“Morire per delle idee”

“Il compito di un dottore è guarire i pazienti, il compito di un cantante è cantare. L’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”
Anna Politkowskaja

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (1993) ha proclamato il 3 maggio la Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa per condannare la repressione della libertà di opinione e stimare il livello di oppressione nel mondo. Quest’anno l’argomento riguarda la libertà di stampa nell’era del digitale: 21st Century Media: New Frontiers, New Barriers. Internet rappresenta infatti una nuova frontiera e allo stesso tempo una barriera che respinge la libertà di opinione perché va contro l’interesse dei potenti.

L’immagine è quella del calendario screen saver 2011 del COSV (Comitato di Coordinamento delle Organizzazioni per il Servizio Volontario) realizzato dall’artista libanese Fouad Mezher. Essa mostra un uomo ridotto pelle e ossa, deforme, con la bocca serrata dalle sbarre che tiene in mano un foglio con lo stampo della sua dentatura. La sua bocca, ovvero le sue parole sono sulla carta ma essa è stata chiusa da sbarre di ferro ed egli denuncia la propria condizione spingendo in avanti la mano con cui tiene il foglio su cui giace la sua bocca muta, perché è stata censurata, gli è stata tolta fisicamente la possibilità di parlare attraverso la prigionia, la tortura e la morte. L’immagine è molto efficace e rende bene la reale condizione in cui si trovano i giornalisti incarcerati, torturati o uccisi per aver voluto esprimere la propria opinione.

http://rsfitalia.org/2010/12/30/il-bilancio-2010-di-reporters-sans-frontieres-giornalisti-nel-2010-obiettivi-e-merce-di-scambio/

Il calendario del mese di maggio viene riportato per intero e il giorno 3 maggio è cerchiato di rosso per ricordare la Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa.

Secondo il bilancio 2010 di Reporters sans frontières il controllo sull’informazione che passa attraverso Internet è ormai un fenomeno accertato e la repressione da parte degli stessi governi sui cybernauti che cercano di superare i limiti imposti alla libertà di stampa attraverso le risorse offerte dalla Rete si manifesta in forme anche violente e repressive che violano i diritti dell’uomo.

  • Giornalisti:
    • 57 uccisi (25% in meno rispetto al 2009)
    • 51 rapiti
    • 535 arrestati
    • 1.374 aggrediti o minacciati
    • 127 fuggiti dal loro paese
  • blogger e “cittadini della rete”
    • 152 arrestati
    • 52 aggrediti
  • 504 media censurati
  • 62 paesi colpiti dalla censura di Internet
Come emerge dai dati del rapporto i blogger e i “cittadini della rete”  fanno ormai parte della realtà giornalistica e usano Internet come risorsa per sfuggire alle maglie del controllo da parte del “potere”.
La tabella che segue riporta i dati riguardanti gli anni 2008-09:
2008 2009
Giornalisti uccisi 60 76 + 26 %
Giornalisti arrestati 673 573 – 14 %
Giornalisti aggrediti o minacciati 929 1456 + 56 %
Media censurati 353 570 + 61 %
Giornalisti rapiti 29 33 + 13 %
Blogger morti 1 1
Blogger o cyber-dissidenti arrestati 59 151 + 155 %
Blogger aggrediti 45 61 + 35 %
Paesi colpiti dalla censura di internet 37 60 + 62 %
Secondo la Classifica 2010 della Libertà di Stampa (178 Paesi) tra i 4 Paesi del Bric (acronimo di Brasile, Russia, India e Cina) che sono oggi le maggiori potenze del Pianeta, in forte crescita economica, vi sono differenze significative in proposito. Il Brasile è 58°  e rispetto all’anno 2009 è salito di 12 posti, l’India al contrario è scalata di 17 posti e si colloca al 122° , la Russia occupa i posti più bassi della classifica e resta al 140° posto preceduta dalla Cina che si trova al 171°.
Reporters sans frontières mette in luce come crescita economica e sviluppo di una condizione di maggior rispetto dei diritti umani non vadano in parallelo ma rivelino anzi forti contraddizioni.

Il video è stato promosso nel 2009 da varie organizzazioni che operano a livello mondiale per la difesa della libertà di parola. Un occhio esterno si cala attraverso le vie di una città attraversate dai nomi di giornalisti assassinati per essere andati contro il potere e ogni tanto si sofferma su un nome in particolare, vengono ricordati Anna Politkowskaja, giornalista russa, che ha lottato per i diritti umani, ha realizzato reportage dalla Cecenia e si è opposta all’operato del presidente Vladimir Putin, è stata assassinata il 7 ottobre 2006 per mano di un killer ancora sconosciuto; Alisher Sayipou, ucciso il 27 ottobre 2007 davanti al suo ufficio in Kirghizistan dove lottava contro la violazione dei diritti umani nel vicino Uzbekistan; Kenji Nagai, fotoreporter giapponese, ucciso il 27 settembre da un soldato mentre documentava una rivolta in Birmania; Anastasia Baburova, giornalista ucraina che ha investigato sui gruppi neonazisti ed è stata uccisa insieme all’avvocato Stanislav Markelov impegnato nella lotta per i diritti umani, il 19 gennaio 2009 a Mosca; Daniel Pearl, giornalista statunitense, ucciso in Pakistan il 1 febbraio 2002 e infine i tre giornalisti iracheni, Musab Mahmood Al-Ezawi, Ahmed Salim e Ihab Mud uccisi a Mosul il 13 settembre 2008. lo spot si conclude con il conteggio progressivo 827-828-829, che potrebbero corrispondere agli ultimi tre giornalisti uccisi, delle vittime della repressione della libertà di stampa a partire dal 20 dicembre 1993, anno in cui la Nazioni Unite hanno proclamato il 3 maggio Word Press Freedom Day.

Tra questi Kenji Nagai è stato fotografato da un collega mentre, con la macchina fotografica in mano, affrontava la morte di fronte ad un soldato. Il giornalista giapponese è stato ucciso perché documentava le rivolte anti-dittatoriali a Rangoon, Myamar (ex-Birmania) dai soldati mandati dal governo per reprimere la sommossa popolare in favore della democrazia.

La mappa che segue è stata realizzata dalla Freedom House, un’organizzazione statunitense che porta avanti azioni per la difesa dei diritti umani nel mondo. Essa mette in relazione le cifre relative alla popolazione nel mondo con la libertà di stampa. Le aree verdi sono state definite libere dal rapporto 2007 di Freedom House, quelle gialle sono libere solo in parte mentre le blu sono le zone di oppressione.

Il video che segue riprende le stesse modalità di analisi e risale al 2011:

La Knight Foundation vuole celebrare il World Press Freedom Day per la prima volta negli U.S.A.

La Fondazione è un’organizzazione privata, non-profit, che investe sulla difesa della libertà di stampa nei luoghi in cui i fratelli Knight possiedono giornali e ha iniziato la sua azione istituendo il Knight Memorial Education Fund per finanziare gli studenti disagiati attraverso la vendita dei giornali.

Nel 2010 l’UNESCO Guillermo Cano World Press Freedom Prize è stato vinto da Mónica González Mujica, giornalista cilena che ha lottato contro il regime di Pinochet e ha subito per questo l’esilio, la prigionia e la tortura.

Nel 2011 l’UNESCO ha assegnato il Premio al giornalista iraniano Ahmad Zeidabadi che sta scontando una pena di sei anni con l’accusa di aver lottato contro il regime.

Il Rapporto Annuale 2010 di Amnesty International mette in rilievo i seguenti dati:

81 paesi, tra i quali sette membri del G20, non hanno ratificato lo Statuto della Corte penale internazionale

In almeno 111 paesi si sono verificate torture o altre forme di maltrattamento

In almeno 61 paesi i responsabili delle torture sono rimasti impuniti

In almeno 55 paesi sono stati celebrati processi iniqui

In almeno 96 paesi la libertà d’espressione è stata sottoposta a restrizioni

In almeno 48 paesi sono stati incarcerati prigionieri di coscienza

In 18 paesi hanno avuto luogo esecuzioni di condanne a morte

In 56 paesi sono state emesse condanne a morte

Processi iniqui sono stati celebrati nel 35% dei 159 paesi citati nel Rapporto annuale e nel 47% dei paesi del G20*

La libertà d’espressione è stata sottoposta a restrizioni nel 60% dei 159 paesi citati nel Rapporto annuale e nel 53% dei paesi del G20*

Prigionieri di coscienza sono stati incarcerati nel 30% dei 159 paesi citati nel Rapporto annuale e nel 42% dei paesi del G20*

*ai fini di questo documento, l’espressione G20 si riferisce a 19 paesi, escludendo l’Unione europea.

http://www.amnesty.it/Rapporto-Annuale-2010/dati-percentuali

Di questi fa parte la Cina che è stata in più occasioni sottoposta a pressioni a causa delle ripetute violazioni della libertà di espressione ma il suo potere sta nel finanziamento del debito pubblico americano che dipende dagli investimenti cinesi e non può dunque agire oltre i propri interessi nei confronti del “drago rosso”.

Emblematico il caso dell’intellettuale cinese Liu Xiaobo, insignito del premio Nobel per la Pace nel 2010, mentre si trovava in carcere con l’accusa di “incitamento alla sovversione del potere dello Stato”.

I giochi olimpici hanno rappresentato un’occasione per fare appello pubblicamente allo Stato cinese, ma non hanno sortito alcun effetto concreto.

Per tornare in Italia, quella che segue è una Campagna realizzata dalla Fondazione Pubblicità Progresso che risale al 1973 e si rivolge direttamente al “dittatore di turno” mettendolo al corrente della sua ridicola condizione di solitudine.

Il 3 maggio a Valencia, la direttrice dell’Unità, Concita de Gregorio, riceverà il PREMIOS LIBERTAD DE EXPRESIÓN 2011, per la lotta condotta insieme ad altri quotidiani contro “el sistema establecido por Silvio Berlusconi“.

http://diversitatfuncional.blogspot.com/2011/03/premios-libertad-de-expresion.html

Nella Classifica di Reporters sans frontierès 2010 (178 Paesi) l’Italia si trova al 49° posto a causa del conflitto di interesse del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, politico-imprenditore, “proprietario del gruppo Fininvest, che detiene partecipazioni nei settori televisivo (Mediaset), editoriale (Arnoldo Mondadori Editore), assicurativo/bancario (Mediolanum), sportivo (Milan) e teatrale (Teatro Manzoni)”.

(http://it.wikipedia.org/wiki/Conflitto_di_interessi#Il_conflitto_di_interessi_di_Silvio_Berlusconi)

Anche il in Italia potremmo festeggiare i nostri eroi della libertà di stampa!

Marta Gabriel

1 Response to ““Morire per delle idee””


  1. 1 Sandra Medda 02/07/2012 alle 19:06

    Se questo è un uomo ! come potrebbe essere una donna?


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Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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