“Pensa a guidare”…troppo facile!

Successe tutto in un attimo; ormai sette anni fa.
Erano le 6:00 del mattino quando qualcuno, adesso non ricordo nemmeno chi, mi telefonò per dirmi che G., “il mio” G., era morto in un incidente stradale. E tutto si fermò.
Non ci sono parole per descrivere cosa si prova quando si perde una persona cara; non esistono scorciatoie né modi di dire per esprimere tutta la rabbia che annebbia il cervello in momenti come questo. La testa esplode, e una sola, unica domanda rimbomba con intensità costante e al contempo crescente: PERCHÈ?

Gli incidenti stradali, com’è tristemente noto, sono una delle maggiori cause di mortalità in numerosi paesi del mondo.
Nel 2009 quelli rilevati in Italia dall’Istat sono stati 215.405; 4.237 persone sono morte, mentre altre 307.258 hanno subito lesioni di diversa gravità. Facendo un breve calcolo, significa che ogni giorno si sono verificati mediamente 590 incidenti stradali che hanno comportato lesioni alle persone, precisamente la morte di 12 persone e il ferimento di altre 842.
Una carneficina.

Quello delle morti per incidenti stradali è un problema che, per la sua gravità e incidenza, è stato sempre al centro dell’attenzione.
Le campagne di tipo sociale si sono susseguite nel corso degli anni, con l’obiettivo comune di educare la popolazione alla guida sia dal punto di vista dell’assunzione (o meglio, non assunzione!) di alcol o sostanze stupefacenti prima di mettersi in auto, sia soprattutto da punto di vista del rispetto delle norme della strada.

La campagna promossa da Asaps (Associazione Sostenitori Amici della Polizia Stradale) e Sicurstrada si concentra sul rispetto delle norme stradali; destinata probabilmente al formato 6×3, si basa sul rimando linguistico e visivo al gioco degli scacchi: l’immagine del pedone-pedina con il sangue che gli esce dalla testa e si riversa sulla strada , oltre a rappresentare le vittime di chi non rispetta le strisce pedonali, accentua in un certo modo l’idea di impotenza che queste persone hanno di fronte a chi non rispetta la loro sicurezza. Lo slogan a doppio senso “Nessun pedone merita il tuo scacco”, messo in risalto dal contrasto di colori, attira l’attenzione sull’immagine e soprattutto sul concetto che vine poi ampliato nella frase successiva, “Le strisce pedonali non sono invisibili. Rispettale”. “Miglior Campagna Sociale 2005”.

 

Utilizza i doppi sensi linguistici anche quest’altra campagna, sempre promossa dall’Asaps, che ha l’obiettivo di limitare l’utilizzo di alcol quando ci si mette alla guida: il riferimento è più che chiaro, e lo slogan “Cin – Cin“, a metà tra il grottesco e l’ironico, non può non essere notato, né dimenticato.

Nel 2010, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha promosso la campagna “Sulla buona strada”, che puntava ad educare automobilisti e pedoni ad un “uso” più consapevole della strada, appunto, e delle norme, delle attenzioni e dei comportamenti che rendono le strade più o meno sicure.
La campagna, sfruttando una serie di volti noti dello spettacolo e della radio, puntava ai giovani e si costruiva di frasi legate ai protagonisti (“Ho la testa sempre On Air. Ma non quando guido.”, ad esempio, per Dj Linus, ecc) e all’idea che “Quando guido, io non scherzo.
Gli slogan erano interessanti, affascinavano; il messaggio, alla fine, passava.
Però, se si va a sbirciare tra le campagne sociali del Governo, si può notare come dal 2002 non abbia certo brillato per originalità e rinnovamento: nel 2002 lo spot contro l’AIDS utilizzava testimonial famosi come Renato Pozzetto, Michelle Huntzinker, Gabriel Batistuta, nel 2009 Valerio Mastandrea. In alcune campagne promosse dal Governo contro il fumo, come ad esempionel 2004, sono stati usati solo strumenti cartacei come affissioni ed annunci stampa.

Basta? Davvero???

Certo, probabilmente niente sarà mai abbastanza per attirare l’attenzione su questo gravissimo problema, però forse (e questo è il parere di una che è stata suo malgrado “dall’altra parte”)si potrebbe fare qualcosa in più.

Molti, e parlo soprattutto di giovani, non hanno ancora chiaro il concetto di cosa significhi perdere il controllo della macchina,finire fuori strada e rimetterci tutto; molti non capiscono nemmeno cosa significhi vedere un amico morire, magari per un bicchiere “di troppo” bevuto quando proprio non ci stava; molti non intuiscono nemmeno che guardare la strada rimane una delle regole fondamentali per la salvaguardia, propria e degli altri.

Forse, per capirlo, ci vorrebbe davvero qualcosa del genere.

Dopo il silenzio soltanto è regnato tra le lamiere contorte:
sull'autostrada cercavi la vita, ma ti ha incontrato la morte.. ma ti ha incontrato la morte!

Francesca Vargiu

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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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