Violenza sulle donne. Infanzie rubate

Mutilazione Genitale Femminile. Un orrore senza fine?

Le Mgf rappresentano un fenomeno molto articolato e complesso ma soprattutto molto vasto, che include pratiche che provengono dalla tradizione e che comportano sia incisione sia asportazione, parziale o totale, dei genitali femminili esterni. Le conseguenze di tali pratiche sono infezioni e malattie del corpo ma, soprattutto, esse comportano traumi irreversibili e danni psicologici devastanti. Numerose sono le iniziative dei vari Paesi, in Europa e nel Mondo, al fine di sensibilizzare le coscienze verso un dramma che pareva fosse distante dalla cultura occidentale ma che, oggigiorno, causa le massicce immigrazioni, è radicato anche nei Paesi Europei. Amnesty Internationl Irlanda, in collaborazione con altre ONG dell’UE tra cui l’AIDOS, (Ass. Italiana Donne per lo Sviluppo) promuove la campagna END FGM, lanciata il 6 Feb., in  occasione della Giornata internazionale per l’abbandono delle mutilazioni genitali femminili (Mgf). Tale campagna ha lo scopo di sollecitare l’inserimento delle problematiche legate alle MGF tra i temi principali da affrontare nell’agenda europea. Il 25 novembre 2010 il Ministro Mara Carfagna e la Senatrice Emma Bonino firmano il Petalo Rosa, simbolo della campagna europea contro le Mgf promossa in Italia da Aidos e Amnesty International e fissata dall’ONU per il 6 Feb.

Si tratta di una campagna per raccogliere 8000 firme al giorno in quanto si stima che tante siano ogni giorno le bambine che in media, nel mondo, rischiano di subire MGFe che circa 3 milioni di esse ogni anno siano vittime di questa barbarie. Si tratta di un invito per tutti, ovviamente rivolto al mondo web, ma questo invito non rimanda ad un messaggio chiaro, breve, conciso ed incisivo. Forse sarebbe stato appropriato evidenziare subito, magari accanto al simbolo della rosa, il sito a cui collegarsi ed invitare subito a firmare. Prima il messaggio e poi le spiegazioni. Il fiore è di forte impatto visivo ed emozionale ma solo con una immagine ingrandita si nota bene la cucitura nella rosa, metafora del clitoride mutilato.

In Europa sono 500mila le donne che hanno subito una qualche forma di mutilazione genitale e 38.000 le donne straniere che risiedono in Italia con regolare permesso di soggiorno e che nel loro Paese hanno subito questo tipo di violenza. Le bambine straniere che vivono in Italia sono circa 1000 e rischiano anch’esse di subire qualche forma di mutilazione genitale.

Il primo spot che vorrei analizzare riguarda la campagna di comunicazione nazionale italiana realizzata con lo scopo di contrastare la pratica di MGF; la campagna è stata annunciata dal Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna in una conferenza stampa a Febbraio. Campagna che è stata veicolata da tutti i media con uno spot prodotto con l’Associazione Almaterra. In onda su reti radiofoniche e televisive nazionali Rai dal 4 al 18 febbraio.

E’ un video che coinvolge i padri direttamente. La voce narrante è una voce maschile, proprio a voler evidenziare il fatto che anche gli uomini, come consumatori finali, apprezzano un prodotto che non è più ritenuto contaminato; non esiste più quindi la necessità di purificare la donna. L’uomo sdogana la libera sessualità. Viene presentato un padre che non è più legato a certi riti e pratiche della tradizione, un uomo che vive in un Paese occidentale, ben integrato, benestante che parla bene la nostra lingua e che ritiene più importante preservare  la salute e la serenità della figlia  rispetto ad una usanza che ormai vede come una barbarie. Alla fine del video appaiono insieme, padre, madre e figlia, mostrando un’immagine serena e felice. E’ davvero così facile? Non penso che tutti gli africani che vivono in Europa siano integrati a questo punto né che possano o vogliano farlo; conosciamo la situazione accoglienza e sappiamo che non è così. Qual è il messaggio di questo video? Diventa un occidentale e vivrai ricco, felice e contento. Penso vi siano buone intenzioni ma scorgo un etnocentrismo di fondo, forse inconsapevole, ma non per questo meno radicato, che spinge l’occidentale a pensare che tutto debba essere ridotto alla sua cultura. Questo atteggiamento potrebbe comunicare confusione ed incomprensione per cui si rischia di non ottenere lo scopo che ci si è prefissi.

Secondo l’Unicef, è ancora l’Africa il luogo dove il fenomeno è massicciamente presente: Secondo i dati di fonte OMS, sono tra i 100 e 140 milioni le bambine, le ragazze e donne che hanno subito una forma di mutilazione genitale.

http://www.unicef.it/doc/375/mutilazioni-genitali-femminili-ancora-lafrica-la-patria-del-fenomeno.htm

Che cosa viene fatto nei Paesi africani per contrastare questa violenza sulle bambine? Le campagne pubblicitarie sono molto diverse da quelle occidentali. Sono le donne che principalmente sono in prima linea, esponendosi in prima persona, recandosi nei villaggi per spiegare ad altre donne, che sono madri e nonne, che la mutilazione non è una buona cosa per le donne, che porta dolore, sofferenza ed umiliazione. Nei villaggi più lontani, dove vi è molta povertà, i mezzi di comunicazione sono assenti per cui l’intervento deve essere fatto personalmente. Questo modus operandi è ben testimoniato in questo video inchiesta di Euro news che mostra come una donna africana, proveniente da un contesto culturale simile a quello delle donne a cui si rivolge, cerchi, con molta cautela, di affrontare l’argomento considerato, in molte zone, un tabù.

Un Esempio molto importante dell’impegno in prima persona delle donne africane è quello di Khady Koita, senegalese e vicepresidente di EURONET, organismo europeo per la lotta contro le MGF nato nel 1997 e reso ufficiale nel 2002. Nel periodo 2007-2009, è riuscita a portare avanti con il suo gruppo una vasta campagna di sensibilizzazione contro le mutilazioni e nel 2010 , con vari enti ed associazioni, vienne redatta una bozza da presentare all’ONU per chiedere una risoluzione che permetta di abolire definitivamente queste pratiche, esercitando a questo scopo una forte pressione sui governi dove ancora queste sono diffuse. Lei stessa ha subito la mutilazione ed ha scritto un libro sulla vicenda; con i soldi ricavati dalla vendita sta costruendo una casa delle donne in Senegal.

La pratica delle MGF è una espressione culturale molto diffusa in Africa; In Egitto è una pratica molto radicata e condivisa specialmente dalle donne, che la vedono come una condizione imprescindibile di appartenenza alla comunità. La “purezza” della donna, intesa come verginità e negazione di rapporti sessuali prima del matrimonio, rappresenta un valore fondamentale che consente di trovare marito e di essere inseriti ed accettati dalla comunità; per questa ragione sono spesso le donne di famiglia le più forti sostenitrici di una pratica terribile che esse vedono come necessaria per evitare l’emarginazione sociale. Questo concetto è reso evidente dal servizio della TV egiziana Memri, nel quale, attraverso intervste alle donne, è confermata questa tendenza.

Vi sono altri modi per sensibilizzare l’opinione pubblica, altre tipologie di filmati che lasciano letteralmente senza fiato e senza possibilità quasi di un qualsiasi commento, perché si precipita letteralmente nell’orrore. Sono campagne di Amnesty International e di Nat-geo, rivolte principalmente a noi occidentali, per farci vivere ciò che per milioni di bambine non è una occasionalità, ma, bensì una realtà quotidiana. Questi video provocano orrore, sgomento, paura; sono emotivamente sconvolgenti. Dopo averli visti, sono necessarie lunghe riflessioni per riprendersi ma, se si è appena sensibili, non lasceranno  indifferenti e sicuramente si avrà voglia di agire, di fare qualcosa di concreto, di aiutare. E questo è lo scopo finale del messaggio.

Per finire, dopo questo orrore, un messaggio di speranza, di canto, di vittoria, con le scene finali del bellissimo film Moolaadé, di Ousmane Sembene regista senegalese . Il film è di produzione franco-canadese ed è uscito nel 2004 .

Felicita Careddu

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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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