Leer està de moda!

Sono sempre stato di quella razza di persone a cui piace leggere. Quando non so cosa fare, leggo.” (cfr. Charlie Brown)

Quanti sono quelli che la pensano così? Per quanti leggere è un piacere?

Leggere è di moda? Oppure no?…

Nel 1985-86, la Fondazione Pubblicità Progresso si interessò al problema, cercando di stimolare le persone alla lettura con una delle sue campagne (“Leggere è un piacere diverso, tutto vostro”); l’obiettivo era quello di abbattere le resistenze di quanti consideravano la lettura più una mansione riservata agli intellettuali “di professione” che uno strumento attraverso il quale tutti potevano accedere alla conoscenza, più un dovere che un piacere; questo messaggio, quindi, venne veicolato all’idea che leggere era un modo per sentirsi vivi e partecipi, in quanto presupponeva un rapporto soggettivo e trascinante con la fonte di lettura (giornale, libro).

In tv, il messaggio venne diffuso da volti molto noti dello schermo (Nicoletta Orsomando e Maria Giovanna Elmi per la RAI, Gabriella Golia e Cinzia Lenzi per Mediaset) che testimoniavano il piacere della lettura.

Dalla campagna “Leggere è un piacere diverso, tutto vostro” ad oggi son passati cinque lustri, e durante quest’arco tempo il rapporto uomo-libro è decisamente cambiato.

Se da un lato si può notare come l’interesse per la lettura abbia visto aumentare (lievemente) le sue percentuali negli ultimi anni, dall’altro è impossibile tralasciare il fatto che il libro, come strumento fisico di lettura, ha subito nel corso del tempo non poche “mazzate”: la più micidiale di tutte è stata, sicuramente, l’avvento della tecnologia, la quale ha guadagnato terreno rispetto ai “metodi tradizionali” in quasi tutti i campi della nostra vita quotidiana, soprattutto nel campo della lettura su carta stampata.

Sui motori di ricerca si possono trovare integralmente riprodotti saggi, manuali di studio, opere letterarie e non solo, ma anche brani o singole frasi di un’opera in particolare; grazie alle nuove tecnologie sviluppate dal colosso informatico Apple, si possono addirittura acquistare libri in formato totalmente digitale, che risultano consultabili grazie all’ausilio di appositi strumenti come l’iPhone o l’iPad. Attraverso questi stessi strumenti, previo pagamento, è anche possibile abbonarsi ai più importanti quotidiani locali, alle riviste patinate, ai giornali di enigmistica… e chi più ne ha, più ne metta!

In un momento come questo, quindi, caratterizzato da una sempre maggiore “virtualizzazione” di tutto ciò che ci circonda, si può riuscire ad incentivare il consumo di un oggetto come il libro, considerato ormai in un certo senso “fuori moda”?

Una soluzione, a mio parere geniale, arriva da un libraio spagnolo, che parodiando le celebri presentazioni della casa Apple, appunto, ha creato un spot (semi)virale che intende esaltare le doti del libro tradizionale.

Attraverso quella che potremmo indicare come “la logica del Judo”, per cui la forza di un avversario viene utilizzata al fine di ottenerne la disfatta, lo spot si serve di un linguaggio altamente specializzato che fa riferimento alla sfera tecnologica, per enumerare tutte quelle peculiarità del libro a carta stampata che ne fanno uno strumento utile, economico e “interattivo”, più di quanto chiunque di noi possa immaginare!

Book non si blocca mai, Book non ha mai bisogno di essere inizializzato, basta semplicemente aprirlo e iniziare a sfruttare le sue enormi potenzialità. […]compatto e portatile, Book può essere utilizzato in qualsiasi posto […] è visto come il precursore di una nuova ondata di intrattenimento”.

Il risultato è, a mio parere, assolutamente sorprendente!

La semplicità della scena (con sfondo bianco e priva di qualsiasi altro elemento) permette di concentrare tutte le attenzioni sull’oggetto in questione (Book, appunto), e la scelta del linguaggio tecnologico per descrivere un oggetto che di tecnologico non ha niente crea un gioco di senso molto divertente, che in qualche modo riesce a sorprendere, e allo stesso tempo conquistare lo spettatore.

Leggere un libro, così, si trasforma quasi per magia in “un nuovo modo di intendere il mondo”!

Francesca Vargiu

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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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