Smaltimento oli esausti: diario di un’inchiesta

In seguito ad un mio precedente post in cui ho parlato dello smaltimento degli oli esausti ho pensato di fare una breve inchiesta e così ho iniziato scrivendo una e-mail all’indirizzo del portavoce  del Comune di Sassari, sperando di ottenere una celere risposta.  

Lunedì 1 marzo 2010  

Alla cortese attenzione del Portavoce del comune di Sassari:

Salve, mi rivolgo a Lei perché non saprei a chi altro chiedere. Per lo smaltimento degli oli esausti delle comuni abitazioni, dove ci si rivolge? E le isole ecologiche dove sono e, soprattutto, sono facilmente raggiungibili?  

grazie e distinti saluti    

Venerdì 5 marzo 

Ad oggi non ho ancora ricevuto nessuna risposta per cui  tornando sul sito del comune  trovo il link relativo allo smaltimento dei rifiuti e alla raccolta differenziata.  

http://www.comune.sassari.it/guida_racc_differenziata/default.htm  

Di oli usati neanche menzione . Tuttavia scopro, ma già lo sapevo, che esiste un posto chiamato Ecocentro  

Decido di farci un salto, ma l’Ecocentro è stato momentaneamente spostato a Predda Niedda. Apprendo questo da un signore comodamente appoggiato sul davanzale di una finestra, intento a fumarsi la sigaretta delle 8.50. Il signore, dal modo di fare, sembrerebbe un impiegato (quando Brunetta serve non c’è mai) e dopo avermi detto che non posso parcheggiare perché impedisco l’ingresso dei mezzi, e avermi chiesto cosa voglio, dico che ho bisogno di un’informazione: vorrei sapere come si smaltiscono gli oli esausti prodotti da uso domestico. Dal tale di cui non conosco il nome (per sua fortuna!) ho appreso una serie di informazioni:

–         L’olio esausto si butta nel contenitore marrone (quello dei rifiuti organici)     

–         Ma ne è sicuro? E come si butta?

–         In un contenitore!

–         Mi scusi ma non inquina?

–         No, ne fanno concime.

–         Senta io so che dall’olio vegetale si ricava ecodiesel, glicerina e saponette, ma è sicuro? – Mi guarda perplesso – Sa, a Napoli organizzano giornate di raccolta degli oli esausti… 

–         No, ma qui queste cose ancora non ci sono, e comunque vada a Predda Niedda e le sapranno dire cosa ne deve fare.

Chiude la finestra e borbotta ridacchiando qualcosa a un collega che evidentemente non aveva altro da fare che stare ad ascoltare la nostra conversazione. Quando si ride per non piangere…  

Torno a casa e ripenso all’olio buttato nel contenitore dell’organico. E penso anche agli  operatori ecologici che spesso prendono le buste con le mani per caricarle nei camion…  o al contenitore stesso che viene rovesciato dentro il camion: il rischio è di spargere olio per le strade, oltre che di sporcarsi.

Ore 12.00 Ecocentro.

Qui pare che lavorino tutti. Mi viene incontro un signore che mi chiede gentilmente di cosa ho bisogno. Questa volta faccio l’ingenua e chiedo se ritirano i rifiuti ingombranti. Naturalmente. E inoltre ho la curiosità di sapere dove si portano gli oli esausti o chi li ritira. Spunta il nome della Gisca Ecologica, ditta privata, che ritira tutti i tipi di oli, da quelli dei motori, batterie (delle automobili) a quelli vegetali. Mi dice addirittura che chiamandoli vanno a ritirare gli oli a domicilio. Mi suona ecologico, ma non economico. La Gisca si trova a Predda Niedda, non distante dai centri commerciali. Avrà degli orari? qualcuno sa della sua esistenza? Il signore è talmente gentile che mi disegna una mappa per indirizzarmi direttamente alla Gisca. Vado via, ma afflitta da un dubbio torno indietro e chiedo:

–         Mi scusi, ma l’olio si può buttare anche nel contenitore dell’organico?

–         Assolutamente no! È un rifiuto liquido.

Bene, ho imparato delle altre cose, che sembrano un po’ più verosimili.  

Non mi resta che chiamare la Gisca.  

Lunedì 8 marzo, h 9.30.  

Chiamo la Gisca Ecologica e riesco a scambiare due chiacchiere con la titolare. Mi presento e premetto che non voglio fare denunce sociali in stile Striscia la notizia o Le iene, ma la signora mi risponde prontamente che posso anche farle e che per lei non sarebbe un problema. Meglio così. Inizio a spiegare che il motivo che mi porta a fare un’inchiesta del genere è perché esiste molta ignoranza sull’argomento e che la gente continua a buttare l’olio usato negli scarichi. Mi contraddice dicendo che non è esatto perché loro ricevono quantitativi consistenti di olio da parte di cittadini. Fino a 6-7 clienti al giorno. Mica male!  

Ma io, che so che l’ubicazione non favorisce l’operazione, chiedo come possa il cittadino, ed esempio un anziano per giunta solo, arrivare da loro. La Gisca è una ditta privata che collabora col Comune di Sassari sulla base di un accordo non scritto, in poche parole lo fa di sua spontanea volontà. Si occupa di oli minerali, oli vegetali, batterie esauste e pile esauste. Ritira l’olio con mezzi che in alcune vie della città troverebbero difficoltà a parcheggiare e creerebbero disordini nel traffico. Morale: il cittadino deve possibilmente raggiungere la Gisca personalmente, a meno che non si tratti di persona assolutamente impossibilitata. La conversazione al telefono va avanti per un po’, ma le cose da dire sono tante e la signora sembra disponibile al dialogo, per cui chiedo un appuntamento per continuare dal vivo. Ottengo di parlare con lei martedì prossimo, alle 10.30.

–        Di chi devo chiedere?  

–        Sono Rossella Giuliani

–        A presto.

Martedì 9, h. 10.30  

Con la mappa approssimativa che mi ha disegnato l’impiegato dell’Ecocentro mi avvio verso la Gisca. La signora Giuliani mi accoglie con una stretta di mano e mi fa accomodare. Le spiego che sono una studente universitaria, le racconto del laboratorio del blog e la informo del fatto che questo colloquio finirà su Internet. Lo scopo è naturalmente informarci e informare e far sapere a più persone possibile cosa devono farne degli oli usati.  Comincio subito col chiedere:

–         Mi spiegherebbe in breve come funziona la raccolta degli oli esausti?

–         Intanto esistono delle associazioni che gestiscono e tutelano la materia in tutto il territorio. La Gisca Ecologica SAS è associata all’A.N.C.O., un’associazione nazionale che raggruppa imprese che si occupano della raccolta di rifiuti speciali. Essa funziona più o meno come un’associazione di categoria.  

http://www.ass-anco.it  

Le aziende iscritte all’A.N.C.O. operano in vari settori: oli minerali esausti, oli vegetali esausti, batterie esauste, rifiuti elettrici e ed elettronici.  Ad esso aderiscono aziende concessionarie del C.O.O.U., che attraverso l’iscrizione all’albo Nazionale hanno l’autorizzazione alla raccolta degli oli usati.  La Gisca è concessionaria del C.O.O.U., in quanto si occupa anche di raccolta di oli minerali.

      http://www.coou.it/  

Per quanto riguarda la raccolta delle batterie usate la Gisca è incaricata dal C.O.BA.T, il relativo consorzio;

http://www.cobat.it/

Infine la ditta è associata al C.O.N.O.E., il consorzio nazionale per gli oli vegetali esausti.

http://www.consorzioconoe.it/

Esiste inoltre tutta una serie di leggi che regolano la materia sia in ambito comunitario sia nazionale.

L’art. 3 del Dlgs 27 gennaio 1992, n.95, in relazione a obblighi e divieti recita: 

  c.1: Gli oli usati debbono essere eliminati evitando danni alla salute e all’ambiente.  

c.2: sono vietati:

a) qualsiasi scarico degli oli usati nelle acque interne di superficie, nelle acque sotterranee, nelle acque marine territoriali e nelle canalizzazioni; 

b)qualsiasi deposito e/o scarico di oli usati che abbia effetti nocivi per il suolo, come pure qualsiasi scarico incontrollato di residui risultati dal trattamento degli oli usati  

c.5: È fatto divieto ai consumatori di procedere alla diretta eliminazione degli oli usati. 

  Come spesso accade le leggi sono di difficile applicazione. Esistono i divieti, ma sembrerebbero rivolti ad aziende che producono consistenti quantità di rifiuti. Non esistono controlli per lo smaltimento domestico (e come si potrebbe?). A questo punto ci si deve affidare al buon senso di istituzioni che si preoccupino di sensibilizzare il cittadino, e alla sensibilità del cittadino stesso. 

Per quanto riguarda le competenze locali, i Comuni si occupano di rifiuti solidi urbani, infatti nel sito del Comune di Sassari non sono contemplati gli oli esausti.  

Inoltre gli oli esausti sono classificati, secondo il Codice dell’ambiente, come rifiuti speciali, perché prodotti da aziende, e gli oli vegetali, come rifiuti speciali non pericolosi (…)  

La Gisca, che si occupa di stoccare i rifiuti e di mandarli nelle apposite raffinerie (ce ne sono circa quattro in tutta Italia, e l’unica che abbiamo in Sardegna che si occupava di oli minerali, a Porto Torres, è attualmente in fase di ristrutturazione),  si è anche prodigata per sensibilizzare il cittadino attraverso un volantino distribuito per le case e presso il Comune che doveva, a sua volta, distribuirlo, allo scopo informare il cittadino dell’esistenza della possibilità di raccogliere gli oli.  

Cifre alla mano la signora Giuliani mi dice che: 

 Nel 2006 sono stati raccolti 115 kg di oli da uso domestico

 Nel 2007: 600 kg 

 Nel 2008: 600kg 

 Nel 2009: 2000 kg 

questi dati sono significativi visto che nel 2009 la raccolta si è più che triplicata e questo grazie al volantino. Un buon segno che fa sperare. Inoltre un condominio del quartiere Latte Dolce ha addirittura chiesto il contenitore alla Gisca per raccogliere l’olio dei propri condomini. Una volta riempito la ditta viene chiamata e gratuitamente lo ritira. Questa potrebbe essere una delle eventuali soluzioni di cui abbiamo discusso con la signora. 

Ho un’altra domanda:

       – Esiste un’isola ecologica e cosa è esattamente? 

      – Non esiste una definizione, ma l’Ecocentro della nostra città potrebbe essere considerato tale. Lì il cittadino può consegnare l’olio che viene poi recapitato alla Gisca. 

Sulle mie perplessità in relazione all’operato del Comune la signora Giuliani interviene rassicurandomi: negli ultimi tre anni le cose sono cambiate radicalmente e gli operatori del Comune sono molto attenti a tutto. Se trovano una batteria abbandonata per strada o in prossimità dei contenitori o comunque rifiuti speciali, si occupano di raccoglierli e portarli alla Gisca.

Con fare propositivo racconto dell’iniziativa di alcuni Comuni, che mettono a disposizione contenitori davanti ai supermercati, e dell’iniziativa della città di Napoli che ha organizzato una giornata di sensibilizzazione attraverso la raccolta. E ora arriva il domandone:

        – Cosa si può fare? Si possono mettere dei contenitori, magari presso i supermercati come fanno già in altri comuni? 

        – Più facile da dirsi che da farsi. L’olio è un rifiuto liquido e in questa sua caratteristica risiede la difficoltà di smaltimento. I contenitori sono una responsabilità enorme per chi li detiene in quanto rischiano di essere rovesciati, accidentalmente o volontariamente. Lo spargimento di olio può causare danni ingenti a persone, che scivolando possono farsi male, e ai mezzi che circolano per le strade e, non riuscendo frenare, inevitabilmente causerebbero incidenti. Chi pagherebbe i danni? E questo è il primo muro. Esiste poi un’altra pericolosa eventualità: che qualcuno porti dell’olio contaminato da altre sostanze, compresa l’acqua, che lo renderebbe difficile da recuperare. Dato che poi l’olio finisce in contenitori grandi, il rischio è di contaminare l’intera cisterna. E quindi se dall’analisi del campione risultasse una contaminazione tale da non poter essere recuperato, sarebbe necessario portare l’olio presso un’altra ditta che si occupa di riattivare gli oli contaminati. E l’operazione ha un costo. 

Io, che sono ancora ottimista, propongo di interrare le cisterne per evitare lo spargimento, e alla signora l’idea sembra piacere, ma non riesco a pensare a niente per evitare la contaminazione. A meno che non si prendesse la responsabilità il Comune per la spesa di riattivazione dell’olio. Il quadro non è incoraggiante, anche perché per interrare le cisterne bisogna sostenere spese e non si sa chi potrebbe finanziarle (la tassa per i rifiuti?…). Per fare le cose in economia si potrebbe iniziare da una giornata di sensibilizzazione. Del resto in tutta Italia viene già organizzata dal C.O.O.U., una volta all’anno, la manifestazione “Circoliamo”, una campagna di informazione che ha lo scopo di sensibilizzare i cittadini sulla raccolta di oli di motore.

Questa è una delle iniziative a cui partecipa la Gisca, infatti, sempre grazie alla collaborazione con i consorzi, sono a disposizione  nei porti dei gazebo con i contenitori per la raccolta di rifiuti speciali vari prodotti dalle imbarcazioni. 

Credo di aver appreso abbastanza. Sono passate due ore e la Signora Rossella Giuliani, tra una telefonata e l’altra, è riuscita a rispondere a tutte le mie domande. Penso fra me e me che ne abbia fin sopra i capelli.

Ci stringiamo la mano e ci auguriamo che da quest’incontro nasca qualcosa… 

h. 12.30

Mi fermo qualche secondo di fronte a un’enorme cisterna, poi esco dal cancello e salgo in auto. Sulla strada di ritorno verso casa penso: qua finisce la prima parte della mia inchiesta.

Daniela

11 Responses to “Smaltimento oli esausti: diario di un’inchiesta”


  1. 1 emanuele 28/04/2010 alle 09:11

    Buongiorno,mi chiamo emanuele sono un dipendente LAORE Agenzia per l’agricoltura,in questo momento sto lavorando in collaborazione con la collega Carla per definire la bozza di un protocollo d’intesa Tra Provincia,Associazioni di categoria e Comuni ASL, riguardo allo smaltimento e conferimento dei rifiuti speciali prodotti in agricoltura (oli minerali,oli di frittura ,contenitori fitofarmaci,imballaggi ecc…) ho letto della sua ” inchiesta ,avrei piacere di sentirla ,per scambiare qualche informazione.cell.339-7448457 uff.0789-50538

  2. 3 Susanna Balestra 17/06/2010 alle 15:18

    Salve. Ho realizzato un progetto per la creazione di un’impresa privata che svolga la raccolta a domicilio degli oli vegetali di produzione domestica (solo domestica) per il mio comune…la cosa più complicata pare essere il capire se il Comune deve autorizzarci (accordo) per la raccolta e se la ditta che si occupa della raccolta dei rifiuti urbani solidi debba essere d’accordo o si tratterebbe di una iniziativa solo privata e come tale soggetta al libero mercato. Lei probabilmente nell’ambito della sua inchiesta ha già ottenuto risposte in proposito…è possibile scambiare qualche parola??

    • 4 socialmediares 18/06/2010 alle 14:51

      Salve. In realtà non credo di poter rispondere alla sua domanda in modo esauriente. La materia è un po’ controversa e le leggi sono tante e di difficile applicazione. Il tema oli esausti “casalinghi” poi è lo scarica barili perchè non si sa bene a chi competa. Essendo rifiuti speciali sono sicuramente necessarie delle autorizzazioni e l’iscrizione a un albo. Nel caso può contattare il CONOE, il consorzio che si occupa degli oli vegetali esausti e se non riesce a risolvere il problema può contattare la titolare della Gisca Ecologica di Sassari, che è una persona molto disponibile.
      saluti

  3. 5 Joel 03/08/2010 alle 10:54

    Ho trovato questo articolo molto interessante , ti ringrazio moltissimo.
    Ho condiviso questa pagina nel mio gruppo su Facebook , perchè possa essere utile anche ad altri.
    Grazie ancora.
    Joel

  4. 6 Susanna Balestra 13/11/2010 alle 16:33

    Io ho avuto diversi incontri con amministratori locali ed ho parlato varie voltecon il CONOE. la situazione è questa: gli oli esausti di produzione domestica non sono classificati come rifiuto speciale,ma urbano(come qualunque rifiuto prodotto dai privati cittadini nelle loro case). Di conseguenza la raccolta compete alla ditta che svolge per conto del comune la raccolta di tutti i rifiuti solidi urbani…

  5. 7 roberta 16/01/2011 alle 19:46

    In effetti è veramente strano che il Comune di Sassari, così sensibile alla sensibilizzazione dei cittadini e alle politiche ambientali, se non altro perchè “tirano” elettorato (scusate la malignità ma sto arrivando a questa conclusione), ometta un tema così delicato.. Anche io raccolgo l’olio di casa in bottiglie da due litri, vivo da sola e per riempirne una ci impiego due anni, dopo di che lo porto all Autoparco, il cui personale fa capire però che ti sta quasi facendo un favore.
    A me l’idea di buttare l’olio nello scarico del lavandino ha sempre fatto senso, fin da quando avevo otto anni..
    Chiudo con un’amara considerazione, oggi sono stata a Platamona, i riflessi grigi e plumbei del mare e tre petroliere all’orizzonte mi hanno fatto venire il nodo in gola.. Perchè ci stiamo svendendo così? Perchè nessuno si ribella? Perchè i comuni di Sassari, Porto Torres e Sorso non prendono decisioni vere?

  6. 8 Andrea 14/02/2011 alle 14:54

    Buon articolo e ottima iniziativa. Ma non basta: io ho trovato l’articolo cercando il modo di poter smaltire in modo civile l’olio esausto alimentare, e purtroppo non è facile trovare informazioni.Io sono dispostissimo a raccogliere l’olio in un bidone da 5 litri e, quando il bidone è pieno, portarlo all’autoparco ( se lo accettano) o anche alla Gisca. Ho visto che i dati di conferimento degli oli sono ridicoli (i Kg conferiti corrispondono a quanto può “produrre” un condominio di medie dimensioni). Bisognerebbe muoversi per sensibilizzare ed informare maggiormente i cittadini, e ancora prima gli operatori e le strutture interessati alla raccolta.

  7. 9 Naoko Yamase 24/03/2011 alle 15:43

    Sono una studentessa in facoltà di Disegno Industriale. E ho scelto come la tema del tesi di laurea, la sistema di raccolta dei oli vegetali esausti uso domiciliare.
    Per motivo del lavoro di mio marito, siamo trasferiti da Preganziol in provincia di Treviso, dove la raccolta differenziata è obbligatoria, a Giba in provincia di Carbonia-Iglesias.
    A Preganziol raccoglievo gli oli in bottiglia di plastica e quando ne ho abbastanza, portavo io al centro raccolta differenziata, dove c’è un contenitore a cui versare dalle bottiglie, e poi le bottiglie sporche, le dovevo portare a casa per gettare come rifiuto solido secco.(perché per rifiuto solido secco, si paga! Avevamo i bidoni per secco, umido, carta, plastica-vetro-lattina, vegetale. Ogni svuotamento del bidone di secco viene contato e ogni svuotamento ci costa 11 euro circa.Così la gente fa la differenziata più possibile!)
    Visto che fare tutto questo è una scocciatura, ho pensato di realizzare il progetto di un bidone per oli esausti da mettere nei punti dove la gente passa spesso, come supermercati ecc.(Idea è fare un contenitore come quello per le pile)
    Certo, ci sono sacco di problemi da risolvere come scritto da Daniela, il rischio di rovesciamento ecc. Ma dovrei trovare un soluzione.

    Quando sono arrivata qui a Giba, per chiedere gli informarmi della raccolta differenziata, ho chiesto anche come smaltire gli oli esausti alla gente di comune. E ho avuto la risposta molto sorprendente:”Non ritiriamo gli oli. Io li do al mio cane. La gente scarica nello scarico dell’acqua o nei terreni.”
    Gli ho spiegato il mio particolare interesse sul tema per motivo di studio, e mi ha suggerito di finire il progetto e suggerirlo al sindaco.
    Facendo la ricerca sul teme su internet, ho letto vostro articolo, e ho saputo che dappertutto in Sardegna, la raccolta degli oli esausti è una cosa molto difficile.

    Andrò avanti con il mio progetto, e quando avrò finito, vi farò sapere.

  8. 10 simone 26/04/2011 alle 17:36

    salve, sono un giovane che vorrebbe iniziare un attività di raccolta di rifiuti speciali, ma non so da dove cominciare. Chiedo a voi se fosse possibile delle info in merito!grazie

  9. 11 massimo 29/07/2012 alle 08:26

    massimo faccio parte di un azienda che si occupa per il ritiro e trasporto di rifiuti recuperabili e speciali anche attrezzati per il ritiro olii vegetali esausti per qualsiasi info chiamatemi il mio cell3476196275 a presto


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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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