Vecchie e nuove schiavitù

La prostituzione rappresenta uno dei problemi più controversi della nostra società.

Da molti tollerato come una necessità storica: è il mestiere più antico del mondo, persino produttivo, e poi, del proprio corpo ognuno fa quel che vuole, no?

Magari, a sostegno della propria tesi, si immaginano le prostitute come tante Bocca di Rosa.

Altri, invece, considerano la prostituzione una questione di “ordine pubblico”, e le “operatrici del sesso” come della spazzatura da rimuovere dalle strade perché, mostrandosi pubblicamente in abiti succinti, offendono la morale pubblica. Come se la televisione non ci avesse già abituati a modelli simili!

Ma tutte le remore e i dubbi su questo tema sono leciti. Non è mia intenzione proporre una soluzione ma, morale a parte, porre l’attenzione sul fatto che nella maggior parte dei casi si parla di donne, uomini e bambini, privati dei loro diritti umani e ridotti in schiavitù.

Si ha una vera e propria “tratta di schiavi” nel momento in cui si verifica il trasferimento di persone, magari dai loro paesi d’origine, con l’inganno o la violenza, finalizzato al lavoro forzato, alla servitù o a pratiche assimilabili alla schiavitù. Questo fenomeno rappresenta una forma di prigionia perché i trafficanti usano la violenza, minacce e altre forme di intimidazione per costringere le vittime a lavorare contro il proprio volere.

In Italia, secondo l’ultima indagine specifica della commissione Affari Sociali della Camera, le prostitute sarebbero dalle 50.000 alle 70.000. Almeno 25.000 sarebbero immigrate, 2.000 minorenni e più di 2.000 le donne costrette con la forza a prostituirsi.

Sempre secondo l’indagine, il 65% delle prostitute lavora in strada, il 29,1% in albergo, il resto in case private. Il 94,2% delle prostitute sarebbero donne, il 5% transessuali e lo 0,8% travestiti. La maggiore concentrazione di prostitute è in Lombardia con il 40% seguita dal Piemonte con il 21%, forse a causa dal maggiore potere economico.

La politica repressiva nei confronti dell’immigrazione, conseguente all’introduzione della L.189/02, la cosiddetta legge “Bossi-Fini”, nonché alla proposta di legge Bossi-Fini-Prestigiacomo che vieta la prostituzione in strada (C 3826 del 26 marzo 2003), ha determinato, in questi anni, il progressivo trasferimento del commercio sessuale dalle strade al chiuso, in luoghi differenziati: la prostituzione è così divenuta in gran parte sommersa, invisibile, e le donne esposte a maggiori rischi.

Oggi gran parte gran parte della prostituzione è praticata all’interno di appartamenti e camere d’alberghi o è mascherata dietro professioni socialmente accettate, quali hostess per attività d’accompagnamento, massaggiatrici e intrattenitrici all’interno di night club. Le difficoltà di contatto delle Unità Mobili con le donne vittime di tratta, divenute soggetti ancora più deboli proprio perché difficilmente raggiungibili, sono di fatto considerevolmente aumentate. Per arginare tale problema, l’Assessorato alle Politiche Sociali della Provincia di Foggia ha promosso un progetto encomiabile, denominato Roxana, con lo scopo di fornire protezione e supporto alle vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale.  Per questo programma è stata ideata una campagna d’informazione da diffondere tra le prostitute, tradotta in diverse lingue, su come proteggersi dalla contrazione di malattie veneree, e soprattutto per sapere a chi rivolgersi in caso di necessità.

roxana_2000

La Helen Bamber Foundation,

un’organizzazione che sostiene le vittime di violazioni dei diritti umani, con sede nel Regno Unito, in collaborazione con The Body Shop, ha promosso un video shock per sensibilizzare l’opinione pubblica sul dramma della prostituzione che ogni anno coinvolge migliaia di  donne e bambine. A prestare il proprio volto per la campagna Trafficking is a torture è la due volte premio Oscar Emma Thompson. La donna impersona una prostituta che racconta la propria vita, e di come la prostituzione forzata l’abbia privata della sua identità.

Di indubbio effetto emotivo, il video ci pone senza schermi di fronte a una realtà orribile, ma soprattutto ci riporta nuovamente di fronte alla questione se sia o meno lecito adottare un tono potente e duro per attirare l’attenzione sul messaggio che si intende trasmettere.

Laura Bocchiddi

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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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