LAVORO INTERINALE. Salvezza o illusione sociale?

Il momento storico in cui ci troviamo è caratterizzato da una forte crisi economica, questo è ben chiaro a tutti.

Alcuni “uomini illustri” dichiarano che l’Italia, come il resto d’Europa, sta passando un periodo transitorio; che presto la situazione si risolverà e il tasso d’occupazione tornerà a salire; che un lavoro – diritto fondamentale di ciascun cittadino italiano, sancito dal primo articolo della costituzione – verrà presto garantito a coloro che se lo meritano..

Mi perdonino i lettori di questo blog, ma io resto abbastanza scettico.

La verità è che la disoccupazione sta crescendo sempre più, in modo addir poco allarmante!

Non c’è nulla che – in questo momento – possa far sperare in una ripresa concreta.

Dopo essere entrati nel nuovo millennio, l’era della comunicazione, della tecnologia e della scienza, un’era che si prospettava ricca di opportunità,  noi, giovani italiani, siamo costretti ad inventarci i lavori perché quelli che già esistono non ci vengono più offerti.

Siamo costretti a fare tutt’altro rispetto ai nostri reali interessi ed aspirazioni; dobbiamo pur sopravvivere!
Siamo laureati, specializzati, lavoratori infaticabili. Abbiamo anni d’esperienza in tanti settori eppure viviamo in  condizioni di grande precarietà.

Tra i Paesi industrializzati, l’Italia svetta  per gli alti tassi di disoccupazione: persi nell’ultimo anno 380.000 posti di lavoro; la disoccupazione sale al 7,8% dal 6,8% relativo allo stesso periodo del 2008 (dati Istat).

Cosi nel “bel Paese” chi vuole sopravvivere è costretto ad adempiere a lavori stagionali, interinali o contratti di collaborazione. Chi non riesce ad ottenere neppure quelli è costretto al lavoro nero, sottopagato e iper sfruttato…

Nel fantastico nuovo millennio, la migliore prospettiva per un giovane italiano che ha intenzione di entrare nel mercato del lavoro e realizzarsi a livello individuale e sociale è quella di accettare un contratto di collaborazione a tempo “determinato”. Chi lo rifiuterebbe oggi?

Ma alcune televisioni e  giornali ci fanno sapere che la crisi sta giungendo al suo termine. Ci vengono mostrati dati confortanti riguardo alla media degli occupati, ma sono dati che non rispecchino per nulla la realtà. La causa è il tipo di contratto che viene stipulato tra il datore di lavoro e il suo “lavoratore occasionale”.

Con il “lavoro interinale”, ad esempio, vengono assunte delle persone a tempo determinato. Una volta scaduto il contratto, l’azienda può benissimo non rinnovarlo nonostante siano passati pochi giorni o mesi dalla data d’assunzione e il lavoratore abbia dimostrato di essere altamente competente nell’adempimento delle sue mansioni.

E questo sarebbe un contratto di lavoro? ..ci si allunga il curriculum e si diventa sempre più competenti ma non si ha mai la sicurezza di un lavoro definitivo.

Lavorare una settimana o sei mesi a condizioni interinali non significa affatto creare nuovi posti di lavoro! ..ma il popolo deve pur mangiare e ci si adegua ai più diversi tipi di contratto.

L’Italia è il Paese che ha più tipologie di contratti nazionali di lavoro. Questo genera un senso di smarrimento dovuto all’enorme quantità di articoli, leggi e regolamenti. Spesso si consulta il contratto nazionale solo quando sorgono controversie di lavoro o quando si ha necessità di avere precise informazioni su tematiche varie (ad es. ferie, permessi, infortunistica, diritti e doveri, modalità di recesso e licenziamento).

I “contratti di collaborazione” sono ancora più insidiosi e vengono praticati dalle aziende private, il Comune e le Regioni. Con questo tipo di contratto il lavoratore è spesso costretto a ritmi estenuanti dimostrando grande professionalità e competenza che, nella maggior parte dei casi, vengono ripagate col mancato rinnovo del contratto.

Le Regioni e i Comuni chiedono sovente alle aziende private risorse umane da impiegare presso i loro uffici; l’azienda fornisce i lavoratori che, come quasi sempre accade, vengono messi a sbrigare il lavoro più pesante. Quello semplice, infatti, può essere gestito dai pochi regolarmente assunti in precedenza.

–         Quasi il 50 per cento di quanti lavorano oggi nei vari reparti della Fiat sono collaboratori;

–         Un terzo di quanti lavorano in Comune e in Regione sono collaboratori esterni.

Le nuove forme di contratto lavorativo vengono spacciate dai mass media come valide alternative per uscire dalla crisi, contribuendo ad innescare facili illusioni in tutti quei lavoratori volenterosi che vogliono ostinarsi a vedere il bicchiere mezzo pieno: chiunque abbia lavorato a condizioni interinali lo ha sicuramente fatto nella speranza che il proprio contratto venisse rinnovato, ma in molti casi la speranza è morta presto.

Nel nuovo millennio la verità è un’altra: le aziende, i Comuni e le Regioni si rivolgono alle agenzie interinali che forniscono “risorse umane” da sfruttare a tempo determinato.

È come se lavorassimo “a turno”!

In questo modo giornali e televisioni possono affermare che l’occupazione torna a salire e che si sta uscendo dalla crisi.

Tra poco arriverà il primo maggio, la “festa dei lavoratori”..  Ma chi avrà il coraggio di festeggiare qualcosa?

Cristian Barracu.

2 Responses to “LAVORO INTERINALE. Salvezza o illusione sociale?”


  1. 1 Angela Mura 19/04/2010 alle 15:47

    Purtroppo è cosi per i giovani,che con enormi sacrifici tentano una via per un futuro che sia alla portata degli studi fatti e delle proprie capacità,ma i meriti si sà non esistono,,,
    Purtroppo è cosi per chi ha perso il lavoro e si ritrova ,a 50 anni, a dover ricominciare,ma da dove?
    Il lavoro (????) interinale è l’ennesima beffa al lavoro stesso,una forma di “sfruttamento legale”,usato per i fini aziendali dei contributi statali per l’occupazione(vedi l’apprendistato)..
    Ormai il nostro paese sta scadendo sempre più in azioni dimostrative senza capo nè coda,slogan e finti ammortizzatori sociali,che nulla risolvono, se non una crescita esponenziale di assistenzialismo svilente e mortificante.
    Se non cambia la politica,se non si torna alla vera essenza e al decoro del lavoro,credo che assisteremo ad un progressivo stillicidio dei valori sociali…
    Ma l’orientamento dei nostri governanti non fà intravedere nessun tipo di apertura verso uno sblocco del sistema economico e sociale,solo e sempre propaganda!!!
    L’unica speranza stà proprio nei giovani:stà a voi intraprendere una vera lotta sociale,stà a voi ripristinare le regole giuste ed equilibrate per un futuro di opportunità,di crescita, di sviluppo sociale e di giustizia!
    Il nostro tempo oramai è “scaduto”,non siamo stati capaci,per inerzia o falsi moralismi ad insegnare o lasciare eredità costruttive..Ci hanno rubato i sogni, voi non permettetelo mai!!


  1. 1 Notizie dai blog su La motivazione nel lavoro sociale Trackback su 10/06/2010 alle 12:31

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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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