Romania, piacere di conoscerti?

Nell’Ottobre 2008 parte una campagna d’informazione dal titolo “Romania, piacere di conoscerti”.

La campagna è stata finanziata dal Governo romeno per rispondere al sentimento di intolleranza sempre più dilagante verso i cittadini romeni nel nostro paese.
Una novità senza precedenti: una Nazione che crea uno spot ad hoc non per pubblicizzare se stessa ma l’onestà dei propri cittadini.

Tutto nasce quando, alla fine del 2007, una donna italiana viene uccisa da un uomo di origine romena. Quando vittima e carnefice sono italiani i media non sentono l’esigenza di specificare la nazionalità dei protagonisti della vicenda, contrariamente a quanto accade quando invece l’omicida  è straniero.

Nel corso del 2008 episodi di violenza, omicidi ed altri crimini commessi da romeni sembrano moltiplicarsi sui titoli dei giornali. Non passa molto tempo e partono le prime rappresaglie contro uomini, donne, a volte persino bambini, senza nessuna colpa se non per il fatto di avere passaporto romeno.

Il governo di Bucarest, preso atto della situazione e per rispondere a questa emergenza, così come veniva definita dai media stessi, decide di intervenire attraverso una campagna di informazione realizzata dall’Agenzia Play Team.

In particolare la campagna era composta da: spot televisivi, sito web, annunci stampa ed eventi attraverso il Padiglione “Casa Romania”.

Analizziamo nello specifico la campagna di comunicazione.

Partiamo dal logo:

Tre mani che si incrociano riprendono i colori delle rispettive bandiere. Un’immagine talmente semplice da risultare forse banale. Probabilmente si poteva “osare” di più visti gli obiettivi della campagna e i rapporti tra i due Paesi. Mani che si stringono in segno di unione: basta questo per “accettare” lo straniero, in questo caso romeno?

Di seguito gli spot apparsi in televisione:

Come scrive l’agenzia stessa: “L’iniziativa, sviluppata per l’Italia dall’agenzia Playteam, vuole contribuire a creare la giusta percezione della comunità romena senza le generalizzazioni dei singoli fatti di cronaca. Lo farà con un approccio di tipo giornalistico, basandosi su delle reali esperienze dei romeni che vivono in Italia”.

I protagonisti della campagna infatti non sono modelli, ma romeni che abitano nel nostro paese, con un’ottima pronuncia italiana, che dichiarano di essere perfettamente integrati. Non ci sono effetti speciali o brevi sketch, come spesso accade nelle campagne sociali, ma si mostrano “persone”, quasi sotto forma di intervista, per dimostrare che quanto si dice è reale.

Queste sono invece le immagini apparse nei principali periodici nazionali:

Foto di giovani romeni sorridenti, in basso una breve storia della loro vita, dove per tutti il “lieto fine” è rappresentato dall’integrazione.

Tutte persone per bene, sposati, con un lavoro che gli permette di essere autosufficienti, quasi a voler rimarcare che non tutti i romeni sono degli sbandati, mantenuti o criminali.

Questo è l’indirizzo del sito internet della campagna: www.romaniapiacerediconoscerti.it.

Conteneva un documentario, gli spot pubblicati su giornali, riviste e reti televisive.
Avete provato a ciccarci su? No, il vostro browser non ha nessun problema. Semplicemente il sito non esiste più.
Problema risolto, campagna conclusa?

La campagna d’informazione “Romania, piacere di conoscerti” ha puntato su storie vere di persone comuni.
L’immagine che si vuole dare è quella di “brave persone”, “oneste”, “serie”, “integrate”, contro l’opinione dilagante che i romeni siano tutti “ladri”, “delinquenti”, “criminali”.

A una prima riflessione pare si vogliano combattere gli stereotipi con altri stereotipi cercando di vendere un’idea, quella che non ci sono solo i romeni cattivi, ma che esistano anche quelli buoni e ve li mostriamo, perfettamente integrati, con un perfetto accento italiano.

Basta l’immagine di una persona felice per far cambiare idea ad un italiano razzista o solo prevenuto nei confronti degli stranieri?

L’errore è stato quello di agire CON e non SUI media.

Si dovrebbe partire dalla causa di tutto questo sentimento di odio: dai mass media nazionali, i quali hanno contribuito ad accrescere la percezione negativa nei confronti degli stranieri e dei romeni in particolare.

La storia dei protagonisti degli spot non termina a video concluso o girando la pagina del giornale. La loro vita continua al di là della campagna d’informazione, così come quella di quasi 1 milione di romeni che vivono nel nostro paese. Non si può ridurre la vita di una persona, e quindi i suoi sogni, speranze, gioie e dolori in tre righe o in 30 secondi di video. C’è ben altro da conoscere e scoprire.

Il modo in cui le loro storie continuano non dipende dai governi ma dalle persone, da noi, dalla nostra capacità di accettarli e convivere insieme.

L’errore della campagna è aver puntato troppo sul concetto di “Integrazione” piuttosto che su quello di  “interculturalità”. Conoscere altre culture ed essere aperti verso gli altri è l’unica cosa che ci può rendere veramente ricchi.

Basterebbe riformulare la frase, perché il modo migliore per iniziare un’amicizia è presentarsi:

Valentina, piacere di conoscerti! Paste fericit tuturor,italieni şi români!

Valentina Sidore

3 Responses to “Romania, piacere di conoscerti?”


  1. 1 Laura 10/04/2010 alle 14:18

    Ciao,
    Mi chiamo Laura e sono una ex-studentessa di T.T.I laureata nel 2007. Ho letto l articolo del blog e ho provato a cliccare….inutile dire quanto sia grave il problema, e quanto sia stato “illuminante” anche il vostro articolo per il mio progetto. In questo momento mi trovo a Cambridge per un dottorato su studi sulle migrazioni e in particolare sulla percezione delle diversita’ in Italia, con lo scopo di analizzare la percezione delle comunita’ di Rumeni, Albanesi e Nord Africani. Il mio progetto e’ basato sull analisi di film Italiani sulle migrazioni e su come queste comunita’ vengono rappresentate. Ora risparmio tutta la “predica filosofico-accademica” ma il problema di manipolazione dei messaggi media e’ effettivamente di non poco valore nella societa’ Italiana, e questa campagna “pro-integrazione” e’ del tutto palese.

    Si punta sempre di piu’ al messaggio della tolleranza dell Altro intesa come integrazione: l Altro non puo’ essere semplicemente tollerato perche’ si rischierebbe di vivere con un vicino che non conosciamo, l ‘Altro deve essere vissuto!!!
    Il falso perbenismo Italiano che va sotto il nome “tolleranza” inasprisce gli animi e crea muri di pregiudizi e stereotipi che rafforzando l essere “Italiani” (concetto oltrettutto molto discutibile se si pensa tante divisioni che abbiamo anche con i nostri vicini di casa).

    Quello che a volte mi chiedo e’ in che misura davvero la societa’ Italiana, e’ in grado di creare di nuove generazioni non piu’ in grado di tollerare ma di beneficiare della diversita’? cos’e’ che rende l “italianita’” cosi’ italiana, cosi’ self-centred da non vedere oltre la cosidetta banidera tricolore? Il mio discorso non vuole essere solo politico (innegabile l influenza questo e’ ovvio) ma ho come l impressione che ci sia un senso di appartenenza, identita’…belonging che a volte viene esasperato in una sorta di neo-nazionalismo, quasi subdolo se mi permettete.

    Io mi considero un europea e se dal punto di vista Italiano un immigrata. Sino ad ora ho vissuto in UK, Irlanda e Irlanda del Nord, nessuno mi ha mai addittata per essere immigrata, nessuno mi ha mai detto di tornare a casa, ho un lavoro, e mi viene sempre data la possibilita’ di trovare un buon lavoro senza nessun esclusivismo di Englishness o Irishness, questo fa un enorme differenza, mi sentirei a casa anche nel piccolo paese, perche’ so che le persone beneficiano della mia esperienza e io della loro!

    Buon interculturalismo a tutti.

    Laura

  2. 2 valentinasidore 11/04/2010 alle 12:30

    Ciao Laura,
    di questa presunta volontà di integrazione si parla poco o niente. Con l’articolo ho cercato di puntare l’attenzione su questa campagna che non ha riscosso gli effetti voluti, anzi il contrario, generando l’ilarità di quelli che, come hai scritto tu stessa, si dichiarano italiani fino all’esasperazione. In parte conosco la condizione dell’immigrato, ho passato 7 mesi proprio in Romania, per cui son stata anche io una “straniera”. I problemi di integrazione ci sono dappertutto, essendo gli stessi romeni piuttosto chiusi (io son stata in Trasilvania e lì lo spirito tedesco impera).
    Penso anch’io che la parola Tolleranza sia ormai abusata e fuori luogo. Andrebbe piuttosto sostituita con Condivisione. Ma forse non siamo ancora pronti.
    Mi pare quasi che il governo romeno abbia cercato di rispondere sommariamente all’esigenza dei suoi cittadini di essere tutelati in un paese straniero attraverso questa campagna. Si poteva fare decisamente molto di più ed agire in maniera più efficace. In questo tipo di operazioni si vedono tutte le assonanze tra romeni ed italiani, due popoli molto più vicini di quanto si creda!

    Valentina

  3. 3 Alessandro 22/08/2011 alle 17:26

    Sono stato il project leader della campagna di comunicazione “Piacere di conoscerti” del 2008, occupandomi del coordinamento e realizzazione delle varie attività nonché delle relazioni col governo romeno.
    Nelle intenzioni del governo romeno la campagna era solo il primo passo di un’azione molto più ampia come portata e durata ma un cambio di governo ha fatto sì che il progetto si arrestasse. Non è certo con 3 mesi di campagna che si inverte la tendenza “razzistica” ma, come tutti i fenomeni culturali, è importante cominciare col “gettare il sasso nello stagno” e, da questo punto di vista, oltre alle reazioni scettiche, ci sono state moltissime persone che hanno visto l’altra faccia della medaglia e conosciuto una realtà meno visibile fatta di persone generose ed eccezionali. Bisogna continuare ….


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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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