L’AGRICOLTURA SOCIALE

Per “agricoltura sociale” si intende l’insieme delle attività e delle esperienze in campo agricolo, in cui vengono coinvolte persone con diverse forme di svantaggio o disagio sociale. Esse hanno bisogni “speciali”, problematiche sanitarie o difficoltà sociali particolarmente gravi. Si ha un occhio di riguardo anche per persone che hanno perso il lavoro, o che lo mantengono in condizioni precarie e che, nelle attività agricole, trovano un modo per integrare il proprio reddito.

Si va dalla coltivazione in serra al lavoro con gli animali; in questo modo si cerca di promuovere l’inclusione sociale e lavorativa dei soggetti interessati, cercando di dare un senso alle loro capacità e un significato concreto alle loro vite.

Questo tipo di attività nasce dalla solidarietà e dai valori di reciprocità e mutuo aiuto che caratterizzano le aree rurali del nostro Paese. La sua funzione sociale è data dal particolare intreccio tra la dimensione produttiva, quella relazionale con piante ed animali, e quella familiare e comunitaria che scaturisce dai rapporti che si creano all’interno delle aziende.

Oggigiorno, l’ “agricoltura sociale” è messa in atto in modo sempre più consapevole in strutture che utilizzano processi produttivi agricoli e operano attraverso reti di relazioni: le “fattorie sociali”.

La Carta costituzionale dà il fondamento all’ “agricoltura sociale” nell’articolo 3: impone alla Repubblica italiana di rimuovere tutti gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese; l’articolo 44, inoltre, finalizza l’intervento pubblico in agricoltura alla cura della qualità del territorio e al perseguimento della giustizia sociale.

Il valore etico di queste attività è rintracciabile anche nel carattere universalistico dei diritti umani fondamentali: accesso equo alle risorse della Terra e inclusione sociale di tutti, senza alcuna distinzione!

Ma quali sono le opportunità che può offrire una “fattoria sociale”?

– Servizi terapeutici, riabilitativi e di inclusione sociale con attività rivolte a persone con disabilità fisica o psichica, anziani, malati terminali, donne che hanno subito violenza, lavoratori extracomunitari, persone in situazione di dipendenza, detenuti ed ex detenuti;

– Servizi educativi con attività rivolte alla fascia di età prescolare (agrinidi) e organizzate in aziende agricole singole o associate, oppure svolte da enti pubblici, privati e privato-sociali che, pur non configurandosi come imprese agricole, impiegano risorse agricole e rurali;

– Inclusione lavorativa di soggetti in situazioni di svantaggio o disagio sociale per realizzare il loro percorso di autonomia.

Le aziende agricole possono essere singole o associate, oppure cooperative sociali, enti pubblici e privati, fondazioni e onlus che – pur non configurandosi come imprese agricole – impiegano risorse agricole e rurali nelle loro attività.

Il fatto che si punti prevalentemente ad un traguardo di tipo “sociale” non vuol dire che non ci sia una resa in termini economici. Al contrario, le necessarie innovazioni che vengono introdotte nell’attività produttiva per favorire il coinvolgimento delle persone con svantaggi e disagi, e la diversificazione dei mercati dei prodotti agricoli (dove emerge una preferenza crescente verso i prodotti con contenuto etico), sono tutti fattori che consentono facili miglioramenti in questo settore.

L’orientamento verso comportamenti coerenti con la sostenibilità dell’ambiente e la giustizia sociale, porta a seguire specifici percorsi aziendali e territoriali di Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI) fondati sull’inclusione sociale e lavorativa di persone in situazioni di svantaggio o di disagio, sul rispetto delle norme contrattuali e di sicurezza dei luoghi di lavoro, sulla valorizzazione di nuovi profili professionali, sull’adozione di processi agricoli integrati o sull’agricoltura biologica.

Oltre a svolgere l’attività produttiva agricola, la “fattoria sociale” si occupa spesso anche altre attività: manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione di prodotti aziendali; attività agrituristiche, didattiche, ecc…

In Italia non è mai stato fatto un censimento completo delle “fattorie sociali”presenti sul territorio. A fine 2003, l’Istat ha rilevato 471 cooperative sociali che svolgono attività agricole per l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Tra il 2003 e il 2005 sono diventate 571 con un aumento del 21%, un dato in netta controtendenza rispetto a quello delle imprese agricole tout court.  Questo perché si sta sviluppando la tendenza a sperimentare strategie di sviluppo dal basso: pieno utilizzo delle risorse locali e rafforzamento di reti tra soggetti diversi (cittadini, imprese e istituzioni).

Accanto alle cooperative sociali vanno considerate anche le associazioni onlus, le fondazioni, gli enti pubblici e privati e le numerose aziende agricole private che svolgono attività di “agricoltura sociale”.   L’Aiab (Associazione italiana per l’agricoltura biologica) ha elaborato un primo censimento parziale da cui si ricava che nel nostro Paese esistono più di un centinaio di aziende biologiche che praticano l’ “agricoltura sociale”.

Ma questo non è un fenomeno solo italiano. Esperienze significative sono presenti anche in Olanda, Norvegia, Francia, Germania e Belgio. In Olanda, Belgio e Norvegia prevalgono tipologie fondate su aziende agricole for-profit; in questi paesi le attività terapeutico-riabilitative svolte in ambito agricolo sono state riconosciute dalle istituzioni pubbliche. In tutti gli altri Paesi, compresa l’Italia, sono invece realtà legate prevalentemente al terzo settore.

Esiste anche una “Rete Fattorie Sociali”. È un’associazione di promozione sociale senza fini di lucro, nata nel 2005.   Al suo interno sono raggruppati diversi soggetti che, a vario titolo, sono coinvolti in esperienze di “agricoltura sociale”: persone con svantaggi o disagi, agricoltori, operatori sociali, ricercatori, professionisti, tecnici, enti, associazioni, cooperative, fondazioni, istituti.    Il metodo d’intervento di questa articolata rete di persone e organizzazioni è fondato sulla cittadinanza attiva e sull’ azione partecipativa.

Nell’associazione non sono comprese tutte le realtà di “agricoltura sociale” esistenti,  – che sono variegate e diffuse su tutto il territorio nazionale – ma si propone come sponda per aggregazioni più ampie con l’obiettivo di dare vita, insieme alle altre reti esistenti nelle diverse realtà territoriali, a una “Comunità di pratiche dell’agricoltura sociale” in grado di interfacciarsi anche con esperienze già avviate in altri Paesi europei.

Sempre all’interno dell’associazione è stata creata, su base volontaria, la “Rete dei Saperi e delle Conoscenze” formata da ricercatori, professionisti e operatori.  L’obiettivo è quello di confrontare le tematiche emergenti da questo tipo di agricoltura con il mondo della ricerca. L’Associazione svolge inoltre attività di animazione, formazione, informazione, divulgazione e promozione dell’ “agricoltura sociale”. In particolare, la “Rete” promuove nuovi modelli d’uso delle risorse produttive ambientali e culturali dei territori rurali e periurbani.

Cristian Barracu

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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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