Allo stadio solo per divertimento!

Il calcio è da sempre lo sport più amato nel nostro Paese, però più passano gli anni e più i nostri stadi sono vuoti.

I motivi principali che spingono la gente a non andare allo stadio sono gli alti prezzi dei biglietti e soprattutto la scarsa sicurezza all’interno degli impianti sportivi.

Ogni anno i nostri stadi sono teatro di atti di vandalismo, spesso i continui lanci di fumogeni costringono i direttori di gara ad interrompere le partite per diversi minuti o nei casi di gravi episodi di violenza ad interrompere definitivamente le gare. Il caso più grave, successe nel 2007, quando durante il derby siciliano Catania-Palermo gli ultras catanesi uccisero l’ispettore capo Filippo Raciti.

Per far fronte a questi episodi è stato provato di tutto: dalle partite a porte chiuse alla chiusura dei settori ospiti. Il ministro dell’Interno del quarto Governo Berlusconi, Roberto Maroni, nell’Agosto 2009 ha introdotto la Tessera del tifoso, la carta è rilasciata da banche e da tutti i centri Lottomatica, in alcuni casi anche dalle stesse società calcistiche. La tessera consente di seguire la propria squadra in trasferta, e inoltre permette di snellire i controlli all’ingresso degli stadi, inoltre è una carta di credito ricaricabile ed ha una validità di cinque anni. La tessera è gratuita per gli abbonati e 10 euro per gli altri tifosi. La tessera non può essere rilasciata ai condannati per reati da stadio, anche con sentenza non definitiva, entro i cinque anni successivi alla condanna e coloro che sono sottoposti a Daspo (divieto di accedere alle manifestazioni sportive). La tessera però non risolve il problema delle tifoserie delle squadre di casa, in quanto è obbligatoria solo per seguire la propria squadra in trasferta.

Il problema principale rimane però,  la scarsa efficacia dei provvedimenti restrittivi contro i tifosi violenti; i tifosi non possono avere la tessera nei cinque anni successivi a una condanna per reati da stadio, il Daspo può durare da uno a cinque anni, in Inghilterra, ad esempio, a chi commette reati da stadio è vietato l’ingresso a vita negli impianti sportivi, anche la condanna penale è pesante ( circa 6 anni di carcere) e il processo è sempre svolto per direttissima. I posti allo stadio sono tutti nominali e a sedere in tutti i settori, sono state tolte le barriere, gli impianti sono rigorosamente di proprietà delle società. Per responsabilizzare maggiormente i club gli è stato  assegnato il compito di garantire la sicurezza all’interno degli impianti, sia attraverso efficientissimi sistemi di telecamere a circuito chiuso che mediante l’ausilio di numerosissime squadre di steward che collaborano strettamente con le forze di polizia. L’ Inghilterra grazie a queste norme restrittive è riuscita a risolvere il problema degli Hooligans, molto più grave delle nostre frange di ultras.

Sono state fatte diverse campagne di comunicazione sociale contro la violenza negli stadi, ma molte risultano troppo leggere, soprattutto quella con  l’attrice Martina Stella, inoltre di difficile comprensione.

I prossimi due spot, che vedremo nelle nostre tv e sugli schermi degli stadi, sembrano andare verso la direzione giusta, sono più espliciti e diretti. Sono stati presentati a Roma all’università La Sapienza, inoltre saranno trasmessi anche nelle scuole e nelle università. Promossi dal Dipartimento della gioventù, sono stati realizzati dall’Ascoms, l’associazione comunicatori e mediatori sociali, con il patrocinio dell’Osservatorio sulle manifestazioni sportive.

A mio giudizio le campagne migliori sono quelle di stampo anglosassone, con immagini molto forti e scioccanti che scuotono le menti degli spettatori.

Per far diminuire la violenza sarebbe molto importante avere una cultura molto più sportiva. Vedere dopo ogni sconfitta allenatori che invocano complotti ai danni delle loro squadre in maniera sistematica, vedere i direttori di gara subire dei continui processi mediatici ad ogni minimo errore, vedere trasmissioni con ore di moviola che invece di occuparsi degli aspetti tecnici dello sport alimentano continue polemiche, non favorisce la tranquillità dei tifosi che spesso vanno allo stadio convinti che la propria squadra sia vittima di fantomatici torti.

Quasi sempre i cori delle tifoserie non sono fatti per incitare la propria squadra, ma per insultare quella avversaria e le forze dell’ordine, questo crea un clima di tensione in ogni gara. Il diffondersi di una cultura totalmente avversa al rispetto delle istituzioni sfavorisce la crescita di una cultura sportiva, la filosofia “Abbiamo perso per colpa dell’arbitro!” è figlia delle fantasiose teorie “Sono processato perché i giudici ce l’hanno con me!” e “Vado male a scuola per colpa dei professori!”. Chiunque subisce qualsiasi giudizio da parte di un’ autorità non la riconosce più come autoritaria, di conseguenza si sviluppano culture reazionarie e totalmente avverse alle autorità e sempre più propense a creare disordini sociali.

Franco Delrio

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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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