I cari vecchi infortuni domestici

Ogni anno circa 450.000 bambini italiani hanno dovuto ricorrere a cure mediche a causa di infortuni domestici causati da ustioni, avvelenamenti e cadute. Pubblicità Progresso nel 1984 ha sviluppato una campagna di comunicazione sociale fornendo consigli di utilità pratica e sensibilizzando i genitori a prestare una maggiore attenzione alla possibilità di incidenti, i messaggi volevano anche stimolare le capacità di prevenzione per evitare i vari infortuni. La campagna si articolava in una serie di annunci destinati al pubblico adulto tramite spot televisivi e messaggi dedicati ai più piccoli, utilizzando il linguaggio dei piccoli. In seguito venne avviato un concorso nazionale per la creazione, da parte dei ragazzi nelle scuole, di una campagna pubblicitaria sul tema.

Lo spot radiofonico creato venne posto in maniera di intervista. Il giornalista porrà la domanda e inaspettatamente sentiremo rispondere un bambino. Egli racconterà di aver giocato all’interno della propria cucina, ma avrà accidentalmente versato una pentola d’acqua bollente sulla sorellina di un anno causandole così un’ustione, la frase “è andata bene” del giornalista sancirà la fine della storia, farà tirare una sorta sospiro di sollievo all’ascoltatore e metterà in risalto lo scampato pericolo, il suo scopo sarà anche quello di far notare la possibilità del disastro che sarebbe potuto avvenire. Racconterà poi come la disattenzione dei genitori potrebbe causare avvelenamento, ustioni e morti accidentali dei più piccoli e si impegnerà nel dare consigli basilari, ricordando di tenere le pentole sui fornelli più lontani, di mettere sotto chiave le medicine e i detersivi e di utilizzare prese di corrente sicure. Si rivolgerà poi direttamente all’ascoltatore, il suo “tu” ripetuto più volte, metterà in risalto come i pochi consigli dati saranno facilmente realizzabili e necessari per una veloce prevenzione degli incidenti.

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Lo spot televisivo realizzato da Pubblicità Progresso rimane al giorno d’oggi particolarmente stimolante e divertente. Già dal tempo ci si rese conto dell’importanza dei videogames nella vita dei ragazzi, e lo spot sembrerà richiamare proprio uno dei più famosi dell’epoca, Super Mario. Il protagonista sarà però un bebè stilizzato che andrà a gattoni all’interno di un labirinto verde. La sua esplorazione sarà contrastata dai pericolo domestici che cercherà di evitare, inizialmente una pentola piena d’acqua bollente, in seguito un armadietto dei medicinali, una presa di corrente e infine una scala, su quest’ultima salirà sino in cima, ma essa si romperà facendolo così schiantare a terra. La voce e gli ostacoli ci porteranno ad assimilare il labirinto all’ambiente domestico, pieno di pericoli in grado di mettere a repentaglio la vita dei più piccoli. In questa pubblicità è presente un chiaro richiamo ai pericoli principali, presenti anche nello spot radiofonico, metterà in mostra come siano proprio essi le cause dei più frequenti incidenti domestici, e come tali pericoli possano esser facilmente neutralizzati con poche precauzioni.

La campagna pubblicitaria diffusa tramite la stampa prevedeva cinque immagini principali, quattro delle quali avevano una caratteristica comune, uno sfondo uniforme in grado di richiamare le mura familiari e dei soggetti in bianco e nero impegnati in altre attività e quindi distratti dai pericoli che potevano correre i propri figli. Venivano proposti due amanti intenti a parlare sul balcone di casa, e la mano di un bambino che cercava di toccare una presa di corrente scoperta, una coppia intenta in un litigio e un bambino alle prese con un armadietto di medicinali, una coppia distratta dalla televisione e la presenza di una scala, e infine una donna impegnata in una conversazione telefonica e una pentola d’acqua bollente sul fuoco. Una quinta immagine apparirà diversa, essa sarà per così dire interattiva, il poster richiamerà uno dei classici giochi che prevedeva il riempimento di alcune sezioni per scoprire un disegno, il riempimento, e di conseguenza il completamento del gioco, mostrerà una delle cose da non fare.

La campagna anche se di 27 anni fa si mostra efficace, sia per il target adulto che per quello infantile, lo spot televisivo è indirizzato ai più giovani che, in quanto attenti fruitori del media televisivo, saranno più esposti ad esso, l’utilizzo del “videogame” per la sua creazione farà in modo che tale target di riferimento presti un’attenzione particolare ad esso. La campagna stampa e la grafica dei poster al tempo ebbero molta efficacia, ma oggi essa non sarebbe in grado di ottenere un grande riscontro, gli accostamenti cromatici utilizzati appaiono quasi di un’altra epoca, questo perché tali aspetti nel corso degli anni si sono evoluti con lo scopo, da parte dei grafici, di utilizzare colori in grado di saltare maggiormente all’occhio per coinvolgere in maniera migliore il pubblico, una riproposizione di tali locandine al giorno d’oggi potrebbe perciò passare inosservata. Riguardo allo spot radiofonico, esso sarebbe forse in grado di riscuotere ancora approvazioni, questo principalmente grazie alla voce del bambino che pare dichiarare la propria innocenza al giornalista che lo intervista.

Carlo Serra

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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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