Posts Tagged 'isola dei cassintegrati'

Petrolchimico: Odi et amo

Oggi 12 maggio abbiamo appreso una notizia ben diversa da quella che da mesi aspettavamo: Ramco, la compagnia del Qatar unica interessata all’acquisto degli impianti ex Vinyls, ha ufficialmente rinunciato all’accordo con l’Eni.

Ogni parola per descrivere i sentimenti di fronte a questo annuncio è superflua e ininfluente dal momento che un comunicatore non potrebbe avvalersi del privilegio di palesare le proprie emozioni.

Riporto l’attenzione sui fatti, sulla storia del petrolchimico di Porto Torres.

Tutto inizia nel 1959 quando un imprenditore della Brianza, Nino Rovelli, a capo del gruppo Società Italiana Resine, costituisce la Sir (Sarda Industrie Resine). A quel tempo vi era la volontà di insediare nel porto industriale quello che sarebbe diventato uno dei più grandi poli petrolchimici europei, supportata anche dalla vicinanza al porto e all’aeroporto di Fertilia e della possibilità di usufruire dei contributi statali, quali la Cassa del Mezzogiorno, e regionali. Continua a leggere ‘Petrolchimico: Odi et amo’

SocialMediaRes – Naufraghe per un giorno

Tutto nasce da una chiacchierata tra noi ragazzi del gruppo SocialMediaRes, nome legato al blog che aggiorniamo settimanalmente per il corso di Comunicazione Sociale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Sassari.

Siamo tutti giovani tra i 25 e i 37 anni, già laureati ed iscritti alla Laurea Magistrale in Scienze dello Spettacolo e della Produzione Multimediale. Abbiamo alle spalle diverse esperienze lavorative per lo più saltuarie, piccoli lavoretti che ci hanno permesso di farci qualche soldino, ma che a livello di curriculum valgono poco e niente. Facciamo parte della nuova generazione, quella degli stagisti che, se fossimo ancora nel Medioevo, sarebbero chiamati “servi della gleba”. Lavoriamo gratis perché “non c’è lavoro”, “non abbiamo esperienza”, e “ci permette di allungare il brodo in curriculum”. Miriamo ad essere dei precari, così da guadagnare almeno qualcosa e forse un giorno, chissà quanto lontano, avremo un contratto a tempo indeterminato.

Quando un gruppo di noi, lo scorso sabato, è andato in visita dagli operai in cassa integrazione auto reclusi nell’ex carcere dell’Asinara, in molti hanno domandato come mai fossimo li, senza avere né amici né parenti “naufraghi”. Ecco perché: ci sentiamo vicini umanamente, perché questa condizione di precarietà appartiene anche a noi, studenti eterni stagisti, così come a loro, operai in cassa integrazione. Ci lega il punto di domanda davanti alla parola futuro.

Dall’idea della semplice visita alla realizzazione di qualcosa di concreto. Ed allora, munite di due videocamere, qualche fotocamera ma soprattutto tanta voglia di fare, decidiamo di recarci dagli operai per conoscerli ed intervistarli, perché se c’è una cosa che i nostri studi ci hanno insegnato è che prima di raccontare qualcosa bisogna toccarla con mano.

Sabato 27 Marzo, alle ore 8:30 mettiamo piede sull’ormai ribattezzato “Draghetto” Sara D che da Porto Torres ci condurrà all’Isola dell’Asinara, isola mitologica che oggi, finalmente, si mostra a noi con tutto il suo fascino arcano. Ora dello sbarco 10:00 del mattino, ci incamminiamo verso il molo e le operatrici di Tetris ci vengono in aiuto caricando i nostri bagagli  – carbonella, tiramisù della nostra cinesina tuttofare, e dolci sardi per i naufraghi – sulla loro macchina.

Quel tratto di mare è come se ci avesse condotto in una dimensione parallela, come se fossimo capitate nella Sardegna dei Grand Tour. Di fronte ai nostri occhi una terra fantasma. Edifici diroccati, stalle ed abitazioni dismesse con le loro finestre spalancate e buie. Sembrerebbe un luogo inquietante se non fosse per la luce chiara e diffusa, il profumo dei rovi e la presenza serena degli animali che si muovono indisturbati sull’isola. Gli asinelli, i falchi, i gabbiani e le capre dell’Asinara sembrano osservarci appena, forse incuriositi, forse disturbati dal nostro vociare entusiasta. L’isola non è minimamente impressionata dalla nostra presenza mentre noi ci accorgiamo subito di essere catturate da essa. Qui tutto è immobile. È come se il tempo, fermatosi improvvisamente, avesse ceduto il suo spazio alla natura divenuta finalmente padrona incontrastata di questa terra. È proprio vero quel che dice chi è sull’isola da tempo: sembra di stare in un’altra dimensione. Sarà il silenzio, il paesaggio o l’atmosfera che si respira, ma quando si è li ci si sente quasi disorientati. Sarà che siamo troppo abituati a stare in mezzo a tanta gente, ma una volta sull’isola ci si sente persi, come se non ci fossero più punti cardinali a cui far riferimento e l’effetto straniante aumenta ancor di più quando ci si guarda intorno e ci si rende conto che gli unici riferimenti e forme di vita umana sono rappresentati dalle vetture dei Carabinieri, della Polizia di Stato e della Guardia Forestale. Tanto dispiegamento di forze dell’ordine per un solo abitante dell’isola e per le migliaia di bestie in libertà.

La strada per il carcere è lunga ma non sembra pesarci. L’entusiasmo per questo viaggio e per il lavoro che abbiamo intenzione di svolgere è troppo. Vogliamo toccare con mano, sentire le storie di questi ragazzi coraggiosi, condividere le loro esperienze. Semplicemente fargli sapere che non sono soli nella loro lotta e che la loro rabbia è anche la nostra. Eppure quando li incontriamo sulla strada ci sembrano tutt’altro che degli esiliati. Non che ci aspettassimo dei banditi o degli eroi rivoluzionari alle prese con le insidie della macchia mediterranea, ma la naturalezza nella loro presa  di posizione ci lascia per un po’ sorprese. È questa la loro forza: non vogliono far politica, non vogliono guidare le masse o pretendere di essere dei rivoluzionari. La loro protesta è assolutamente civile e pacifica. È quello che ogni cittadino dovrebbe sentirsi in dovere di fare – sembrano dirci – protestare quando i propri diritti vengono calpestati. I ragazzi in cassa integrazione della Vinyls di Porto Torres ce lo spiegano presto. Comunicano con il resto del mondo tramite facebook, il loro blog “L’Isola dei Cassintegrati” e concedendo interviste a tantissimi quotidiani e telegiornali. Altro che ottusità e conservatorismo dei sardi!

Ci vengono incontro con il loro pandino bianco, guidato da Pietro Marongiu, meglio noto come il “Tiranno”, l’anziano dell’isola. Sembrano sorpresi della nostra presenza, né giornaliste né parenti, forse non si rendono ancora pienamente conto della potenza della loro forma di comunicazione e di protesta. Eppure ci accolgono subito con simpatia e familiarità, promettendoci tutto il tempo di cui avremo bisogno. Per ovvi motivi di spazio, ma con grande dispiacere, non possiamo accettare il passaggio sul pandino! Alla fine accettiamo quello di colui che scopriremo essere lo scultore dell’Asinara, l’unico abitante dell’isola, Enrico Mereu, ex guardia carceraria, il quale si offre di darci uno strappo nella sua, sin troppo carica, Jeep.

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About us

Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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