Disomofobizziamoci… ma come?

Sapete che in Italia non esiste alcuna legge atta a riconoscere delle aggravanti specifiche per i reati commessi in odio a persone omosessuali, bisessuali e transgender? E sapete che nel 2009 la Camera dei Deputati del Parlamento Italiano ha giudicato incostituzionale un provvedimento (“legge Concia”) che avrebbe voluto introdurre l’aggravante della discriminazione sessuale per le aggressioni personali?

Fantastico.

Saprete quindi quanto sia difficile che, all’atto della denuncia, la vittima della violenza dichiari la matrice del gesto patito, sia perché questa non costituirebbe un’aggravante, sia in virtù di una fortissima omofobia interiore, ormai largamente diffusa nel nostro paese, che si concretizza in una vera e propria autocensura.

Ne concluderete che è dunque impossibile avere delle precise e attendibili rilevazioni statistiche in merito a reati di natura omofoba, semplicemente perché non esiste una specifica fattispecie di reato, o perché tale reato non viene denunciato per paura o vergogna.

L’Arcigay, l’Associazione lesbica e gay italiana, si preoccupa di redigere ogni anno dei reports relativi ai casi di violenza omofobica in Italia (si noti bene che tali dati, per i motivi sopra elencati, sono da intendersi non come valore statistico, ma come semplice fotografia della realtà); i dati sono, se non inquietanti, sicuramente non confortanti: dal gennaio 2006 all’agosto 2010, infatti, son stati registrati nel nostro paese, solo dall’Arcigay, 194 casi di violenza e aggressione, 21 casi di estorsione e 14 di bullismo, 33 casi di atti vandalici e ben 37 omicidi a danni di omosessuali (gay, lesbiche, bisessuali e transgender).

Insomma, gli omosessuali danno fastidio: perché sono contro-natura, perché sono malati; perché alcuni di loro non hanno paura a mettersi troppo in mostra, perché tutti insieme fanno sentire la loro voce in materia di diritti e libertà un po’ più “rumorosamente” del normale.

E questo fastidio, concretizzatosi in numerosi episodi di violenza anche organizzata, troppo spesso ha la complicità di quanti hanno odiano la diversità e il cambiamento.

Questo spot è stato girato dall’ILGA (International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association) per promuovere la Giornata Mondiale Contro L’Omofobia, e si concentra proprio sull’omofobia come male di cui avere paura.

La sedia vuota e lo sfondo quasi incolore rendono visivamente molto bene l’idea della solitudine e dell’isolamento che spesso gli omosessuali sono costretti a subire a causa di discriminazioni, mentre la voce in sottofondo ricorda quanto si difficile essere omosessuali oggi, in un mondo in cui “80 paesi considerano gli omosessuali dei criminali, e 9 di questi li condannano a morte”, tanto che nessuno è disposto ad “occupare una sedia” in loro nome.

La difficoltà di essere omosessuali, soprattutto durante l’adolescenza, è al centro anche di questa campagna francese:

Il messaggio principale è affidato ad un complicato gioco di parole, quasi uno sciogli-lingua, che però deve essere inteso non nel suo significato vero e proprio, bensì esclusivamente nella sua forma letteraria: lo slogan finale recita infatti “Questa frase è complicata ma meno della vita di uno studente omosessuale”.

Il target cui questa campagna si riferisce è sicuramente da individuare in quanti ignorano, volontariamente o no, le difficoltà dovute all’essere omosessuali, e la doppia realizzazione, con figura maschile e figura femminile, evita di limitare il discorso entro quei preconcetti che vedono l’omosessualità come un “male” esclusivamente maschile.

In questa campagna olandese, invece, il target di riferimento sono proprio gli omosessuali: la domanda “Should you have to hide the real you to be accepted?” è diretta infatti a quanti, come l’uomo dell’immagine, sono costretti a nascondere la loro vera identità con una maschera per essere accettati; è un semplice invito a visitare il sito discriminatie.nl, ma attraverso l’immagine raffigurata si riesce a trasmette un messaggio visivo molto più ampio.

A livello europeo, l’Italia non vanta alcun primato nella lotta all’omofobia.

Questa, infatti, è l’UNICA CAMPAGNA IN MATERIA CHE SI SIA MAI VISTA NEL NOSTRO PAESE:

Promosso dal Ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, lo spot è unico nel suo genere, ma è per fortuna anche abbastanza diretto ed efficace: lo spettatore viene proiettato in una situazione che genera empatia, e la comunicazione ruota intorno al concetto che “nella vita certe cose non possono contare”, soprattutto se irrilevanti come il numero di scarpe… o l’orientamento sessuale! È proprio questo radicale accostamento di elementi che valorizza il messaggio, il quale gioca anche sul concetto di “diversità”:non è l’orientamento sessuale a rendere diversi, ma l’omofobia.

In occasione della Giornata Mondiale Contro l’Omofobia, però, anche in Italia sono state promosse campagne ed iniziative: la cosa che colpisce è che si sia trattato di iniziative che non hanno coinvolto il Governo, e che spesso sono state promosse da piccoli enti o comuni.

La prima è a cura del Partito Democratico del Lazio, e si concentra sulla violenza che spesso gli omosessuali sono costretti a subire: inserisce alcuni dati, anche se molto generici, e punta tutto sulla sensibilità di ognuno quando retoricamente chiede “E se fosse tuo fratello?” mostrandoci un giovane con l’occhio pesto. Purtroppo, i danni subiti durante aggressioni di questo tipo spesso non si limitano ad un occhio nero, ma è anche questo un modo per affrontare il problema.

La seconda è invece a cura di NapoliGayPress: il messaggio principale non si concentra tanto sulla diversità degli omosessuali, quanto sulla loro normalità. Lo slogan “I tuoi lo sanno che sei eterosessuale?”, grazie alla semplice sostituzione di “omo” con “etero”, serve perfettamente a far passare il concetto che nessuno è diverso a causa del suo orientamento sessuale, il quale non è, come molti pensano, esclusivamente una scelta di vita ma anche e soprattutto un’inclinazione naturale, esattamente come l’eterosessualità.

Ma è la terza iniziativa, promossa dal comune di Perugia, quella che a mio parere rompe il muro dell’omofobia nella maniera più sonora e divertente: “Contro l’omofobia, adotta un finocchio!”.

La parola “finocchio”, normalmente utilizzata come offesa nei confronti degli omosessuali, viene spogliata della sua valenza negativa e quindi rivalutata; inoltre, all’evento collegato alla lotta all’omofobia viene affiancata la sagra, ovviamente del finocchio, che serve non solo ad ampliare il target d’utenza dell’evento, ma anche e soprattutto ad una ricontestualizzazione del termine.

Di questi nostri tempi violenti e volgari, davvero geniale!

Francesca Vargiu

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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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