Pedofilia: un male nascosto da vincere

Bambini abusati, sfruttati, maltrattati si trovano ogni giorno a dover fare i conti con una vita che non meritano e con un’infanzia rubata. Questo ci viene in minima parte raccontato anche dalla cronaca che, nonostante i tanti sforzi che si stanno compiendo, parla sempre più spesso di casi di pedofilia, la maggior parte dei quali nascosti da “occhi che non vogliono vedere” e da atteggiamenti di ignobile omertà.
Questa parola deriva dal greco e tradotta letteralmente significa “amicizia, affetto per il bambino”. Nonostante questa accezione apparentemente positiva, oggi questo termine viene utilizzato negativamente in quanto attribuito ai disturbi del desiderio sessuale (spesso erotici) che colpiscono soggetti adulti nei confronti di minori.

Molte sono le campagne sociali che si sono mosse per informare e sensibilizzare gli adulti di questo “nemico silenzioso” dei bambini al fine di aiutare tutti quei minori succubi di questi abusi.

Dedicata alla lotta alla pedofilia nasce “Togliamole le mani di dosso”, una campagna fortemente voluta da Padre Renato Chiera, fondatore di Casa do Menor e realizzata dalla Fondazione NewEtica e dal direttore artistico McCann Erickson.
La campagna sembra essere stata realizzata per la stampa su giornali o cartoline informative, e si serve per attirare l’attenzione, di un’immagine abbastanza significativa che sicuramente colpisce chi la osserva. Non so però se la scelta di mettere al centro una bambina che senza il “vestito di mani” sarebbe nuda, possa ritenersi la scelta più adeguata al messaggio che si vuol dare.
Inoltre mancano i dati che ci informano di quanti bambini subiscano abusi sessuali da parte di adulti.
In generale, quindi, direi che nella sua totalità la campagna è a prima vista d’effetto, ma che non riesca completamente a sensibilizzare ed informare su un problema che potrebbe essere più vicino a noi di quanto si pensi.

 

Per quanto riguarda lo spot realizzato sempre per la raccolta fondi per la Casa do Menor, posso dire che sia senza ombra di dubbio di forte impatto emotivo. Anche qui però non sono presenti i dati reali e soprattutto manca il messaggio che induce all’azione, ossia ciò che si deve fare perché ciò non accada.
Questa mancanza credo sia dovuta al fatto che siano entrambe campagne per la raccolta fondi ed è come se implicitamente si voglia delegare la fondazione per l’aiuto di questi bambini dimenticandosi quanto sia ancor più importante far capire alle persone che vivono vicino a questi bambini che il primo importante passo deve essere fatto da parte loro e che atteggiamenti apparentemente insignificanti possono comunicare molto se osservati in maniera più attenta.
Inoltre, lo spot sembra pensato per la sola diffusione via Internet in quanto non fornisce dati per la donazione ma lo fa solo di rimando ponendo alla fine solamente il sito della Casa do Menor e nessun altro contatto. Nel caso in cui questo spot venga diffuso diversamente, non raggiungerebbe sicuramente il fine desiderato poiché la scelta di porre come riferimento solo il sito e non i dati per la donazione, impone lo spot solo a un target di nicchia, ossia ai soli fruitori di Internet, escludendo invece tutta quella parte di pubblico over 60 che rappresenta invece un ottimo bacino di utenze su cui far riferimento per le donazioni.

Anche l’Unicef ha portato avanti campagne simili contro la lotta alla pedofilia.
I pedofili nascondono la verità. Aiutaci a scoprirla” è una di queste.
Attraverso questa campagna, sicuramente pensata per la stampa giornalistica o forse per cartoline, ma non certo per cartelloni stradali o volantini, l’Unicef ci invita a leggere i titoli delle cartelle per comprendere come, in questo caso, in un uomo apparentemente normale e appagato possa nascondersi un mostro.
Il rimando a ciò che si vuol comunicare però non avviene in maniera diretta, non si punta sull’impatto emotivo questa volta, piuttosto si sceglie di utilizzare le cartelle  come metafora per rappresentare la mente umana.
A mio avviso, però, mettere in piccolo il vero messaggio non la rende del tutto efficace. Inoltre  ritengo possa risultare di difficile comprensione per la fascia di pubblico over 60 già citata precedentemente che nella maggior parte dei casi potrebbe non conoscere il computer e le sue funzionalità.

Di­te ai vo­stri fi­gli di non ac­cet­ta­re SMS da­gli sco­no­sciu­ti” è una delle cam­pa­gne portate avanti dal MOI­GE (Mo­vi­men­to I­ta­lia­no Ge­ni­to­ri) e ci fa capire come sia necessario, al fine di tutelare al meglio i diritti dei minori, cercare sempre di adeguarsi a ciò che ci circonda e soprattutto a tutte quelle nuove tecnologie che oggigiorno stanno sempre più entrando a far parte della vita degli adulti ma anche dei più piccoli. Infatti, se prima era l’estraneo che regalava caramelle ad infondere timore, oggi purtroppo il pericolo agisce di  nascosto e in maniera più silenziosa: ad esempio attraverso gli SMS.
Il te­sto dello spot è il seguente: “Non ac­cet­ta­re ca­ra­mel­le da­gli sconosciuti. Gli sconosciuti so­no pedofili e og­gi le lo­ro ca­ra­mel­le so­no Sms con ri­chie­ste di fo­to o­sce­ne in cam­bio di u­na ri­ca­ri­ca te­le­fo­ni­ca. Di­te ai vo­stri fi­gli di av­ver­tir­vi se ri­ce­vo­no Sms da­gli sco­no­sciu­ti. E av­vi­sa­te il 113”.
A  mio avviso penso che il messaggio, proprio grazie alla connessione tra pedofilia e uso del cellulare da parte dei bambini, riesca nell’intento di sensibilizzare i genitori che guardano questo spot spingendoli a portare maggior attenzione ai comportamenti dei propri figli. Ciò che secondo me non è corretto in questo messaggio, è il fatto di identificare tutti i pedofili come sconosciuti perché, se è vero che avvicinarsi agli sconosciuti è pericoloso, molti pedofili si nascondono proprio tra i familiari, parenti, amici, insegnanti.
Avrei, dunque, fatto passare un messaggio più generalizzato puntando sul fatto che oggi i pedofili si nascondono ovunque e che ogni bambino av­ver­ta sempre in caso di ricezione di Sms inopportuni. Chiunque sia il mittente dell’SMS ricevuto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Infine vorrei indicare la campagna che ha vinto l’Award Silver Clio 2009 “Accendi la luce ed aiuta Annie a superare la paura del buio. Pedofilia. Tu non puoi vederla, ma esiste”, adottata dall’agenzia Euro RSCG del Brasile a favore dell’associazione CERCA (Children and Adolescents Reference Center).
Questa campagna, sicuramente pensata per stampa giornalistica o per cartoline informative, è secondo me molto efficace principalmente perché di sicuro impatto visivo. Osservandola al buio appaiono immagini fluorescenti che rappresentano quella che purtroppo è ancora oggi la realtà di molti bambini.
Inoltre sono presenti sia i dati relativi ai casi di pedofilia, sia il numero telefonico per denunciare in caso di abuso. L’unica annotazione che mi sento di fare, è che questi elementi appaiono solo nel caso la si osservi al buio e che, poiché non sempre potrebbe essere possibile farlo, in quei casi la campagna rimarrebbe incompleta.

Elisa Pucci

1 Response to “Pedofilia: un male nascosto da vincere”


  1. 1 gay webcam 06/07/2013 alle 23:25

    Wow, that’s what I was exploring for, what a information! present here at this blog, thanks admin of this web page.


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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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