Belli, giovani e abbronzati…oppure no?

L’abbronzatura, prima negativamente associata alle classi basse dedite al lavoro nei campi, a partire dal boom economico degli anni ’60 è diventata un simbolo di benessere e di bellezza.

Il sole non è però amico della salute. Il melanoma, solo fino a pochi decenni fa molto raro, è oggi al 12° posto fra le neoplasie più diffuse al mondo con particolare incidenza in Nord America, Europa e Australia, e riguarda nel 25% soggetti al di sotto dei 30 anni. Nel nostro Paese si registrano 6-9 casi ogni 100.000 abitanti e aumenta del 3% ogni anno quello in età infantile.

Le cause sono principalmente collegate all’assottigliamento dell’ozonosfera per via dell’inquinamento, a fattori genetici e ad un’eccessiva esposizione ai raggi UVA.

Ma la pelle abbronzata è davvero così attraente?

Le campagne di sensibilizzazione australiane contro questa tipologia di tumore partono, nella maggior parte dei casi, dal presupposto che “Non c’è niente di sensuale in un corpo abbronzato”, come recita lo slogan del progetto The Dark Side of Tanning, promosso dal NSG (New South Government).

I due spot, male e female, proprio a dimostrazione che non ci sono rilevanti differenze di genere nella diffusione del melanoma, mostrano, attraverso la computer graphic, come il sole possa scatenare la riproduzione incontrollata delle cellule, che degenera in metastasi, divorando tutto l’organismo a partire dai polmoni.

Di diverso stile è la seguente Comunicazione Istituzionale, molto cruda nel riprendere la rimozione chirurgica di un tumore della pelle, e avvalorata dalle parole di uno specialista.

Per prevenire un intervento così invasivo bastano cinque semplici mosse: cappello, maglietta, ombra, occhiali e filtro solare.

La campagna promossa dal Cancer Council Australia utilizza la metafora del tatuaggio su un corpo di una ragazza per dire che “il cancro della pelle è l’assassino della body art”, indirizzandolo consapevolmente ad un pubblico giovane, il più colpito da questo male.

La fondazione americana CCMAC (Colette Coyle Melanoma Awareness Campaign) ha invece puntato all’effetto shock per diffondere il proprio messaggio.

Così un lettino abbronzante si trasforma in una bara e nell’ultima inquadratura ci viene ricordato che, nel mondo, ogni ora, qualcuno muore a causa del melanoma. Originale e brutale nel condannare anche le abusatissime lampade, ad alta concentrazione di raggi ultravioletti.

Anche l’Estonia ha lanciato nel 2009 la sua campagna di sensibilizzazione con il volto di una famosa cantante nazionale che, sdraiata comodamente in spiaggia, elenca gli accorgimenti che tutti dovrebbero osservare prima di esporsi al sole.

In Italia è stato diffuso un semplice, ma efficace spot televisivo dell’IMI (Intergruppo Melanoma Italiano), a partire dal 2010.

Le mani, simbolo riconoscibile di solidarietà, invitano alla donazione per la ricerca e, unite a quelle esperte dei medici, possono sconfiggere la malattia.

La fondazione Veronesi ha patrocinato una campagna di prevenzione dal titolo “Pelle, confine dell’anima. Difendila perché vale”, sponsorizzata da numerosi protagonisti dello spettacolo.

Dal 2008 si rinnova annualmente il progetto di cause-related marketing promosso dal quotato stilista Marc Jacobs, attraverso la vendita di t-shirt che immortalano volti (e corpi) noti dello star system, in qualità di testimonial d’eccezione, pronti a posare senza veli per una giusta causa.

L’uso del doppio senso, chiaro nello slogan “Protect your largest organ”, e del nudo, ancora una volta  dimostra che l’elemento erotico ha sempre un ruolo chiave nelle tecniche di viral marketing, sia esso sociale o commerciale.

Sicuramente, oltre al nobile fine perseguito, una straordinaria manovra di mercato,  sia per l’immagine del marchio che per quella dei personaggi che vi hanno partecipato.

Le magliette possono essere acquistate in tutti gli store MJ al costo di 33 euro.

Tralasciando le conseguenze più drammatiche, l’abbronzatura ha in generale molti più lati negativi che positivi.

Accelera l’invecchiamento cellulare, favorendo la comparsa precoce di rughe e macchie anti-estetiche, oltre alle dolorose scottature, provocate da una reiterata esposizione al sole senza le dovute precauzioni. Per questo è bene utilizzare un filtro ad alto tasso protettivo, a prescindere dal fototipo di riferimento, perché anche le carnagioni scure non sono immuni dai rischi legati ai raggi UVA.

Si tratta fondamentalmente di un costume occidentale, visto che in Asia e Africa è sempre diffuso il culto dell’incarnato diafano, incrementato dalla globalizzazione.

Sembra proprio che nessuno stia bene nella propria pelle.

Francesca Spada.

1 Response to “Belli, giovani e abbronzati…oppure no?”


  1. 1 expanding 28/12/2016 alle 08:54

    I delight in, cause I found exactly what I used to be having a look for.

    You’ve ended my four day lengthy hunt! God Bless you man. Have a nice day.
    Bye


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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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