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Petrolchimico: Odi et amo

Oggi 12 maggio abbiamo appreso una notizia ben diversa da quella che da mesi aspettavamo: Ramco, la compagnia del Qatar unica interessata all’acquisto degli impianti ex Vinyls, ha ufficialmente rinunciato all’accordo con l’Eni.

Ogni parola per descrivere i sentimenti di fronte a questo annuncio è superflua e ininfluente dal momento che un comunicatore non potrebbe avvalersi del privilegio di palesare le proprie emozioni.

Riporto l’attenzione sui fatti, sulla storia del petrolchimico di Porto Torres.

Tutto inizia nel 1959 quando un imprenditore della Brianza, Nino Rovelli, a capo del gruppo Società Italiana Resine, costituisce la Sir (Sarda Industrie Resine). A quel tempo vi era la volontà di insediare nel porto industriale quello che sarebbe diventato uno dei più grandi poli petrolchimici europei, supportata anche dalla vicinanza al porto e all’aeroporto di Fertilia e della possibilità di usufruire dei contributi statali, quali la Cassa del Mezzogiorno, e regionali. Continua a leggere ‘Petrolchimico: Odi et amo’

L’Isola (del lavoro) che non c’è

Indovinello: Qual è la differenza tra le due foto?

Il nostro blog ha 2 settimane di vita, è ancora piccolo ma cresce in fretta. Siamo un gruppo di studenti che cerca di riflettere su cosa sia la comunicazione sociale e su come si manifesti nella quotidianità che ci circonda.

Con questo articolo mi discosto un pò dai precedenti. Non voglio parlare di campagne di comunicazione ma vorrei FARE Comunicazione sociale, perché il compito di questo neonato blog è anche quello di porre l’attenzione su un tema, magari che passa inosservato, e divulgarlo il più possibile.

Questi ultimi due anni sono stati difficili, a causa della crisi economica globale, e i contraccolpi sono ormai bel visibili nel mondo del lavoro.

C’è una realtà, a pochi passi da dove vi scrivo, che sta facendo discutere.

Quando dici “Sono di Porto Torres” solitamente l’altra persona con cui stai parlando storce il naso. Porto Torres è comunemente conosciuta per le bellezze naturali ed edifici storici, come la Basilica di San Gavino ma a fare da controcanto ci sono gli impianti industriali, sorti negli anni Cinquanta.

L’industria nella mia città è tanto odiata, per le grandi opportunità dal punto di vista turistico che avremmo potuto avere se non fosse mai esistita, ed allo stesso tempo amata, perché fonte di guadagno per la maggior parte dei portotorresi.

La crisi economica, seppur iniziata lontano, è arrivata anche qui minacciando la vita degli impianti e di conseguenza della stessa Porto Torres. Per ora sono 138 gli operai in cassa integrazione, ma i più fortunati, quelli che per ora lavorano, sanno che presto toccherà a loro.

Da più di un anno scioperi e manifestazioni si sono susseguiti a cadenza regolare ma non ci sono stati risultati. Non è bastato neppure autorelegarsi nella Torre Aragonese, simbolo della città, la quale si affaccia proprio sul porto turistico.

L’idea allora è stata quella di occupare un’isola, l’Asinara, facendo il verso a certi programmi televisivi, e ribattenzandola “L’Isola dei Cassintegrati”.

Dal 24 febbraio un gruppo di operai in cassa integrazione ha deciso di lasciare le proprie confortevoli case e insediarsi nelle celle dell’ex carcere. Per qualche giorno la notizia è apparsa sui quotidiani locali poi più nulla.

Che si poteva fare di più? Come attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e media nazionali?

Ci hanno pensato due giovani portotorresi residenti all’estero ma toccati da vicino dal problema essendo figli di “cassaintegrati”: Michele Azzu e Marco Nurra creano così il gruppo su Facebook “L’Isola dei Cassintegrati”.

Le persone iniziano ad aggiungersi timidamente, poi i giorni passano e i numeri raddoppiano, triplicano. Una settimana fa gli iscritti erano 10.000, mentre oggi, 12 marzo, sono 58.300.

Come in un reality, gli operai ci informano, tramite un diario aggiornato quasi quotidianamente nel blog “L’Isola dei cassaintegrati“, su quello che succede nelle loro giornate da “isolati”: i disagi del maltempo, il quale nei giorni scorsi ha privato gli abitanti dell’isola dell’elettricità, la flora e la fauna caratteristiche dell’Asinara, le riunioni per decidere cosa fare e come coordinarsi, le visite dalla “terraferma” e non mancano momenti di allegria e comicità, perché i nostri “cassintegrati” non si prendono sempre troppo sul serio, come il dubbio su che fine abbia fatto la capra Andria, fedele amica degli isolati, ma da qualche tempo non reperibile.

Una prima riflessione è se si debba arrivare a tanto per far parlare di se e delle proprie problematiche. Prima di sbarcare sull’isola infatti gli operai della Vinyls avevano occupato dal 7 gennaio la torre Aragonese. Quasi nessuno aveva dato importanza alla notizia, eppure anche li erano isolati, lontano dalle famiglie ed esposti al freddo.
Hanno dovuto tentare questo gesto quasi estremo e far ricorso ai media, in questo caso Facebook. Possiamo osservare come tutte le proteste nascano su questo ormai famosissimo social network e che, per essere rilevanti, debbano avere un certo numero di “seguaci”, il Popolo Viola e il Pomodoro contro Berlusconi docet.

Ma è davvero necessario che qualunque avvenimento, per avere rilevanza, debba passare per Facebook? I media non potrebbero occuparsene a prescindere dal numero degli appartenenti ad un gruppo o ai commenti in bacheca?

Ritorniamo all’indovinello.
Sappiamo che :

  • i partecipanti sono tutti su un’isola;
  • soffrono freddo e sono esposti alle intemperie;
  • Vi si trovano spontaneamente.

Avete scoperto la differenza?

I concorrenti de “L’isola dei famosi” vengono retribuiti per ogni giorno di permanenza e i più fortunati otterranno qualche contratto televisivo o sponsor.

Gli operai de “L’isola dei cassa intergrati” non vengono pagati per stare sull’isola, non otterranno servizi fotografici, i giornali di gossip non si occuperanno dei loro presunti flirt con veline e attricette.

La vera differenza è che “L’Isola dei cassintegrati” è un reality REALE, dove alla fine non c’è un vincitore ma, se la produzione negli impianti riprenderà, saranno tutti premiati con un lavoro per mantenere le proprie famiglie e assicurasi un futuro dignitoso. I “concorrenti” potrebbero essere mio padre, tuo fratello, vostro figlio… Non li vediamo sulle riviste patinate ma potremmo incontrarli nel supermercato dietro casa, dal barbiere, per strada. Questo determina che non debbano avere la dovuta attenzione da parte nostra?

Reali sono anche gli sfoghi sul blog:

8 marzo 2010, ore 16
Non pensiamo di essere gli unici in sofferenza. Ci sono disoccupati precari, giovani che non hanno voce. Non abbiamo la presunzione di essere i loro rappresentanti, ma è a loro che a quest’ora vogliamo lanciare un messaggio. Non rassegnatevi, non commiseratevi, non perdete MAI la voglia di lottare, anche se è una battaglia persa. Non criticate tutti perchè è come criticare nessuno, non abbandonatevi al qualunquismo. Ognuno di Voi è più importante di quanto vogliano farvi credere.

E voi che farete martedì sera? Guarderete Rai2 o vi collegherete con l’Asinara per scoprire se la capra Andria è tornata a casa?

Valentina Sidore


About us

Questo blog nasce all’interno del corso di Comunicazione sociale della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari. Ora prosegue la sua strada al di là del lavoro universitario. Il blog, interamente gestito dagli studenti e studentesse del corso di Laurea Magistrale in Mediares – Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, ha come obiettivo quello di riflettere e studiare il mondo della comunicazione analizzandone i contenuti e le forme e proponendo analisi critiche e teoriche su questo variegato mondo.
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