Musica e impegno sociale

Iniziò negli anni Sessanta. Negli Stati Uniti emersero i primi rigurgiti di insofferenza verso la propaganda governativa da parte di una generazione di giovani che cominciò a mobilitarsi e contestare apertamente. Contro la segregazione razziale, contro la guerra in Vietnam, contro il sistema capitalista del quale gli USA erano ostinati difensori.

Per promuovere valori alternativi sfruttarono l’arte, la letteratura e, soprattutto, il rock.

Dal 15 al 18 agosto la cittadina di Bethel visse giorni che passarono alla storia: il festival di Woodstock in 3 days of peace and music.

Il festival accolse circa 400 mila giovani e 32 musicisti e gruppi si alternarono sul palco, tra i più noti: Joan Baez, Santana, Janis Joplin, Grateful Dead, The Who, Joe Cocker, Neil Young e Jimi Hendrix.

Nonostante i pregiudizi sulla generazione hippy, e sul suo presunto disimpegno a favore del consumo di droghe e della contestazione fine a se stessa, fu un evento memorabile per la sua carica simbolica e l’energia trasmessa attraverso la musica, straordinario veicolo di messaggi di pace e giustizia sociale.

Negli anni Ottanta un altro evento musicale sembrò smentire la semplice formula sex drugs and rock ‘n’ roll.

Il 13 luglio 1985, enormi palchi a Philadelphia e a Londra accolsero due concerti in contemporanea. Si tratta del famoso Live Aid, manifestazione ideata da Bob Geldof per raccogliere fondi da destinare all’Etiopia colpita da una tremenda carestia. Negli Stati Uniti si esibirono, tra i tanti, i Led Zeppelin, Mick Jagger, Tina Turner, Madonna, Bob Dylan con parte dei Rolling Stones, i Black Sabbath e numerosi altri; nella capitale inglese suonarono Paul MacCartney, The Who, BB King, U2, David Bowie, Queen.

Oltre un miliardo e mezzo di persone guardano lo spettacolo in televisione; i fondi raccolti subito dalla fondazione Band Aid sono valutabili attorno ai 70 milioni di dollari. Fu un fenomeno mediatico di enormi dimensioni che dimostrò allora come la solidarietà possa passare anche attraverso il mondo del rock, mobilitando le coscienze delle persone grazie alla forza del coinvolgimento emotivo, forse dovuto anche alla consapevolezza di partecipare a un avvenimento unico.

Vennero mosse diverse critiche al Live Aid, più per la forma che per gli intenti, in quanto enorme vetrina per la vanità e i guadagni degli artisti, ma ancor più grave, per il fatto che parte dei fondi furono rubati da Mengistu Haile Mariam e la sua armata.

Nonostante questo il Live Aid divenne un precedente storico a cui molti musicisti si ispirarono. Tra il 1996 e il 2001, ad esempio, si tenne in Nord- America, Asia e Europa, il Tibetan Free Concert, un festival organizzato dai Beastie Boys e dal Milarepa Fund con lo scopo di sostenere la causa dell’indipendenza tibetana.

Ai concerti parteciparono circa 100 mila persone e vennero raccolti sugli 800 mila dollari per volta. Tra i musicisti che aderirono vi furono Smashing Pumpkins, Beastie Boys, Sonic Youth, Rage Against The Machine, Foo Fighters, Pearl Jam, Radiohead.

Negli anni duemila ormai non viene più messa in dubbio la capacità della musica di dimostrare grande generosità intervenendo tempestivamente a favore di cause benefiche, anche a costo di rasentare spesso la banalità. Così come è avvenuto nei giorni successivi all’11 Settembre 2001 con dei concerti volti a sostenere le vittime degli attentati terroristici. Il primo fu America: a Tribute to Heroes e andò in scena a New York, su di un palco spoglio, illuminato solo da candele, dove, fra gli altri, Springsteen, Eddie Vedder, Neil Young, gli U2 e molte personalità del cinema e della cultura diedero il loro contributo alla raccolta di donazioni. Il secondo fu coordinato da Michael Jackson e si svolse a Washington: United We Stand: What More Can I Give? altro evento mediatico di forte risonanza che vide più o meno ripetuta la stessa formula dell’ostentazione della bandiera USA e di retorica spicciola alla godblessamerica.


Simili nella forma sono anche gli interventi recenti per il sostegno ai terremotati di Haiti come Hope for Haiti Now trasmessa da Mtv, promossa dal “sempreverde” George Clooney, che riesce coinvolgere artisti diversissimi fra loro, da Kid Rock a Beyonce.

Anche in Italia si è riusciti a riunire gli sforzi di grandi della musica al fine di sostenere cause e ideali benefici. L’esempio più rappresentativo è certamente Pavarotti and Friends che per 10 edizioni riunì numerosi cantanti famosi per sostenere diverse iniziative (la lotta alla talassemia, il sostegno ai bambini bosniaci, al popolo Liberiano, afghano ecc). In queste occasioni il grande tenore modenese non temette di rovinare la propria reputazione duettando con celebri voci del rock, come Bono degli U2, non sempre con successo.

Un altro erede del Live Aid è il Live8 del luglio 2005, pensato in occasione del ventesimo anniversario del Live Aid con lo scopo di spingere i Paesi ricchi ad estinguere il debito estero di quelli più poveri, incrementare gli aiuti verso di essi e stabilire regole commerciali più giuste.

Il Live 8 si volse contemporaneamente in otto città dei Paesi del G8 (USA, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Canada, Giappone e Russia), riunitisi di lì a poco in Scozia: un evento planetario senza precedenti cui parteciparono circa 1000 musicisti tra i quali Madonna, Pink Floyd, R.E.M, U2, Bob Geldof, i concerti trasmessi da 182 canali televisivi e da più di 2000 stazioni radiofoniche.

È ormai un fatto: la musica fa suo il linguaggio universale della solidarietà.

Laura Bocchiddi

4 Responses to “Musica e impegno sociale”


  1. 1 socialmediares 15/03/2010 alle 09:02

    Sono d’accordo sul fatto che spesso dietro le iniziative benefiche si nascondano tentativi di ethical-washing. Il governo Italiano ne è un esempio lampante, ma a differenza degli altri non fa un bel niente e si prende tutti i meriti (vedi caso Abruzzo).

  2. 2 socialmediares 15/03/2010 alle 09:02

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    Daniela

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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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