchie lire, nel 1989 si è passati a 8860 miliardi, nel 1994 a 12600 miliardi, nel 1999 a 36000 miliardi. I dati di questi ultimi anni mettono in evidenza cifre piuttosto esorbitanti, visto e considerato che non si tratta più di lire ma di euro, per cui si può solo constatare che le cifre siano raddoppiate. Nel 2007, infatti, si è arrivati a registrare un giro d’affari di 42 miliardi di euro – il 9% del mercato mondiale e il2% del PIL, visto e considerato che gli italiani nell’arco di un anno spendono per il gioco un mese del loro stipendio, circa 1400 euro – che nel 2008 sono diventati 50 miliardi di euro.

Non si tratta soltanto di casinò, che possono essere considerati “roba di nicchia”, ma di gratta & vinci, lotto, superenalotto, bingo, videopoker, scommesse sportive, tutte cose facilmente reperibili in bar, tabaccherie e web, e ultimamente anche nelle stazioni ferroviarie e nei supermercati grazie agli appositi distributori automatici. Se si prende in considerazione il solo caso del poker via internet, che lo stesso Stato non ostacola autorizzando siti promotori del poker, si parla di un giro d’affari di 400000 euro incassati al giorno.

E’ palese che vi sia un “lievissimo” conflitto d’interessi, visto che nella maggior parte dei casi – gratta & vinci, lotto, superenalotto – si tratta di monopolio di Stato, che frutta un giro d’affari non indifferente, e che quindi può anche non tenere conto dei rischi ai quali possono andare incontro le persone.

Per cui alla domanda: ma lo Stato che cosa fa per prevenite ed arginare il problema? Si costerna? Si indigna? No, niente di tutto questo, propone semplicemente spot pubblicitari ultrademenziali che fingono di preoccuparsi e di “mettere all’erta” il consumatore, come questi due esempi che propongo di seguito.

I due video sono classificati come “spot di prevenzione al gioco d’azzardo” 2008, trasmessi dalla Rai, e promossi dalla Aams, amministrazione autonoma dei monopoli di stato. Deduco, quindi, che in Italia possa bastare una minuscola affermazione “gioca senza esagerare” per poter parlare di prevenzione.

Sostanziali sono le differenze con altri spot relativi al caso, proposti da diverse associazioni. Primo tra tutti lo spot creato dall’associazione AND Azzardo e Nuove Dipendenze, grazie all’aiuto di Meetup Vareset.

Altro spot di prevenzione al gioco d’azzardo, questa volta proveniente dal Sud Africa, datato 2004 e firmato dal National Responsible Gambling Programme è quello che segue.

Per concludere, riporto di seguito anche un estratto dello spettacolo G.A.P. Gioco d’azzardo patologico, promosso dal Teatro del Segno, laboratorio di produzione teatrale nel 2009.

Lo spettacolo nasce dalla volontà di mettere una lente di ingrandimento sul fenomeno del gioco d’azzardo tecnologico, mostrando come un passatempo apparentemente innocuo, quello del videopoker, possa diventare dipendenza patologica sulla pelle della percentuale difettosa.

NADIA RONDELLO

1 Response to “Vinci Facile … Non Giocare”


  1. 1 jd 13/03/2010 alle 16:35

    Colpa dell’ignoranza. Insegnassero più matematica a scuola la gente imparerebbe a farsi i conti. Tutti i giochi, anche il nuovo “Win for life”, così come il Superenalotto ed il vecchio Totocalcio, paga dei premi decisamente più bassi rispetto al numero di combinazioni che occorre mediamente giocare per poterli vincere. La probabilità di vincere il premio più alto al Win for life è 1 su 3.695.120 e comunque il 91% delle giocate è perdente. Non parliamo della probabilità del 6 al superenalotto (1 su 622.614.630). Con cifre del genere chiunque dotato di un minimo di raziocinio non giocherebbe mai, risultando vincente. Ma questi giochi, si sa, non a caso son chiamati “tasse sugli stupidi”…


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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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