SocialMediaRes – Naufraghe per un giorno

Tutto nasce da una chiacchierata tra noi ragazzi del gruppo SocialMediaRes, nome legato al blog che aggiorniamo settimanalmente per il corso di Comunicazione Sociale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Sassari.

Siamo tutti giovani tra i 25 e i 37 anni, già laureati ed iscritti alla Laurea Magistrale in Scienze dello Spettacolo e della Produzione Multimediale. Abbiamo alle spalle diverse esperienze lavorative per lo più saltuarie, piccoli lavoretti che ci hanno permesso di farci qualche soldino, ma che a livello di curriculum valgono poco e niente. Facciamo parte della nuova generazione, quella degli stagisti che, se fossimo ancora nel Medioevo, sarebbero chiamati “servi della gleba”. Lavoriamo gratis perché “non c’è lavoro”, “non abbiamo esperienza”, e “ci permette di allungare il brodo in curriculum”. Miriamo ad essere dei precari, così da guadagnare almeno qualcosa e forse un giorno, chissà quanto lontano, avremo un contratto a tempo indeterminato.

Quando un gruppo di noi, lo scorso sabato, è andato in visita dagli operai in cassa integrazione auto reclusi nell’ex carcere dell’Asinara, in molti hanno domandato come mai fossimo li, senza avere né amici né parenti “naufraghi”. Ecco perché: ci sentiamo vicini umanamente, perché questa condizione di precarietà appartiene anche a noi, studenti eterni stagisti, così come a loro, operai in cassa integrazione. Ci lega il punto di domanda davanti alla parola futuro.

Dall’idea della semplice visita alla realizzazione di qualcosa di concreto. Ed allora, munite di due videocamere, qualche fotocamera ma soprattutto tanta voglia di fare, decidiamo di recarci dagli operai per conoscerli ed intervistarli, perché se c’è una cosa che i nostri studi ci hanno insegnato è che prima di raccontare qualcosa bisogna toccarla con mano.

Sabato 27 Marzo, alle ore 8:30 mettiamo piede sull’ormai ribattezzato “Draghetto” Sara D che da Porto Torres ci condurrà all’Isola dell’Asinara, isola mitologica che oggi, finalmente, si mostra a noi con tutto il suo fascino arcano. Ora dello sbarco 10:00 del mattino, ci incamminiamo verso il molo e le operatrici di Tetris ci vengono in aiuto caricando i nostri bagagli  – carbonella, tiramisù della nostra cinesina tuttofare, e dolci sardi per i naufraghi – sulla loro macchina.

Quel tratto di mare è come se ci avesse condotto in una dimensione parallela, come se fossimo capitate nella Sardegna dei Grand Tour. Di fronte ai nostri occhi una terra fantasma. Edifici diroccati, stalle ed abitazioni dismesse con le loro finestre spalancate e buie. Sembrerebbe un luogo inquietante se non fosse per la luce chiara e diffusa, il profumo dei rovi e la presenza serena degli animali che si muovono indisturbati sull’isola. Gli asinelli, i falchi, i gabbiani e le capre dell’Asinara sembrano osservarci appena, forse incuriositi, forse disturbati dal nostro vociare entusiasta. L’isola non è minimamente impressionata dalla nostra presenza mentre noi ci accorgiamo subito di essere catturate da essa. Qui tutto è immobile. È come se il tempo, fermatosi improvvisamente, avesse ceduto il suo spazio alla natura divenuta finalmente padrona incontrastata di questa terra. È proprio vero quel che dice chi è sull’isola da tempo: sembra di stare in un’altra dimensione. Sarà il silenzio, il paesaggio o l’atmosfera che si respira, ma quando si è li ci si sente quasi disorientati. Sarà che siamo troppo abituati a stare in mezzo a tanta gente, ma una volta sull’isola ci si sente persi, come se non ci fossero più punti cardinali a cui far riferimento e l’effetto straniante aumenta ancor di più quando ci si guarda intorno e ci si rende conto che gli unici riferimenti e forme di vita umana sono rappresentati dalle vetture dei Carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia Forestale. Tanto dispiegamento di forze dell’ordine per un solo abitante dell’isola e per le migliaia di bestie in libertà.

La strada per il carcere è lunga ma non sembra pesarci. L’entusiasmo per questo viaggio e per il lavoro che abbiamo intenzione di svolgere è troppo. Vogliamo toccare con mano, sentire le storie di questi ragazzi coraggiosi, condividere le loro esperienze. Semplicemente fargli sapere che non sono soli nella loro lotta e che la loro rabbia è anche la nostra. Eppure quando li incontriamo sulla strada ci sembrano tutt’altro che degli esiliati. Non che ci aspettassimo dei banditi o degli eroi rivoluzionari alle prese con le insidie della macchia mediterranea, ma la naturalezza nella loro presa  di posizione ci lascia per un po’ sorprese. È questa la loro forza: non vogliono far politica, non vogliono guidare le masse o pretendere di essere dei rivoluzionari. La loro protesta è assolutamente civile e pacifica. È quello che ogni cittadino dovrebbe sentirsi in dovere di fare – sembrano dirci – protestare quando i propri diritti vengono calpestati. I ragazzi in cassa integrazione della Vinyls di Porto Torres ce lo spiegano presto. Comunicano con il resto del mondo tramite facebook, il loro blog “L’Isola dei Cassintegrati” e concedendo interviste a tantissimi quotidiani e telegiornali. Altro che ottusità e conservatorismo dei sardi!

Ci vengono incontro con il loro pandino bianco, guidato da Pietro Marongiu, meglio noto come il “Tiranno”, l’anziano dell’isola. Sembrano sorpresi della nostra presenza, né giornaliste né parenti, forse non si rendono ancora pienamente conto della potenza della loro forma di comunicazione e di protesta. Eppure ci accolgono subito con simpatia e familiarità, promettendoci tutto il tempo di cui avremo bisogno. Per ovvi motivi di spazio, ma con grande dispiacere, non possiamo accettare il passaggio sul pandino! Alla fine accettiamo quello di colui che scopriremo essere lo scultore dell’Asinara, l’unico abitante dell’isola, Enrico Mereu, ex guardia carceraria, il quale si offre di darci uno strappo nella sua, sin troppo carica, Jeep.

Il viaggio è abbastanza comico, la Jeep stracarica: Enrico al volante, Peppino il metereologo e la figlia di Enrico nel cofano, Nadia e Valentina più altri due sconosciuti sul sedile di dietro ed Emma e Laura accatastate sul sedile del passeggero. Subito si chiacchiera, ci viene chiesto da dove arriviamo, chi conosciamo dei “naufraghi” ed il perché della nostra visita. Ci sembra già di essere in famiglia o tra amici, ma ahimè, l’ilarità dura poco. Dopo appena un chilometro di tragitto degli efficientissimi fautori dell’ordine pubblico, vista la vettura oltremodo stipata di esseri umani, si volgono celermente al nostro inseguimento, certi di arrestare in tempo una probabile e temutissima disgrazia, ed invitando noi giovani donzelle a farcela a piedi! Non si dica che all’Asinara le forze dell’ordine oziano! E se un muflone o un asinello albino avesse improvvisamente   attraversato la carreggiata? Ringraziamo gli efficientissimi e celeri Carabinieri del loro tempestivo intervento. Verrà in nostro soccorso un’operatrice di Tetris a recuperarci nel bel mezzo di una salita.

L’incontro con gli operai è stato utile a confermare qualcosa che immaginavamo già: sono persone eccezionali, modeste, ma soprattutto con una capacità oratoria da far invidia a molti docenti universitari! Tra questi Pietro Marongiu, il più anziano del gruppo – 56 anni, 37 dei quali trascorsi all’interno dello stabilimento in questione – ribattezzato il “Tiranno”, nonché nostro mito. Con lui non sono necessarie domande, una volta accesa la telecamera è come un fiume in piena, il sogno di qualsiasi giornalista! Ci racconta la storia della Vinyls e del conseguente fallimento:

In passato fu Enimot, poi EVS, poi INEOS ed infine Vinyls, grazie ad un fantomatico “salvatore” della chimica, tale Fiorenzo Sartor, che fino a qualche tempo prima si era occupato di ponteggi.

Il problema degli operai della Vinyls, in cassa integrazione dal 23 novembre 2009, nasce nel momento in cui INEOS è costretta ad andarsene, perché lo stato italiano non consente più di fare investimenti. A questo punto inizia il balletto della rifornitura del dicloretano, la materia prima per fare il PVC, che viene prodotto nello stabilimento Cloro Soda di Assemini di proprietà dell’Eni. L’amministratore delegato decide improvvisamente di non fornire più la materia prima a causa dei vecchi debiti di INEOS, cosa piuttosto assurda visto e considerato che con la materia prima si può produrre così tanto da pagare tutti i debiti arretrati. Invece, da un costo di 70 euro la tonnellata si passa ad un costo di 270 euro la tonnellata. Per un certo periodo si riesce ad acquistarlo per quel prezzo, rivendendolo la settimana successiva all’India per 170 euro la tonnellata, cosa che, però, inevitabilmente porta al fallimento.

Il giudice fallimentare nomina tre commissari, tra i quali anche il vecchio direttore della Vinyls, ai quali affida il compito di capire come riavviare le produzioni e di verificare se sia possibile la vendita dell’azienda. Nel momento però in cui gli impianti devono essere riavviati per avere la fornitura – il 15 dicembre 2009 – Scaroni chiede una fidejussione bancaria, pretendendo una garanzia di 20 milioni di euro.

A questo punto scatta l’accordo tra le banche e il presidente del consiglio dei ministri e Scajola, ministro delle attività produttive, che decidono di non investire più visto il periodo di crisi, nonostante i soldi ci siano. È evidente che tutto questo sia una macchinazione ben architettata per chiudere la fabbrica, visto e considerato che Scaroni pensa che il tempo della chimica, in particolar modo quello del ciclo del clorosoda, in Italia sia finito da tempo.


Tra gli altri protagonisti della protesta, tanti giovani operai con i quali abbiamo avuto modo di confrontarci: Marco Olia, 31 anni, da 2 anni e mezzo alla Vinyls; Andrea Spanu, 31 anni; Emanuele Manca, 35 anni, capoturno all’impianto PVC, assunto nel giugno 1995. La semplicità e la chiarezza delle interviste fatte a questi ragazzi ci sorprende. La loro determinazione nel raggiungere un obiettivo, quello di riavere il proprio lavoro, ci fa restare a bocca aperta. Se non fossimo state presenti avremmo pensato che i loro discorsi fossero preparati tramite un gobbo che suggerisse cosa dire. Invece no, possiamo testimoniarvi che quello che dicono è spontaneo, pensato sul momento ed espresso in forma chiara e precisa. Tante le domande che avremmo voluto fare, poco il tempo a disposizione:

1. Ti senti simbolo di questa lotta che in realtà va oltre Porto Torres e quindi la situazione della Vinyls?

Si, mi sento un simbolo, perché oltre a difendere i 110 posti di lavoro della Vinyls, difendiamo anche i 4500 posti di lavoro che fanno parte di tutto il territorio adiacente al nostro polo industriale, di cui fanno parte indirettamente anche i lavoratori dell’Eurocop. Ci piacerebbe che l’Asinara diventasse l’isola dei cassintegrati di tutta Italia.

2. Pensi che questa lotta possa essere d’esempio anche per altri operai?

Ci credo fortemente, anzi non dovremmo farla morire qua. Una volta riavviati gli impianti non dovremmo far morire questo movimento, ma tenerlo vivo perché tanta gente, soprattutto il gruppo di facebook, si è rivista in noi, ci ha dato fiducia e tanta forza e quindi non possiamo disfare tutto e dire grazie e arrivederci. Sarebbe bene creare un gruppo, un’associazione che vada incontro alle esigente del territorio o dell’intera Sardegna.

3. Come si scandiscono le vostre giornate?

Le giornate sono piene. Sveglia alle 6 del mattino grazie ad un compagno di cella, l’anziano del gruppo (Pietro Marongiu il “Tiranno”) che ci dà la sveglia col suo vocione. Una volta svegli caffè, dopodichè qualcuno di noi si sposta in quella che chiamiamo la postazione internet, che in realtà è una cella libera, e sfogliamo i giornali online per vedere se si parla di noi e come se ne parla e ci informiamo su ciò che sta succedendo nel resto del mondo. Poi da un pò di tempo a questa parte abbiamo ospiti ogni giorno: giornalisti, politici, suore, preti o la visita di qualche gruppo o di qualche singolo che vuole offrire la sua solidarietà o uno scambio. Pensiamo sia più importante lo scambio umano piuttosto che il furgone carico di viveri, che comunque fanno piacere. Anzi, qualcosa l’abbiamo a nostra volta donata a persone che si trovano più in difficoltà perché non hanno neanche lo stipendio. Pranziamo, ci connettiamo ad internet e leggiamo le notizie che ci riguardano, poi riaccompagniamo gli ospiti al traghetto e sono già le 17:00 e così poco più della metà della giornata è passata. Poi una volta soli si torna a parlare tra di noi, a  fare il punto della giornata ed è già ora di cena. Poi chi ha un libro legge, chi ha un lettore ascolta musica o si sta su internet e così le ore passano.

4. Pensi che questa forma di protesta sia più efficace rispetto alle altre che avete già tentato?

Beh, parlano i numeri e i risultati. Noi abbiamo fatto occupazione dell’impianto che ha portato alla riassunzione di alcuni ragazzi che erano stati licenziati. Abbiamo bloccato il deposito degli autobus lasciando a piedi mezza Sardegna; abbiamo bloccato il deposito dei carburanti Eni; abbiamo bloccato l’aeroporto; abbiamo bloccato il porto impedendo ai passeggeri di sbarcare; abbiamo occupato la torre aragonese con un via vai di personaggi appartenenti alla politica, alla chiesa, o semplici cittadini ma nessuno ne ha mai parlato. Questa volta sembra che abbiamo fatto centro Abbiamo creato un movimento con cui abbiamo colpito il cuore delle persone. La gente si è chiesta come fosse possibile che degli operai andassero a mettersi in galera prima ancora che ce li mettesse lo stato. È stato un sistema molto efficace, e forse non ci rendiamo ancora conto di quello che abbiamo creato e della forza di questo movimento.

5. Che differenze ci sono tra l’Isola dei Famosi e l’Isola dei Cassintegrati?

Quali non ci sono, vorremmo dire! Quelli son li a fare spettacolo, noi siamo alla ricerca di uno spazio per parlare del nostro problema e ormai a parlare del problema dell’Italia. Vediamo un’Italia ferma, che non cresce, in cui le notizie vere vengono nascoste. I media sono in mano di qualcuno che tenta di nasconderle dietro star, starlettes, mignotte, trans e quant’altro. Noi invece portiamo un’Italia vera, di lavoratori che vogliono mantenere il proprio posto di lavoro. Noi non vogliamo la fama o l’ospitata in qualche trasmissione televisiva o in qualche discoteca per farsi due o tremila euro, non ci interessa. Se ci riavviano le produzioni noi siamo le persone più felici di questa terra. Noi parliamo di cose vere e lo facciamo con sincerità. Là parlano di cose finte e lo fanno anche con la falsità.

6. Cosa ti aspetti dal tuo futuro?

Io spero che nel giro di venti giorni ripartano gli impianti, altrimenti c’è da pensare male. Ho già preparato il passaporto, ma spero di usarlo soltanto in viaggio di nozze, perché mi voglio sposare e voglio sposarmi nella mia città, perché sono sardo e sardo voglio rimanere.

Dal punto di vista lavorativo spero nel riavviamento delle produzioni, di tornare tutti al lavoro, anche per quel che riguarda l’indotto e la cooperativa. Spero che anche le ragazze dell’Electa trovino presto una propria occupazione e una propria strada.

Io spero. Continuo a sperare che possiamo riprendere il nostro lavoro, che sappiamo fare benissimo, e spero di poter tornare a vivere una vita tranquilla come qualche mese fa, con la mia famiglia, che adesso è lontana, a farmi coccolare da mio figlio, farlo crescere bene senza dovergli spiegare dov’è il padre e perchè il padre non c’è. Avere una vita normale, questo mi aspetto dal futuro.

7. Cosa vorresti dire a tutti quelli che si trovano nella tua stessa situazione, non solo cassintegrati, ma anche precari e disoccupati?

Quando abbiamo iniziato questa protesta abbiamo voluto mostrare il lato testardo del sardo che non abbassa la testa di fronte all’ingiustizia. Questo dovrebbe essere il credo di tutti, alzare la testa e combattere fino alla fine.

Non bisogna mollare. Si fanno sacrifici, si soffre, perchè la situazione è triste e pesante ma bisogna essere uniti e portare avanti le proprie idee e le proprie ragioni.

Noi comunicatori avremmo molto da imparare da questi operai, non solo per quanto riguarda le capacità dialettiche, ma soprattutto per la voglia di lottare per un proprio diritto che forse in noi giovani si sta perdendo, quasi fossimo rassegnati ad abbassare la testa sin dall’inizio.

In passato gli operai sono stati considerati gente semplice, probabilmente a causa della bassa istruzione, o perché raramente avevano la possibilità di dire la loro. Questi ragazzi, perché anche i più maturi sono giovani nello spirito, hanno iniziato la loro battaglia per far riprendere la produzione negli impianti occupando strade, porti, aeroporti, stazioni degli autobus, torri. Niente di questo è bastato per avere una risposta da parte del governo e dell’Eni, società a cui fa capo l’azienda per la quale lavorano. Da qui nasce l’idea: occupare l’ex carcere nell’Isola dell’Asinara in concomitanza con l’avvio della trasmissione “L’isola dei famosi” e ribattezzare la loro lotta come “L’Isola dei cassintegrati”.

A prima vista questa operazione è semplice, ma riflettendoci meglio non lo è. Hanno saputo piegare alle proprie esigenze quei mezzi di comunicazione che prima li avevano ignoranti, riutilizzando i media per far passare il proprio messaggio: “ci togliete il lavoro, non date voce alla nostra lotta ma preferite mandare in onda la quotidianità fittizia di un reality con personaggi pseudofamosi. Ora che anche noi abbiamo un nostro reality, venite a documentare com’è la vita REALE di un operaio che ha perso il lavoro”.

L’iniziativa è stata efficace a giudicare dall’attenzione sempre maggiore che i programmi televisivi dedicano alla loro situazione. Con tanto di logo ufficiale, modificando quello dell’Isola Venturiana, e motto “Chi lotta può vincere, chi non lotta ha già perso” portano avanti la loro battaglia.

Possiamo ancora ignorare quanto accade a pochi chilometri dalle nostre case? Sarebbe come portare ancora la benda del moro nella vecchia bandiera sarda. Ma noi vogliamo vedere, perché l’Isola dei Cassintegrati non è l’Asinara e non è neppure la Sardegna. È un’isola metaforica ed allo stesso reale: rappresenta tutti coloro che si trovano in un limbo, senza certezze, perché il diritto fondamentale e costituzionale al lavoro è venuto meno. Allora nell’Isola ci sono gli operai, i precari della scuola, gli stagisti, i lavoratori in nero e tutti quelli che non hanno sicurezze per la vita. L’Isola dei Cassintegrati siamo NOI.

Una giornata speciale, trascorsa in mezzo ad una natura incontaminata, ma soprattutto accanto a queste meravigliose persone che hanno tanto da insegnare a noi giovani dalla testa china. Noi giovani dal futuro incerto, eterni stagisti e succubi di ingiustizie. Noi giovani che abbiamo perso la voglia di lottare ancor prima di iniziare. Come possiamo restare indifferenti? Nel silenzio di questo esilio volontario sembra risuonare nell’aria il canto di De Andrè “anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”.

Valentina Sidore, Laura Bocchiddi, Emma Gobbato, Nadia Rondello

2 Responses to “SocialMediaRes – Naufraghe per un giorno”


  1. 1 Claudia 08/04/2010 alle 19:22

    grazie del vostro articolo, seguo da qualche tempo la vicenda dei ragazzi dell’isola, e tutto quello che riesco a sapere mi apre orizzonti nuovi, conoscenze, sensazioni. Sembra di trovarsi di fronte ad una strada senza uscita eppure la loro tenacia, la loro voglia di lottare apre il cuore alla speranze che le tante isole abitate dalla difficoltà possano farcela e noi con loro.
    Claudia

  2. 2 socialmediares 09/04/2010 alle 15:56

    Ti ringraziamo! Lo scopo della nostra visita non era solo quello di “toccare con mano”, come accennato nell’articolo, quanto succede sull’Isola, ma soprattutto far conoscere la loro storia e le motivazioni di questa vertenza.
    La strada sembra lunga, hai ragione, ma non sono soli in questa lotta e noi continueremo a sostenerli!


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




About us

Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
aprile: 2010
L M M G V S D
« Mar   Mag »
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930  

Paperblog


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: