MORIRE PEDALANDO… Le cause del paradosso

Risale a pochi giorni fa la morte dell’ennesimo ciclista italiano: Antonello Arru, 44 anni di Porto Torres; travolto da un’auto mentre andava a lavorare con la sua fedele bicicletta.

E come dimenticare Paride Idda? ..studente sassarese fuorisede, 24 anni, artista, morto a febbraio nella periferia di Bologna. Anche lui travolto da un’auto mentre tornava a casa in bicicletta.

La conseguenza logica del fatto che nel nostro Paese (ai primi posti in Europa per livelli d’inquinamento) non venga effettuata una riorganizzazione generale del traffico e della mobilità all’interno dei centri urbani di medie e grandi dimensioni è proprio questa: in Italia andare in bici è, nella maggior parte dei casi, una pratica “pericolosa”.

L’Italia è il regno incontrastato delle auto.  Nei primi mesi del 2009, l’Istat ha presentato un approfondimento sui trasporti urbani desunto dalla rilevazione “Dati ambientali nelle città” per l’anno 2007.  I dati relativi alla motorizzazione privata fotografano ovunque tassi di presenza automobilistica molto elevati: sono infatti 77 i Comuni capoluogo in cui si calcola un numero di auto per mille abitanti superiore a 600. Risultano ancora insufficienti gli interventi messi in atto dalle amministrazioni pubbliche per fronteggiare gli effetti ambientali e di congestione.

L’incolumità di ciclisti e pedoni, in una realtà simile, è messa a dura prova!

Gli automobilisti, convinti dell’essenzialità del proprio mezzo, sono i primi a rimetterci.

Le sostanze inquinanti presenti nell’aria delle nostre città – respirate soprattutto da chi resta imbottigliato nel traffico – sono:

•Ossido di carbonio (CO), molto nocivo per la salute;
•Anidride solforosa (SO2), responsabile delle piogge acide;
•Ossidi di azoto (NO), nocivi per la salute;
•Benzene(C6H6), molto tossico;
•Ozono(O3), se inalato è nocivo;
•Polveri sottili (PM10), trasportano nei polmoni molte sostanze velenose (per l’uomo le più insidiose).

Pur trovandosi tra i Paesi più inquinati d’Europa, l’Italia non sembra voler adottare provvedimenti sufficienti ad arginare in alcun modo il problema.  Eppure di inquinamento ci si ammala e si muore! Questo, in estrema sintesi, è il risultato del MISA-2, un grande studio pianificato di metanalisi sugli effetti a breve termine degli inquinanti atmosferici rilevati nel periodo compreso tra il1996 e il 2002 in 15 città italiane (9 milioni di abitanti).

Questo studio, coordinato dall’Università di Firenze, Padova e Torino, si affianca ad altri studi europei e statunitensi dei quali condivide la metodologia pervenendo a risultati comparabili.

Nel periodo considerato il PM10 ha provocato circa 900 decessi in più all’anno.  Anche gli inquinanti gassosi (biossido d’azoto NO2 e monossido di carbonio CO) provocano un gran numero di vittime: si sono contati ogni anno circa 2.000 morti in più attribuibili all’NO2 e 1.900 morti attribuibili al CO.   

L’imbottigliamento nel traffico e l’essere costretti al ristretto spazio dell’abitacolo sono anche  origine di stress e violenza. Un automobilista medio passa anni della propria vita al volante di un’auto in mezzo al traffico, di solito da solo, in tensione per lo stress inevitabile, in allerta nei confronti degli altri automobilisti.    Ai danni dell’equilibrio psichico per l’innaturale superlavoro al quale viene sottoposto il sistema nervoso, si sommano i danni fisici agli occhi, all’udito, alla colonna vertebrale, ai tendini e alle articolazioni di ginocchia, gomiti e caviglie.

Tutt’altro per chi va in bici: ci si sente liberi, non vincolati! Si può stabilire dove e come fermarsi senza alcun problema: favorisce, dunque, la socialità in momenti in cui sarebbe impossibile fermarsi al volante di un’auto. Si riesce a percepire tutto l’orizzonte e i dettagli dello spazio che ci circonda; si è più votati alla felicità e al sorriso; ci si tiene in forma attraverso del quotidiano esercizio fisico e si respira aria più pulita.

Se ci si urta, chi ha urtato chiede scusa e riceve, in genere, contemporaneamente, le scuse dell’atro. Ciò che,  succedendo in auto potrebbe anche trasformarsi in una tragedia, in bici diventa addirittura un’occasione per fare nuove conoscenze!

Ma in Italia mancano le piste ciclabili e le zone a traffico limitato; le cause sono sicuramente riconducibili all’ orografia del Paese, all’ambito, al clima, alla mentalità generale, ma è la DOTAZIONE DI INFRASTRUTTURE  il vero fattore discriminante per quanto riguarda l’utilizzo della bicicletta.

Ciò  che più influenza l’utilizzo del mezzo a due ruote è l’offerta di piste ciclabili!

I paesi leader, Paesi Bassi (41.500 km2 di superficie) e Danimarca (43.000 km2), sono dotati rispettivamente di 1.800 e 3.665 km di percorsi ciclabili. Nulla di paragonabile con i 1.200 km di “piste ciclabili” degne di questo nome in un paese di 301.000 km2 come l’Italia.                           Anche in Francia, Paese grande il doppio dell’Italia, le piste scarseggiano (1800 km); migliore la situazione nel Regno Unito (244.000 km2), dove ne sono stati realizzati 8.000 km e ne sono previsti altrettanti e soprattutto in Germania (357.000 km2), dove sono terminati la gran parte dei 35.000 km previsti.

Di oltre 3.000 km sono composte anche le reti ciclabili svizzere ed austriaca. Ma al di la dei dati nudi e crudi, occorre sottolineare come la viabilità protetta nei paesi dell’Europa centro-settentrionale (Germania, Regno Unito, Olanda, Danimarca) superi il 7% della viabilità totale, mentre in Italia non raggiunge nemmeno l’1%. Risultato di contrasti che vedono da una parte una Germania che realizza “piani decennali di mobilità ciclistica”, una Danimarca in cui la bicicletta fa parte di programmi e ricerche per la salute e paesi come l’Austria e la Svizzera che puntano molto sul cicloturismo, e dall’altra paesi come l’Italia dove non si garantisce la realizzazione e la tutela nemmeno delle piste Eurovelo (progetto di piste ciclabili europee a lunga percorrenza approvato e cofinanziato dall’Unione Europea).

Un discorso a parte, che meriterebbe un approfondimento, è quello riguardante la qualità di queste piste ciclabili. In Italia la gran parte di esse, in ambito urbano, altro non sono che corsie delimitate da sole righe che vengono regolarmente invase dagli automobilisti più indisciplinati; in Germania – così come in Olanda e Danimarca – invece, si trovano piste ciclabili urbane sicure, con apposita cartellonistica e, soprattutto, in sede separata rispetto a quella dedicata al traffico veicolare.

Una ricerca IMR su un campione di 500 italiani evidenzia come i fattori che disincentivano maggiormente l’uso della bicicletta in ambito urbano sono: pericolosità delle auto; lentezza; poche ciclabili; troppo smog; ciclabili inagibili.

I 330 km di piste esclusivamente ciclabili e 15 km/h di media a cui si viaggia, spiegano quindi perché il 36% degli abitanti di Copenhagen sceglie la bicicletta come mezzo di trasporto principale; per contro le poche ciclabili che si trovano nelle città italiane, la loro promiscuità e la loro pericolosità giustificano il fatto che meno del 10% degli abitanti di questi centri scelgano la bici per gli spostamenti quotidiani (Ferrara, con il 30%, è una delle poche eccezioni felici).                                                                                                                                 

In ambito extraurbano vediamo ancora l’importanza di fattori quali la pericolosità delle auto e lo smog come potenti disincentivi all’utilizzo della bicicletta; mentre, infatti, anche in aree densamente urbanizzate ed industrializzate come la Ruhr (D) e la Randstad (NL) si trovano ciclabili in sedi a sé stanti e circondate dalla vegetazione, in Italia la gran parte dei percorsi ciclabili extraurbani sono stretti cordoni pavimentati che costeggiano le strade e le attraversano più volte – in questi casi sono molto pericolosi anche i numerosi passi carrai che attraversano la pista – e percorsi dalle grandi potenzialità come le strade arginali del fiume Po (già finanziati dall’UE in quanto previsti nel progetto Eurovelo) non sono chiusi al traffico veicolare e nemmeno controllati dalle forze dell’ordine.

Occorre ribadire che l’Italia è tra i Paesi più inquinati di tutta l’Europa e le sue città sono le più congestionate dal traffico.  Nonostante ciò non viene messa in atto una RIORGANIZZAZIONE GENERALE DELLA MOBILITA’ per fronteggiare lo smog, il caos e gli incidenti, spesso mortali (tra auto; auto e pedoni; auto e ciclisti).

Dobbiamo continuare a permettere che una SANA attività come quella di ANDARE IN BICI continui a dimostrarsi una pratica così pericolosa? …quanti ancora devono morire?

Attraverso la sana abitudine generale di effettuare piccoli spostamenti quotidiani in bicicletta i comuni cittadini possono influenzare “dal basso” gli esiti di politiche amministrative che – non potendo restare indifferenti alle esigenze di base della propria comunità – dovrebbero concretizzarsi al più presto (si spera) con la dotazione di Km di infrastrutture ciclabili.

Cristian Barracu.


About us

Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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