luoghi dell’esclusione. Utopie effettivamente realizzate

Luoghi dell’esclusione. Utopie effettivamente realizzate.

In qualsiasi cultura, in qualsiasi società,  gli uomini hanno sempre avuto la necessità di dividersi in gruppi, conseguentemente emarginare chi non risponde ai canoni del gruppo dominante.  Uno psichiatra lungimirante tempo fa ha deciso di chiudere gli ospedali psichiatrici, ma la nostra società, per non dare sempre la colpa alla politica, non era pronta ad affrontare un problema così grande. Nel 1998 anche a Sassari è stato chiuso l’Ospedale Psichiatrico ma solo in apparenza, perché le strutture fisiche sono cambiate, ma negli stessi luoghi, le stesse persone sono ospitate, sotto un’altra forma istituzionale e in gestione ad altri enti, in luoghi adatti alla loro condizione. Insomma si sono ricreati dei MOS (Mini-Ospedali-Psichiatrici).

Attualmente in Italia esistono sei Ospedali Psichiatrici Giudiziari; questa la situazione circa i detenuti presenti e la capienza regolamentare degli Istituti al 30 giugno 2010.

Nome istituto Provincia Regione Capienza Detenuti
presenti
Note
“F. Saporito”, Aversa Caserta Campania 259 355 Sito OPG di Aversa[3], Rapporto dell’Associazione Antigone[4].
Barcellona Pozzo di Gotto Messina Sicilia 437 340
Castiglione delle Stiviere Mantova Lombardia 193 279 Rapporto dell’Associazione Antigone[5].
Montelupo Fiorentino Firenze Toscana 201 174 Rapporto dell’Associazione Antigone[6].
Napoli Sant’Eframo
(C/O C.C. Secondigliano Rep.Verde)
Napoli Campania 100 120 Rapporto dell’Associazione Antigone[7].
Reggio Emilia

Reggio Emilia Emilia-Romagna 132 279 Rapporto dell’Associazione Antigone[8].

 

Una assistenza adeguata, per il malato psichiatrico è di fondamentale importanza. Non ha potere di garantire sempre una ripresa o una guarigione, ma rappresenta e deve rappresentare sempre il punto cardine di un processo riabilitativo necessario.

Ha creato quindi grande scalpore la visione del filmato, prodotto dalla commissione  d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, relativo alla attuale situazione di 6 OPG italiani, tra i quali figura la struttura tristemente nota del nosocomio psichiatrico giudiziario di Aversa.

Sono anni che la situazione dell’ospedale campano viene denunciata ripetutamente dai media: si tratta del racconto di un degrado infinito che vede i pazienti psichiatrici vivere pressochè come animali, costretti, per avere un po’ di acqua fresca, ad utilizzare il buco di un orinatoio come refrigeratore.

Trenta minuti di filmato che pesano come un macigno sulle coscienze. Muffa,  liquidi di scarico in uscita da strutture sanitarie non funzionanti, cibo abbandonato a terra, vetri delle finestre rotte e malati costretti a lavarsi senza riscaldamento.

 

Secondo l’indagine, condotta fra il 2004 e il 2007, il 42% degli italiani affetti da un disturbo psichico (circa 2 milioni) sono adulti fra i 18 e i 44 anni. Il 29% di essi è affetto da psicosi, il 25% da disturbi dell’umore, e il 22% da disturbi d’ansia. Il 57% dei pazienti in cura sono donne, fra le quali ansia e depressione sono diffuse il doppio che negli uomini. In particolare, mentre si registra una diminuzione dei casi di psicosi, che rappresentano il 14% dei nuovi accessi nei centri di salute mentale italiani, ad essere in costante aumento sono disturbi dell’umore, d’ansia, di personalità, del comportamento alimentare, da uso di sostanze psicoattiveSolo un paziente su dieci viene inviato al Centro di salute mentale dal proprio medico di base.

E quando uno di questi malati infrange la legge finisce in uno di questi ”luoghi di pena”

La verità è che quando escono e finiscono di scontare la pena, la famiglia li rifiuta,  non hanno un posto sicuro dove stare. Anziani, malati e non curati, con alle spalle esperienze di violenza fisica e morale si trovano soli . Ad accoglierli sono le cosiddette comunità protette psichiatriche, luoghi di permanenza temporanea, che accolgono la persona-ex-carcerato-paziente e la ospitano sino a che non ha finito il periodo di prova. Solitamente questo periodo di prova conincide con gli arresti domiciliari che il giudice di sorveglianza ha stabilito. Molti però alla fine di questo lasso di tempo non tornano a casa. Contenitori spazio temporali per L’homo sacer. L’individuo sacrificabile segnato dalla società, l’uomo che nessuno può uccidere fisicamente, ma tutti insieme con l’indifferenza.

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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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