Una rete di pace

Il 2009 è passato alla storia come l’anno in cui un popolo, quello iraniano, ha tentato di opporsi al regime usando per la prima volta la potenza dei social network per organizzarsi e far sentire la propria voce al resto del mondo. Se quella formidabile richiesta d’aiuto è per ora caduta nel vuoto, la colpa non è certo della Rete, ma delle timidezze e degli equilibrismi dei governi occidentali che nel migliore dei casi hanno preferito limitarsi a generiche condanne delle violazioni dei diritti umani. Ma proprio i messaggi, le foto e i video che in continuazione sono giunti dall’Iran attraverso Twitter, Facebook e YouTube hanno testimoniato la gravità dei fatti e quindi l’inadeguatezza della reazione. Il 2010 potrebbe invece passare alla storia come l’anno della consacrazione di Internet quale strumento di pace. Il 1° febbraio infatti il Norwegian Nobel Committee ha formalmente accettato la candidatura della Rete al Nobel per la Pace 2010. Candidatura lanciata il 21 novembre 2009 dalla rivista Wired Italia assieme all’attivista iraniana Shirin Ebadi e oggi sostenuta da migliaia di persone in ogni angolo del mondo.

Filo dopo filo, internet ha ritessuto le divisioni della trama che forma l’umanità. I secoli passati a bucherellarla qua e là, a tagliarla in pezzi e perfino a separarne le parti l’una dall’altra, ci hanno lasciati immersi in uno stato di sfiducia che la rete delle reti ha contribuito ad attenuare. I kilobyte hanno messo in relazione le persone, reso concreti i progetti dei cittadini e posto nelle mani degli individui informazioni che prima erano privilegio di pochi..

Il mondo è un luogo più fraternizzato da quando qualcuno a Mumbai può chattare e condividere esperienze con qualcun altro a Buenos Aires. Grazie all’esistenza del cyberspazio, i censori hanno la vita sempre più difficile nel momento in cui si tratta di limitare la libertà di espressione dei loro popoli. Ecco perché Internet è il megafono dei non ascoltati dal popolo iraniano ai cassintegrati della Vinyls di porto Torres e  il martello che colpisce il muro del controllo per coloro che vivono circondati dall’autoritarismo e l’intolleranza. Certo non tutto brilla, perché Internet somiglia a noi nella nostra alternanza di luci e ombre. Tuttavia, se il nostro sguardo potesse abbracciarlo in tutta la sua estensione, sicuramente vedremmo un vasto panorama di pluralità e fratellanza.

Se l’internet vince il premio Nobel per la Pace 2010, un pezzetto minuscolo di quel riconoscimento apparterrà a tutti, a quegli esseri dispersi che il Web è riuscito a connettere e armonizzare.

Emma Gobbato

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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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