Tumori:la plastica torna sul banco degli imputati

Alla fine dell’estate del 2008 circolava da una casella di posta elettronica all’altra la seguente mail:

“A tutte le mie amiche e miei amici così che la girino anche loro
alle ragazze, alla moglie, alle sorelle, alla mamma, alle zie ed amiche ecc.
Acqua in bottiglia di plastica che si lascia in macchina:
Se sei una di quelle persone che lascia la sua bottiglia di plastica
in macchina, durante I giorni caldi e bevi l’acqua dopo, quando
torni in macchina, corri il rischio di ammalarti di cancro al seno!

… Sheryl Crow ha detto, nel corso del programma di Ellen,
che in questa maniera aveva contratto il cancro al seno.
I medici hanno spiegato che il caldo fa sì che la plastica emetta
tossine, tossiche che portano a contrarre il cancro al seno. Le tossine
tossiche della plastica sono le stesse trovate nei tessuti dei
seni con cancro. Di conseguenza, per favore, NON bere da quella
bottiglia che hai lasciato in macchina e diffondi questa
informazione a tutte le donne della/nella tua vita (che
conosci)
Questo genere d’informazione sono quelle che dobbiamo
sapere affinché tutte le donne siano a conoscenza e possano forse
salvarsi da questa orribile malattia …
…PER FAVORE NON TENERE SOLO PER TE QUESTA INFORMAZIONE …”

Nell’aprile del 2008 era già apparso sulla rivista “Terra Nuova”, mensile che si occupa di ecologia,  un articolo che lanciava l’allarme già partito dal Canada, secondo cui le bottiglie di plastica non sarebbero sicure per la salute. Il bisfenolo A (BPA) è una sostanza chimica nociva che anche in basse quantità può accelerare la pubertà, aumentare i rischi di tumori al seno, alla prostata e può causare problemi neurologici, oltre che danni al feto durante la gravidanza.  Gli studi fatti sui roditori evidenziano numerosi effetti nocivi. Essa agisce come un estrogeno artificiale ed è largamente usata nella produzione di imballaggi alimentari quali bottiglie, rivestimenti interni di lattine e contenitori vari. Si tende a pensare che la plastica sia un composto stabile, mentre i legami chimici del biosfenolo A risultano alquanto instabili, per cui esiste un elevato rischio che gli alimenti che si trovano all’interno di contenitori di plastica subiscano delle contaminazioni.

L’autorità europea per la sicurezza alimentare fissa il limite di sicurezza in 5 microgrammi al giorno per ogni chilogrammo di peso corporeo, la cui misurazione non sembrerebbe alla portata di tutti. All’epoca le autorità italiane decisero di evitare allarmismi, in attesa di ulteriori chiarimenti.

Il governo canadese, nel maggio del 2008 annunciò l’intenzione di proibire la commercializzazione di biberon in plastica, perché anch’essi contengono BPA che può avere anche ripercussioni nello sviluppo cerebrale dei bambini.

La Società Italiana di Pediatria consiglia di abbandonare la diffusa abitudine di sterilizzare i biberon ad alte temperature, operazione che favorirebbe l’emanazione della tossina, e di lavarli con acqua e sapone, dato che un bambino in buona salute dovrebbe avere un sistema immunitario in grado di difendersi da attacchi batterici.  Sarebbe inoltre opportuno cambiarli qualora fossero troppo usurati e favorire l’utilizzo di quelli in vetro.

Nel frattempo in Italia si iniziano a contare iniziative che inibiscono l’utilizzo di bottiglie di plastica.

Già dal luglio del 2008 nel territorio provinciale di Firenze, all’interno dei circoli Arci sono stati introdotti i distributori di acqua naturalizzata, che permetterebbero di risparmiare un milione di bottiglie di plastica all’anno. Una cifra importante se si pensa che per smaltire una bottiglia il costo è di 0.08 centesimi, mentre per produrla si impiegano circa 7 litri di acqua, 162 grammi di greggio e si sviluppano 100 grammi di gas serra, per cui si risparmierebbe molto sia sui costi di smaltimento sia in termini di inquinamento.

E finalmente qualcuno ha pensato al caro “vuoto a rendere”. L’Italia è il paese che detiene il record del consumo per il confezionamento dell’acqua. Ed è un’abitudine incomprensibile per i tedeschi che acquistano birra, acqua e succhi di frutta prevalentemente col vuoto a rendere.

La Provincia Autonoma di Bolzano sta cercando di educare, o meglio rieducare, i propri cittadini a questa buona abitudine per la quale è stata avviata una campagna di sensibilizzazione. La bottiglia del vuoto a rendere si può riutilizzare fino a 50 volte e quando non è più possibile viene riciclata e rimessa in circolazione. La campagna si è preoccupata di informare non solo sui risvolti ecologici, ma sui possibili danni alla salute causati dalla plastica.

Secondo i risultati di alcune ricerche pubblicati sulla rivista per consumatori austriaca “Konsument”  l’acqua gassata contenuta in 21 delle 25 marche analizzate, conterrebbe  residui di acetaldeide, una sostanza tossica non trovata invece nell’acqua minerale naturale.

http://www.aamterranuova.it/aamterranuova_salutee.asp

Nel 2008 Federazioni di categoria, associazioni ambientaliste e grandi aziende del settore delle bevande hanno avviato una collaborazione per il primo progetto che vede il ritorno del vuoto a rendere nei bar e ristoranti italiani. E se non si vedono segnali dall’alto, la maggior parte delle iniziative arrivano dai cittadini che in varie parti d’Italia si stanno muovendo per presentare proposte di legge.

Daniela

5 Responses to “Tumori:la plastica torna sul banco degli imputati”


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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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