Cibo per l’anima

Come cambiare la rilassante abitudine di passare il tempo a guardare la tv con la lettura di un noioso libro?

Da un articolo de La repubblica del 2006 risulta che gli italiani spendono mediamente 65 euro all’anno contro i 208 della Norvegia. L’associazione italiana editori (Aie) ha lanciato lo slogan “investire per crescere” con la provocazione “Quando la lettura produce competitività economica?”. Secondo uno studio commissionato dall’Aie all’università di Bologna esiste un rapporto diretto fra la quantità di libri letti e la crescita del Pil. Ma la forbice si è aperta notevolmente in quanto chi legge oggi in Italia sono persone sempre più ricche, istruite e concentrate nel nord Italia. Il Pil più alto è infatti prodotto al nord, dove i lettori sono circa il 53%.

I più assidui frequentatori di librerie sono liberi professionisti, imprenditori e dirigenti. All’estero spesso per aggiornarsi e per mantenersi più competitivi ci si affida ai libri e sembra un paradosso che nell’era dell’informazione e della conoscenza gli editori si lamentino tanto. Infatti in Italia una persona su due legge almeno un libro all’anno e la metà degli italiani almeno tre.

Curiosa l’osservazione di chi la butta sulla religione, mettendo a confronto paesi cattolici con paesi protestanti col risultato che i primi leggono molto meno, al punto che i paesi più cattolici (Italia, Austria e Portogallo) sono agli ultimi posti in Europa.

Per quanto concerne i giovani, inutile dirlo ormai le preferenze sono orientate più su tv e internet e i loro acquisti vanno in direzione di vestiti di marca e telefoni cellulari, mentre l’attività preferita è lo sport. Inoltre, dal momento che si sta verificando anche la tendenza a non avere buoni rapporti con gli insegnanti, guai a chiedere loro di sfogliare un libro, a meno che non si tratti di un manuale per diventare tronisti o veline.

Alla crisi della lettura si associa la crisi della scrittura e la scarsa produttività può essere una causa della scarsa informazione. C’è chi sostiene che gli italiani non leggono perché gli stessi italiani scrivono malissimo e la lettura risulta soporifera. C’è chi salverebbe solo Saviano e metterebbe al rogo Camilleri e chi lamenta l’alto costo dei libri, che in altri paesi, non tutti, costano molto meno.

Sempre l’Aie nel 2008 informa che nonostante il fatturato dei libri in Italia sia cresciuto, il numero dei lettori sia ancora calato. Questo si spiega perché il lettore legge di più e acquista più libri grazie alle nuove strategie di marketing che vedono i libri presenti negli scaffali di supermercati, grandi magazzini e centri commerciali, nonché alla vendita online.

Certo è che gli editori, e non solo, si chiedono continuamente quali siano le ragioni di tanta indifferenza, ma è anche vero che qualcuno ha iniziato a intravvedere le possibili risposte. Le scuole sono accusate di disincentivare i libri,  le librerie a Sud sono scarse, le trasmissioni televisive dedicate ai libri sono poche, trasmettono tardi e presentano un format noiosissimo, di modo che è la tv stessa che presenta la lettura come un’attività di serie B.

I progetti per incentivare la lettura sono sicuramente tanti.

Un’iniziativa interessante è stata quella dell’informatico americano Ron Hornbaker che prende il nome di Bookcrossing. Consiste nel leggere un libro e lasciarlo da qualche parte, ad esempio sul tavolo di un bar, una panchina o in qualsiasi luogo per fare in modo che qualcuno lo trovi e possa così condividerlo. Poi connettendosi a uno dei siti internet dedicati, si svela dove è stato lasciato il libro. E comincia così una sorta di caccia al tesoro che serve per avvicinare i lettori fra di loro. Chi lo trova deve leggerlo e perderlo di nuovo.

C’è anche il problema che spesso non si ha tempo per andare in libreria, allora si è inventata una maniera per fare in modo che sia il libro a cercare i suoi lettori: l’Associazione Librai Italiani con l’Associazione Italiana per la Direzione del Personale hanno varato l’iniziativa “Librinazienda” per creare in ogni azienda una biblioteca per i dipendenti.

Anche nelle scuole esistono i progetti di lettura e di scrittura che si svolgono sia nell’orario curricolare che attraverso i laboratori serali e i concorsi letterari che avvicinano studenti e non solo alla lettura sono numerosissimi.

Così si cerca in tutti i modi di far passare i libri fra le mani degli italiani.

Pubblicità progresso nel 1995 lancia una campagna stampa e video che promuove la coltivazione degli interessi per l’automiglioramento per “nutrire la mente” e così migliorare la propria vita. Il primo degli interessi elencati è proprio la lettura. Presenta un uomo che si sta scavando la tomba man mano che risponde negativamente a tutte le domande postegli in relazione ai propri interessi, portandolo così a riflettere.

http://www.pubblicitaprogresso.it/campagna.aspx?id=23

Precedentemente, nel 1985 c’era già stata una campagna video a favore della lettura presentata da Maria Giovanna Elmi, una delle nostre “signorine buonasera” che racconta come sia piacevole e rilassante leggere un buon libro, sfatando il luogo comune che la lettura sia una cosa per pochi, attraverso una terminologia che evoca descrizioni cinematografiche che rendono il messaggio efficace.

http://www.pubblicitaprogresso.it/campagna.aspx?id=32

La campagna stampa è invece decisamente blanda e poco chiara.

E come non ricordare la celebre frase di Gramsci “Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza” utilizzata dalla Regione Sardegna nel 2007?

Tante sono le iniziative nelle librerie anche nella nostra città che periodicamente richiamano i piccoli lettori a partecipare ai laboratori di intrattenimento.

Rossana Campo, scrittrice, cerca in qualche modo di dare una spiegazione all’atteggiamento degli italiani:
«Secondo me leggiamo poco perché ci piace di più parlare. Non è una banalità. Basta guardare. In Francia, Germania o Inghilterra ti capita di vedere la classica scena dove tutti sul tram, in metrò o in treno sono incollati al libro. Noi, invece, amiamo di più chiacchierare, impicciarci delle storie degli altri, piuttosto che immergerci solitari in qualche lettura. Non mi sembra una cosa così grave. Diventa pericolosa se leggere poco vuol dire pensare poco. Però non credo che tutte queste iniziative per spingere la gente a leggere siano giuste. A leggere si impara un po’ alla volta. Se a una persona che già legge poco proponi, magari insieme al quotidiano, un autore difficile come Joyce, questa lo apre, si spaventa e addio lettura. Per sempre. Lo stesso a scuola. Anziché I promessi sposi io proporrei Salinger, Brizzi: autori che si avvicinano ai giovani e al loro modo di vivere e sentire».

E Inge Feltrinelli, editore, sulla scia di una trasmissione francese dedicata ai libri e presentata da un brillante giornalista capace di tenere incollati al video, propone come potenziale presentatore Umberto Eco, che oltre ad essere colto è anche spiritoso.

Il tempo per leggere,

come il tempo per amare,

dilata il tempo per vivere.

(Daniel Pennac)

 

 

Daniela

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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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