Polveri maledette

Ci troviamo in Ogliastra, provincia del centro orientale della Sardegna: coste splendide, mare cristallino, falesie e scogliere fantastiche, paesaggi incantevoli che lasciano a bocca aperta: tacchi, grotte, altipiani … L’Ogliastra si dice che sia “un isola nell’isola”, chi va via da questa terra, non tarda a tornare … e chi viene solo di passaggio se ne innamora perdutamente. 

In un questo territorio aspro e selvaggio ma comunque accogliente, vi è il Salto di Quirra, in origine il feudo più esteso della Sardegna; la superficie complessiva era di quasi 5000 km quadrati. Un antico villaggio di origini romane che si sviluppò protetto dal vicino castello. Entrato in possesso degli Aragonesi, la sua storia seguì quella del castello ed entro gli inizi del 1400 si spopolò completamente.
Oggi, il villaggio comprende 150 abitanti. Confinante, vi è un piccolo paese: Perdasdefogu, dal sardo “Pietre di fuoco”. Ha più di 2000 abitanti, è posto a 599 metri al livello sul mare, confina con Ulassai, Villaputzu e Escalaplano.

  

Nel territorio di Quirra e di Perdas vi è il Poligono Sperimentale di Addestramento Interforze del Salto di Quirra; con i suoi 130 km quadrati è il più grande d’Europa. Eseguono sperimentazioni belliche che hanno fatto sorgere sospetti sulle cause di molti morti e malattie: leucemie e tumori del sistema emolinfatico che toccano gli abitanti del luogo in percentuale nettamente superiori alla media. Queste sono sindromi molto simili a quelle che hanno colpito alcuni soldati reduci delle guerre del Golfo e dei Balcani dopo l’esposizione all’uranio impoverito.. 

Secondo il Rapporto sullo Stato di Salute delle popolazioni residenti in aree interessate da poli industriali, minerari e militari della Regione Sardegna vi è un aumento del 28% dei tumori e un aumento del 12% dei linfomi. 

  

Come la “Sindrome dei Balcani”, alcune rare patologie (linfomi, e leucemie rinoplastiche) hanno colpito molti soldati italiani, lontani dalla Bosnia, in Sardegna queste malattie hanno colpito civili e militari; quasi tutti sono morti, quasi tutti avevano avuto a che fare con il Poligono di Quirra. Su 150 abitanti della frazione del Salto di Quirra, venti sono i morti per la Sindrome, denominata “Sindrome di Quirra”, cioè il 13%. 

Stefano Obino, inviato di “Vanguard” fa un’inchiesta molto interessante sull’argomento; va sul posto, intervista medici, militari, pastori, soldati, residenti, familiari delle vittime. Ma iniziamo con addentrarci nel Poligono. 

L’inquinamento bellico è sicuramente il principale imputato della sindrome in questione. Ma cosa succede nel Poligono? Operano militari dell’areonautica, dell’esercito e della marina. Gli scopi sono scientifici, sperimentali e addestrativi. 

Ha 765 impiegati tra civili e militari. Ha una dimensione di 130 km quadrati a terra, (e inoltre vi è anche quello a mare) ove testano armamenti e sistemi di puntamento dei mezzi armati. 

Le tre forze armate svolgono l’addestramento basico e complesso delle forze: artiglieria ed esercitazioni con elicotteri; non solo militari italiani ma stranieri; non solo militari ma anche multinazionali che producono armi. Il Tenente Colonnello Adriano Ruspollini, direttore dell’esercitazione, spiega cosa fanno: esercitazioni con elicotteri carichi di armi (razzi, cannoni e missili) per essere pronti in caso di guerra. Sparano 290 razzi in un giorno. 

Ma cosa c’è che non va? La storia inizia più di vent’anni fa, quando l’oncologo e sindaco di Villaputzu, Antonio Pili, rileva un gran numero di linfomi nella zona. Iniziano le denuncie e le smentite; la Commissione del Senato sui morti sull’uranio impoverito invia un gruppo di esperti e rileva un aumento della mortalità femminile; per quanto riguarda i casi di leucemia: il 30% sono pastori, il 25% sono interni del Poligono. E’ l’unico caso raro di leucemia in cui la gente che vive in condizioni non agiate ma sane si ammala ad una elevata età. Si inizia a parlare di “Sindrome di Quirra”. 

Inoltre, ad Escalaplano, paese confinante con il Poligono, negli anni 80, 14 neonati sono nati con deformazioni, molti dei quali sono morti. 

Onorina Secci, familiare di una vittima racconta che prima si è ammalato suo nipotino di 9 anni di leucemia linfoplastica, dopo 4 anni, alla figlia di 38 anni le riscontrano lo stesso male, ma purtroppo non ce la fa. Racconta che andavano a mangiare a Quirra, in mezzo al verde, in mezzo ai bossoli contenti e felici. 

Secondo la Professoressa Gatti, Nanopatologa dell’Università di Modena (che lavora nel suo laboratorio, uno dei centri più avanzati per lo studio delle nanoparticelle) con le guerre a Kabul, Sarajevo, Afghanistan, si è creato un nuovo inquinamento. Vi sono micro polveri di leghe (metalli pesanti) che non sono presenti in natura che misurano pochi millesimi di micron. Sono altamente cancerogene perché capaci di superare tutti i filtri biologici di un organismo, penetrando nei tessuti fino a compromettere la riproduzione cellulare. 

Se una nanoparticella è all’interno di un fuso micotico (quando la cellula si duplica) ci sono i cromosomi (il dna si duplica), se in quel momento c’è un corpo estraneo in mezzo noi possiamo avere delle rotture del dna e delle combinazioni, trascrizioni errate della formazione delle proteine che danno una patologia. 

Queste particelle si formano ad una elevatissima temperatura, come quelle prodotte dai proiettili o metalli pesanti e nell’impatto di corazze, carri armati e bunker. 

Questo è il collegamento tra Poligono e Linfomi. 

L’Uranio impoverito è un prodotto di scarto delle centrali nucleari, che viene utilizzato per rafforzare le armi e disperdere le scorie. 

Maurizio Torrealta, giornalista, afferma che questi prodotti di reazioni nucleari, se entrano nel corpo e si respirano, essendo polveri sono estremamente letali. 

La sindrome è uguale in tutti i campi dove vengono utilizzate queste armi. 

Oltre a queste nanoparticelle, si parla anche dei Radar, almeno sei nella zona. Uno in particolare emette impulsi brevi di almeno 240 kw per rilevare la traiettoria dei missili. Ha un’enorme pericolosità per la salute, poiché la legge prevede limiti ben precisi: 40 v/m e 6 v/m per non più di 4 ore vicino a case e scuole ma emissioni di questi radar superano enormemente i limiti. 

La distanza di sicurezza sarebbe 300-400 metri dalle abitazioni se si considerano le emissioni acute e 2-3 km per quelle costanti. I radar invece, sono nell’abitato di Arbatax, Perdasdefogu, Tertenia, Quirra. 

Se le ricerche non consentivano di confermare un possibile legame tra le patologie e l’esposizione a uranio impoverito o ad altri agenti nocivi, nel poligono le competenti autorità civili e militari hanno avviato un importante programma di monitoraggio sanitario e ambientale appaltando i controlli a diversi soggetti. Così l’aeronautica decide dove, come e in che modo controllare. Manuela Cao, presidente del Comitato “Gettiamo le basi” è impegnata da anni per fare chiarezza sulla situazione: hanno proposto su 1100 ettari 1500 campionamenti mentre per il Poligono (una superficie tredici volte più estesa) se ne prevedono 200 dentro il Poligono, e 500 fuori. Si prende l’area da Armungia a sud. Questa zona esclude Jerzu, ove per esempio cadono i missili. Non è nemmeno esaustivo l’elenco delle sostanze ricercate (per esempio il mercurio, il cesio236 non vengono presi in considerazione, così come l’amianto): non si trova quello che non si cerca. 

Ma cosa dicono nel Poligono? Il medico di lavoro che si occupa dei militari, Prof. Pierluigi Cocco, afferma di sorvegliare continuamente la salute della popolazione. Il Poligono si è dotato di un disciplinare di tutela ambientale (compito di monitoraggio delle aree), con un Comitato di indirizzo territoriale che ha il compito di esperti di monitoraggio ambientale con compiti di consulenza. 

Secondo il Maggiore Massaiu, il Poligono è un patrimonio di valore tecnico operativo delle forze armate e del Paese. In Italia è uno strumento unico nel suo genere. 

In un’intervista all’ex Presidente Commissione Senato, Mauro Bulgarelli, che si è occupato di questo caso (si ricorda inoltre che la Magistratura di Cagliari ha inviato delle denunce come Omicidio colposo), afferma che la situazione rasenta Cernobyl come dato di linfomi (10,11% della popolazione). Vi è un’omertà istituzionale: come deputato e senatore ha fatto 90 interrogazioni sugli accordi presi, ma non ha mai avuto accesso ai dati; non sono riusciti nemmeno a fare una ricerca epidemiologica. L’esercito non ha fornito i dati presenti all’interno, solo facendo intervenire la polizia giudiziaria che ha messo sotto sequestro gli archivi. 

Come afferma sempre Bulgarelli “in Italia si sono tagliati i fondi per l’istruzione, per la salute, ma mai per la difesa; l’Italia è il secondo Paese al mondo come esportatore di armi, dunque vi è un interesse nazionale”. 

Il 03/03/2009 il Ministero della Difesa ha emanato un decreto, ove afferma che dovrà risarcire vittime civili e militari che hanno subito danni fisici o psicofisici, o sono deceduti a causa dell’uranio impoverito o metalli inquinanti (mercurio, zinco, arsenico), cioè prodotti da materiale bellico in teatri di guerra o nelle zone dei poligoni. 

La valutazione di invalidità spetta ad una commissione medica ospedaliera composta da tre ufficiali medici. Questo decreto è deresponsabilizzante perché non si prova la consapevolezza di nessuno; stabilisce un budget di 30 milioni di euro, forse si attendono pochi riconoscimenti. Per una persona invalida al 100% il limite è di 200 mila euro. Invece, il risarcimento dato dal tribunale sarebbe molto più consistente (una sentenza del tribunale di Firenze con un invalidità del 50%, più danno biologico e morale : 550 mila euro più le spese legali). Il decreto tampona un’emorragia di cause di risarcimento danni di migliaia di aventi diritto. Con sentenza del Tribunale di Roma datata dicembre del 2009, il Ministero della Difesa risarcisce un paracadutista deceduto, morto a causa dell’esposizione all’uranio impoverito: 1 milione e 400 mila euro. 

Non è una questione di soldi, questo è chiaro: ma è una dichiarazione di colpa. 

A Novembre del 2009 vi sono 328 richieste di risarcimento al Ministero della Difesa: 173 sono persone che hanno lavorato per missioni Nato, 60 persone che forniscono servizi ai Poligoni, 23 civili a seguito del contingente, 12 familiari deceduti, 60 civili che abitano a ridosso di Quirra o Teulada. 

Ultimo punto della situazione è l’ampliamento del Poligono: una striscia tattica polifunzionale per il decollo e atterraggio di veivoli nuova generazione a guida tecnologica. Questa pista si dovrebbe fare sulle grotte di “Is Ingurtosus”, luogo di notevole importanza geologica riconosciuta dall’Unesco, e come afferma la geologa Maria Tegas “il piano paesaggistico regionale ha una normativa che predispone la tutela di tutti i beni identitari, ambientali. Se al di sopra delle grotte avvengono delle esplosioni, l’onda d’urto provocherà delle vibrazioni che aumenteranno la possibilità di crolli. Quella zona dal punto di vista turistico è fruibilissima, infatti, speleologi di tutto il mondo vengono per visitare le grotte”. 

Dai racconti di subacquei professionisti si evince che vi siano resti di armi e bombe a mare e che il fondale antistante la zona militare è seriamente compromesso, sia per quanto riguarda la flora e la fauna. Se la zona marina è compromessa, può esserlo anche il terreno, dove si sviluppa la catena alimentare e le rispettive filiere. 

A Dicembre del 2009 vi sono stati 68 casi di leucemie e linfomi. La popolazione del posto ha paura di parlare, di denunciare, ma soprattutto ha paura di morire. Vorrebbero scappare e andare lontano da quel male, ma si sa, la Sardegna è così, è difficile lasciarla …. 

Vorrei immaginare un mondo senza guerre e senza armi, ma sarebbe un illusione; ma non sarebbe un illusione continuare a vivere e morire sapendo il perché. 

Rita Chelucci 

info: 

  

 

 

 

www.anavafaf.com 

http://inchiestauranio.blogspot.com/ 

http://vanguard.current.com/vanguard/armi-del-futuro/ 

www.vittimeuranio.com 

www.osservatoriomilitare.it 

www.difesa.it 

http://www.facebook.com/search/?post_form_id=5694ecb63633f2ad51e5bcf830e6654d&q=sindrome%20di%20quirra&init=quick&ref=search_preload#!/group.php?gid=98838792104&ref=search&sid=1515619420.3149631397..1

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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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