Che fine ha fatto il Telefono Azzurro?

Negli anni della mia infanzia e adolescenza sono cresciuta con gli spot del Telefono Azzurro, forse la più grande e importante Onlus italiana che si batte per i diritti dei bambini. Ora però mi chiedo, dove sono andati a finire quegli spot? Perché guardando la televisione non se ne vedono più? E soprattutto, cosa ancor più importante, a chi si possono rivolgere i bambini o gli adolescenti che hanno subito violenze sessuali, abusi, maltrattamenti e prepotenze da parte degli adulti?

Telefono Azzurro nasce nel 1987 a Bologna per iniziativa di Ernesto Caffo, all’epoca professore di neuropsichiatra infantile all’Università degli Studi di Modena. L’obiettivo è un’esigenza prioritaria e basilare: poter dare alle richieste di aiuto dei bambini un punto d’ascolto e d’accesso. Così il 5 dicembre 1990 è attivata la linea nazionale 1678-48048 e il 18 dicembre seguente, con decreto del Presidente della Repubblica, Telefono Azzurro diviene “Ente morale”. Il 26 novembre 1994 è attivata la prima linea gratuita per bambini e adolescenti fino ai 18 anni, l’1.96.96, attiva 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, su tutto il territorio nazionale, a cui rispondono operatori professionali: una risposta concreta e tangibile a quel “diritto d’ascolto” riconosciuto al bambino dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia firmata dalle Nazioni Unite nel 1989.

 

Uno dei primi spot di cui si ha memoria è quello con l’allora bambino Adriano Pantaleo, noto ai più per le interpretazioni di film per ragazzi come “Ci hai rotto papà” e “Io speriamo che me la cavo” con Paolo Villaggio.

Lo spot è, a mio parere, di una forza comunicativa unica, nonostante il tono giocoso e spensierato, e ha lasciato un ricordo tangibile nelle menti di tutta una generazione. Infatti, già dai primi secondi, è chiara e decisa la volontà di informare e far conoscere ai bambini, target di riferimento chiarissimo, il numero 1.96.96, che essi possono chiamare in qualsiasi momento per, come spiega il piccolo protagonista, “difendervi dalla violenza”. Lo spot continua con una voce fuoricampo che suggerisce di scrivere il numero sul proprio diario scolastico e più avanti, di dirlo ai propri amici in difficoltà, mentre appare la schermata col numero da chiamare, che è ripetuto oralmente, durante tutto lo spot, per tre volte, quasi per fissarsi nella testa e nella memoria dei piccoli telespettatori. Inoltre, per aumentare l’incidenza, l’interprete incolla l’adesivo, sempre col numero in primo piano, su una cabina telefonica, dal giornalaio, in un negozio e persino su un muro, specificando che “il numero è gratuito e non serve prefisso”, ma avvertendo che è da chiamare “solo in caso di vero bisogno”. In tutto il numero può essere letto ben sei volte. Alla fine dello spot, la voce fuori campo, esorta al found raising e si legge chiaramente il numero di conto corrente postale per chiunque voglia aiutare il Telefono Azzurro, ma ciò non toglie importanza al messaggio comunicativo verso i bambini vittime di violenza, a cui lo spot è esplicitamente dedicato.

 

A questo spot ne seguirono altri parecchio noti, come quello a mio avviso, molto più inquietante, con l’attore Luca Zingaretti, che, con la fondazione Pubblicità Progresso, si presta per la nobile causa della difesa dell’infanzia e la tutela dei diritti dei più piccoli.

La campagna, che ha preso parte al 2° Festival Internazionale della Comunicazione Sociale del 2000, presenta un padre che denigra il proprio figlio, che nello spot non si vede, ma parla e risponde alle insinuazioni del suo antagonista. Zingaretti, indubbiamente minaccioso, chiede al figlio (a noi spettatori in sostanza) se vorrebbe andare a scuola, giocare con gli altri bambini, stare in casa al calduccio in caso di malattia e la vocina risponde sempre con dei coraggiosi “si”, fino a che, alla fine, il genitore lo minaccia di dargli due schiaffoni e di mandarlo a lavorare. A questo punto sarcasticamente gli chiede cosa farà, se chiamerà il Telefono Azzurro, e all’ennesimo e convinto “si” del bambino, cade sull’insopportabile e violento genitore un telefono azzurro gigante che lo schiaccia, concludendosi con la voce fuori campo che esclama “chi non rispetta i diritti dei bambini deve fare i conti con Telefono Azzurro, sostieni Telefono Azzurro”. Ora, lo spot è nel complesso convincente, ma è chiaramente rivolto ad un pubblico adulto e non a chi dovrebbe essere rivolto, cioè ai più piccoli. Il numero di telefono che appare alla fine, non è quello, ben più noto e facile da ricordare, 1.96.96, ma 02.76.00.88.00, con la dicitura “per informazioni”, quindi non direttamente indirizzato ai più piccini, che nello spot, secondo me, non vedono un aiuto concreto o una guida sicura nel caso di abusi o maltrattamenti.

 

Altro spot meno recente e meno convincente è quello dei primi anni ‘90 sempre patrocinato da Pubblicità Progresso.

Il video mostra la foto di una famiglia che cade da una finestra, quasi andando a colpire una colomba bianca che vola (simbolo di pace per antonomasia), andando poi in mille pezzi una volta toccato il suolo, mentre una voce fuori campo afferma “Ci sono bambini maltrattati, ci sono adulti in difficoltà. Il Telefono Azzurro li aiuta, aiuta a capire, dà coraggio di cambiare, dà la forza di tornare. Il Telefono Azzurro aiuta l’amore a rinascere. Il Telefono Azzurro, azzurro per noi”. Che cosa voglia dire quest’ultima frase non è facile capirlo, “per noi” chi? Per “noi” genitori che, abusando o maltrattando i nostri figli, abbiamo distrutto la nostra famiglia o per “noi” operatori del Telefono Azzurro? È facile capire come questo spot abbia seri problemi d’intelligibilità per chiunque. È certamente rivolto alle famiglie, ma trattandosi di uno spot del Telefono Azzurro non sarebbe stato sgradito un riferimento tangibile ai bambini. In conclusione due numeri, di cui il secondo, l’1678-48048, segnalato come “linea per bambini”, mentre il primo possiamo supporre che sia per adulti in difficoltà, anche se lo stesso numero, lo 051-222525, appare in altri spot proprio come linea per bambini.

 

Arrivando ai giorni nostri, la delusione che si acquista vedendo gli spot del Telefono Azzurro è grande. Prima di tutto perché la Onlus, vuoi per difficoltà finanziarie, vuoi per altri motivi, è praticamente uscita di scena negli ultimi dieci anni, facendo mancare un sostegno concreto e materiale a migliaia e migliaia di bambini vittime di violenze. Certo essa opera ancora, nel sito internet www.azzurro.it, si possono trovare tantissime informazioni utili, i numeri da chiamare in caso di emergenza o semplicemente per consigli o suggerimenti, sia per bambini che per adulti. Nell’era della televisione però, tra pubblicità di ogni tipo, programmi spazzatura e lobotomizzanti, si sente la mancanza degli spot genuini e utili del “vecchio” Telefono Azzurro.

L’ultimo spot 2011, firmato dall’agenzia Armando Testa, è attualmente sugli schermi Tv italiani. Lanciato lo scorso 6 marzo sulle reti Rai, Mediaset, Sky, sulle tv locali, sulla stampa e sui network radiofonici, ha come obiettivo principale il found raising. Infatti, alla campagna “Alziamo le mani per fermare la violenza sui bambini” è associato il numero 45504 attraverso il quale è possibile effettuare una donazione di due euro inviando un sms o chiamando da rete fissa da tutti i gestori di telefonia nazionale. L’obiettivo è di rafforzare la famosa linea gratuita dell’1.96.96, incrementare il numero di operatori per far si che le risposte ai più piccini siano sempre più tempestive ed efficaci e potenziare il nuovo servizio di consulenza via chat sul sito azzurro.it in modo da estendere anche al web il contatto e l’aiuto di cui i bambini hanno bisogno, soprattutto nella nuova era di Internet. Fin qui la campagna non farebbe una piega, anche perché, guardandola, ha un buon impatto comunicativo nonostante il linguaggio pacato. Lo spot mostra un’ordinata prima elementare in cui i bambini, a turno, pronunciano parole come luce, yogurt, isola che hanno le iniziali delle lettere che maestra domanda, fino alla richiesta “chi mi dice una parola che comincia con A?” a cui la bambina, alzando la mano, risponde con “Abuso”. Segue la didascalia “spesso, non sono i bambini ad alzare le mani”, e qui ci aspetteremo almeno il numero del Telefono Azzurro, che da ben 24 anni è sempre attivo, ma niente, solo la numerazione breve 45504 per sostenere la Onlus con le donazioni. Eppure i dati parlano chiaro e sono davvero impressionanti: solo nel 2010 gli operatori della linea d’ascolto dell’1.96.96 hanno ricevuto circa 800 chiamate al giorno. Tra il primo gennaio 2008 e il 28 febbraio 2011 Telefono Azzurro ha gestito 9.416 richieste, di cui 3.591, riguardavano abusi fisici, psicologici, sessuali, violenza domestica e trascuratezza. Il fatto che nell’attuale spot e in quelli precedenti (come in quello “1, 2, 3 stella” andato in onda fino a poco tempo fa), manchi qualsiasi tipo di riferimento ai bambini e al loro aiuto concreto, non giova né alla campagna, che è sostanzialmente creata per gli adulti e per la ricerca fondi, né per il Telefono Azzurro in sé, che ha come primario e assoluto obbiettivo l’ascolto, l’attenzione e la difesa dei diritti dei bambini e degli adolescenti. È qui che ritorna la mia domanda iniziale: “Che fine ha fatto il Telefono Azzurro?”

 

Alice Secchi

 

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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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