Pandemia e “panpsicosi”

Protagonista indiscussa del 2009, ha occupato le prime pagine della stampa, a lei sono stati dedicati i pezzi di apertura dalla maggior parte dei telegiornali nazionali e internazionali. Non è una star hollywoodiana ma la temutissima influenza A/H1N1.

A partire dall’aprile dello scorso anno ha iniziato a invadere i nostri pensieri, a diventare mese dopo mese un pericolo che, partendo dal Messico, avrebbe raggiunto celermente anche il vecchio continente e si sarebbe diffusa nel resto del mondo.

Inizia così il viaggio dell’influenza A/H1N1.

Il responsabile è un virus che circola regolarmente tra i suini senza causare loro gravi danni ma che ha iniziato ad attirare l’attenzione su di sé al momento della prima mutazione, avvenuta in Messico, responsabile della sua trasmissione dall’animale all’uomo. Un ulteriore grado di preoccupazione è stato raggiunto in seguito a una seconda mutazione del virus, quella che ha permesso la trasmissione da uomo a uomo.

È l’11 giugno quando dall’Organizzazione Mondiale della Sanità arrivano notizie allarmanti: si sarebbe di fronte alla pandemia del XXI secolo.

Ma a cosa ci si riferisce quando si parla di “pandemia”? 

Si tratta della diffusione rapida su larga scala di una malattia infettiva, senza limiti di regione o continente.

Dunque si può facilmente capire il motivo per il quale organizzazioni internazionali e media si facciano vettori di notizie preoccupanti che iniziano a gettare nel panico un numero sempre più ampio di persone. Così, nel mese di luglio, anche in Italia si inizia a essere un po’ frastornati e confusi sul da farsi per affrontare la pandemia.

Ci si addentra, a questo punto, nella giungla di dichiarazioni da parte di rappresentanti istituzionali e di organismi sanitari che terranno d’ora in poi altissima l’attenzione nei confronti dell’influenza A.

Se l’attacco virale e mediatico ha avuto inizio, non resta che combattere la guerra con le armi messe a disposizione per legittima difesa: i vaccini.

È settembre quando il Viceministro Fazio firma l’Ordinanza “Misure urgenti in materia di profilassi vaccinale dell’influenza pandemica A/H1N1”, volta a individuare le categorie di persone da sottoporre a vaccinazione:

  • personale sanitario e socio-sanitario;
  • donne al secondo e terso mese di gravidanza;
  • persone affette da malattie croniche.

Successivamente i criteri di selezione per le persone a cui somministrare il vaccino oscilleranno, soprattutto per quanto riguarda le varie fasce d’età. Proprio questa confusione e mancanza di chiarezza porterà come conseguenza l’incertezza e la perplessità nell’effettuare il vaccino.

Nel mese di novembre l’unico dato certo, non numerico, è che si sia ormai in piena psicosi da influenza A. I pronto soccorso delle città italiane sono sovraffollati da persone che temono di avere contratto il virus, numerosi sono coloro che per limitare i rischi girano per strada con le mascherine sul viso, si percepiscono quasi come “untori” coloro che, magari di ritorno da un viaggio all’estero, accusano qualche sintomo influenzale e osano lasciarsi scappare uno starnuto all’interno di un luogo pubblico. 

Intanto continuano ad arrivare quotidianamente i missili delle stime numeriche dei potenziali contagi eppure, nonostante questo, un sondaggio condotto dall’Università la Sapienza di Roma rivela che il 44% dei medici e l’80% degli infermieri si dice contrario al vaccino.

Ecco una delle tante anomalie dell’influenza A.

Nello stesso mese, infatti, il Codacons annuncia una diffida al Ministero della Salute e chiede prove che dimostrino che il vaccino contro il terribile virus sia sicuro. L’insicurezza sarebbe da ricercarsi sull’uso di un adiuvante a base di squalene. Si ipotizza, infatti, una relazione tra i problemi di salute dei veterani della guerra del Golfo e la presenza di squalene nei vaccini loro somministrati.

La risposta del Consiglio Superiore della Sanità certifica la sicurezza del vaccino ma l’opinione pubblica è divisa tra sostenitori e contrari a quella che viene mostrata come unica possibile difesa contro il virus letale.

L’Italia, prevedendo di vaccinare il 40% della popolazione, si mostra tra i paesi europei più oculati nell’acquisto dei vaccini, ordinando 24 milioni di dosi dalla casa farmaceutica Novartis, per un costo di circa 184 milioni di euro. Delle dosi ordinate ne sono state effettivamente consegnate 12,7 milioni e utilizzati complessivamente circa 900 mila flaconi. Dato il poco afflusso di persone sottopostesi a profilassi, anche l’Italia si ritrova ora con milioni di dosi in eccedenza, esattamente come la maggior parte dei Paesi che ha acquistato quantità milionarie di vaccino.

L’Oms ricorda ancora che non si è debellata l’influenza A, ma certamente non si è più in una fase di emergenza pandemica. Ora che la fase clou dell’influenza A sembra esser passata non si sente quasi più parlare del virus letale che ha ossessionato milioni di persone per mesi.

Stando ai dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità il 5 marzo scorso,  complessivamente in tutto il mondo i decessi causati da influenza A sono stati 16.684. In Italia sono stati accertati 1.912 casi e le persone che hanno perso la vita a causa delle conseguenze di questo virus sono state 229.

Si tratta di vite umane pertanto l’argomento è estremamente delicato, però se valutato in maniera oggettiva, il dato numerico è sicuramente distante dalle stime allarmanti diffuse nel primo periodo della pandemia, quando si faceva riferimento a miliardi di possibili contagi.

In Italia numerose sono state le perplessità riguardanti l’andamento dell’influenza A: portavoce istituzionali che veicolavano notizie spesso contrastanti, mancato coordinamento nazionale effettivo nel rifornimento delle dosi di vaccino alle Regioni, per cui in alcune la profilassi contro il virus H1N1 è iniziata in anticipo o in ritardo rispetto ad altre e, da non dimenticare, la continua tensione alimentata quotidianamente dalle notizie diffuse dai mezzi di comunicazione di massa. A emergenza passata, in Italia ci si può ritenere fortunati per l’andamento complessivo della situazione, sarà merito forse di Topo Gigio che ha spiegato negli spot televisivi le cinque regole fondamentali per evitare il contagio del virus?

Senza nulla togliere all’efficacia del simpatico personaggio amato da grandi e bambini, forse sarebbe il caso di domandarsi se le stime numeriche di miliardi di potenziali vittime non fossero esagerate. Ci si dimentica che, solo in Italia, per le conseguenze dell’influenza stagionale legate spesso al peggioramente di problematiche pregresse, muoiono ogni anno circa 8 mila persone. E siamo così smemorati da non ricordare che già con l’Aviaria e la SARS si era parlato qualche anno fa di pandemie devastanti per l’intero pianeta.

Arriva il 2009 ed ecco milioni e milioni di persone perdersi nuovamente nel turbine del terrore virale, esser schiave di immaginari apocalittici, vittime delle proprie paure prima che del virus influenzale.

Sarebbe interessante capire se ogni volta che inizia a circolare nel mondo un  virus potenzialmente letale che si rivela in seguito meno pericoloso del previsto si tratti solo di fortuna o se, dietro questi flussi virali, mediatici ed economici, ci sia qualcos’altro.

A partire dal febbraio scorso le regioni italiane stanno restituendo al Ministero della Sanità le dosi di vaccino non utilizzate, e così si sta procedendo negli altri Paesi europei, ma quale sarà la loro destinazione ora? Da più parti è arrivata la proposta di donare almeno il 10% delle dosi non utilizzate ai paesi più poveri, un’azione caritatevole, un “ethical-washing” si potrebbe definire, un modo per lavare la coscienza degli Paesi più ricchi del mondo. Sarebbe, soprattutto, un modo per smaltire quantità di vaccino in eccesso a costo zero, concedendo agli Stati più ricchi di mostrarsi come paladini della tutela della salute pubblica nei Paesi in via di sviluppo.

Ma di fronte ai miliardi di spesa sostenuti in gran parte inutilmente dai paesi del Nord del mondo per arginare l’influenza A, qual è stata la loro attenzione nei confronti delle epidemie che devastano da decenni le popolazioni più povere? Si pensi solo all’altissima diffusione di malaria e Aids in Africa.

Seguire le turbolenze dell’influenza A nel 2009 potrebbe forse servire a far scatenare un pensiero più critico ogni qual volta si venga assaliti da scenari disastrosi di fronte ai quali ci si sente disarmati. Difficile capire e andare alla radice delle tante possibili menzogne o verità intorno all’influenza A, ma sarebbe bene non dimenticare che ancora prima del vaccino siamo tutti potenzialmente in possesso di un’arma molto efficace, il pensiero critico. Forse questo non ci salverà dal contagio di un virus, ma certo potrebbe limitare in futuro la diffusione di psicosi planetarie.

Luisella Cossu

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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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